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Anna Maria Ortese - Il mare non bagna Napoli


Anna Maria Ortese

Il mare non bagna Napoli

Premio speciale per la narrativa 1953

Einaudi, 1953

 

Al suo primo apparire, nel 1953, Il mare non bagna Napoli sembrò a molti inserirsi in quel filone che allora e dopo venne chiamato «neorealismo». Era tutt’altra cosa. Nato dall’incontro della scrittrice con quella città – che era e non era la sua – uscita in pezzi dalla guerra (un incontro che fu insieme un addio: a Napoli la Ortese non tornerà, in seguito, praticamente mai), il libro è la cronaca di uno spaesamento. La città ferita e lacera diventa infatti uno schermo sul quale l’autrice proietta ciò che lei stessa definisce la propria «nevrosi»: una nevrosi metafisica, una impossibilità di accettare il reale e la sua oscura sostanza, la cecità del vivere, un orrore del tempo che ogni cosa corrode e divora – e insieme il riconoscimento del «cupo incanto» della città, del mondo. Tutto il libro, con la sua scrittura «febbrile e allucinata» e al tempo stesso rigorosissima, è un grido contro questo orrore, da cui lo sguardo – come quello della bambina Eugenia il giorno in cui mette gli occhiali, nel primo, indimenticabile racconto – vorrebbe potersi distogliere: e non può.

 


Anna Maria Ortese - Poveri e semplici




Anna Maria Ortese

Poveri e semplici

Vincitore 1967

(Edizione Rizzoli, 1974)

 

Poveri e semplici è, nei territori di Ortese, un’endiadi molto più problematica che in altri suoli letterari: un prestito evangelico piuttosto che una definizione sociale, i poveri non sono solo gli economicamente sprovvisti ma coloro che non hanno preso contatto con la materia. La vicenda è ambientata al Milano, la Grande Milano, che la scrittrice definisce come il rovescio di Napoli: è la città in cui è previsto che non il silenzio e il sonno ma la voce e la veglia della ragione siano destinati a trionfare. Per questo è una città che la scrittrice ha ambito raggiungere, nella quale ha cercato la vita civile che il Sud abbandonato del dopoguerra le negava, ha tentato l’impegno politico e professionale, ha inseguito la partecipazione. Poveri e semplici è un lungo addio alla ragazza di rischio e di speranza che era stata al suo arrivo a Milano, come la protagonista del romanzo Bettina, che si muove con grazia e goffaggine nel gruppo di intellettuali e artisti e comunisti che costituiscono il coro del romanzo.