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Éric Vuillard - La guerra dei poveri


 

Shortlist International

2021

Éric Vuillard

La guerra dei poveri

The War of the Poor

 

Edizioni e/o, 2019

 

«Gli esasperati sono così, un bel giorno sgorgano dalla testa dei popoli come i fantasmi sbucano dai muri». Éric VuillardAlcune guerre sono celebri, per esempio le guerre napoleoniche, le guerre d’indipendenza o le guerre mondiali. Di altre non si sa niente: sono le guerre dei poveri, quelle che nei libri di storia del liceo vengono ricordate al massimo come non meglio identificate “rivolte contadine”. Eppure comportavano armi, campi di battaglia, morti e feriti come in qualunque altra guerra. Raccontandoci la storia di Thomas Müntzer (c.1489-1525), prete al tempo degli albori della Riforma e condottiero di disperati, Vuillard ci fa penetrare tra le maglie più strette di quelle sommosse popolari che hanno sconvolto la Germania nei primi anni del Cinquecento e, prima, le campagne inglesi del Trecento e del Quattrocento. L’interessante denominatore comune delle varie guerre dei poveri è che si appoggiano su motivazioni religiose, e non a caso a capeggiarle sono spesso uomini di chiesa, il cui punto di partenza è la Bibbia. Il popolo, da secoli schiacciato dai nobili e dal clero, non ha da sé la forza di ribellarsi, ma la trova quando il predicatore illuminato (o pazzo, o eretico, o fanatico, a seconda dei punti di vista) lo fa riflettere: perché Dio, il dio dei poveri, ha bisogno di tanto sfarzo? Perché i suoi ministri hanno bisogno di tutto quel lusso? Perché Dio è stranamente sempre dalla parte dei ricchi? Domande che all’epoca erano a dir poco sovversive, ma che forse ogni tanto faremmo bene a porci anche oggi.

 

Éric Vuillard - L'ordine del giorno


Vincitore

2017

Éric Vuillard

L'ordine del giorno

L'ordre du jour

 

edizioni e/o, 2018

 

«Erano in ventiquattro accanto agli alberi morti della riva, ventiquattro soprabiti neri, marroni o cognac, ventiquattro paia di spalle imbottite di lana, ventiquattro completi a tre pezzi, e lo stesso numero di pantaloni con le pinces e l’orlo alto. Le ombre penetrarono nel grande atrio del palazzo del presidente dell’Assemblea; ma presto non ci sarà più un’Assemblea, non ci sarà più un presidente, e tra qualche anno non ci sarà più nemmeno un parlamento, solo un ammasso di macerie fumanti». La Germania nazista ha la sua leggenda. Vi vediamo un esercito rapido, moderno, il cui trionfo sembra inesorabile. Ma se alla base dei suoi primi successi trovassimo invece mercanteggiamenti e volgari combinazioni di interessi? E se le gloriose immagini della Wehrmacht che entra trionfalmente in Austria mascherassero un immenso ingorgo di panzer, semplicemente in panne? Una dimostrazione magistrale e agrodolce del dietro le quinte dell’Anschluss presentata dall’autore di Tristesse de la terre e 14 juillet.