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Anne Applebaum - Gulag: storia dei campi di concentramento sovietici


Vincitore

2004

Anne Applebaum

Gulag: storia dei campi di concentramento sovietici

Gulag: A History

 

Mondadori, 2017

 

A partire dal 1973, quando l'opera letteraria di Aleksandr Solzˇenicyn ha fatto conoscere al mondo la ferocia dei campi di concentramento sovietici, e in particolare dopo il crollo dell'Unione Sovietica, molti documenti tenuti fino allora segreti o nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo dei Gulag: spietato strumento repressivo, ma anche potente risorsa economica per Stalin che fece del lavoro coatto la base dell'industrializzazione a tappe forzate del Paese. È quanto emerge dall'accurata ricostruzione di Anne Applebaum, che rievoca in modo completo e documentatissimo il sistema sovietico dei campi, dalla nascita, subito dopo la Rivoluzione d'ottobre, all'enorme espansione durante il Grande terrore staliniano, al suo smantellamento, negli anni Ottanta della glasnost' gorbacioviana. Ma soprattutto racconta, in base a testimonianze di sopravvissuti, lettere e memoriali, la vita di prigionieri, guardie, comandanti, facendo rivivere quello che fu un "paese nel paese", una civiltà sommersa nell'estremo nord della Russia con leggi, usanze, una lingua, un'etica proprie.

 

Anne Applebaum - Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici


Finalista

2003

Anne Applebaum

Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici

Gulag: A History

 

Mondadori, 2017

 

A partire dal 1973, quando l'opera letteraria di Aleksandr Solzˇenicyn ha fatto conoscere al mondo la ferocia dei campi di concentramento sovietici, e in particolare dopo il crollo dell'Unione Sovietica, molti documenti tenuti fino allora segreti o nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo dei Gulag: spietato strumento repressivo, ma anche potente risorsa economica per Stalin che fece del lavoro coatto la base dell'industrializzazione a tappe forzate del Paese. È quanto emerge dall'accurata ricostruzione di Anne Applebaum, che rievoca in modo completo e documentatissimo il sistema sovietico dei campi, dalla nascita, subito dopo la Rivoluzione d'ottobre, all'enorme espansione durante il Grande terrore staliniano, al suo smantellamento, negli anni Ottanta della glasnost' gorbacioviana. Ma soprattutto racconta, in base a testimonianze di sopravvissuti, lettere e memoriali, la vita di prigionieri, guardie, comandanti, facendo rivivere quello che fu un "paese nel paese", una civiltà sommersa nell'estremo nord della Russia con leggi, usanze, una lingua, un'etica proprie.

 

Anne Applebaum - La cortina di ferro. La disfatta dell'Europa dell'Est. 1944-1956


Finalista

2012

Anne Applebaum

La cortina di ferro. La disfatta dell'Europa dell'Est. 1944-1956

Iron Curtain: The Crushing of Eastern Europe, 1945-1956

 

Mondadori, 2016

 

Alla fine della seconda guerra mondiale l'Unione Sovietica si trovò a controllare gran parte dell'Europa orientale, e i suoi leader, che avevano instaurato con pugno di ferro nelle varie regioni dell'ex impero zarista un regime totalitario, non esitarono a imporlo anche ai paesi europei caduti sotto la loro occupazione. Così il tallone sovietico subentrò a quello nazifascista, e in un arco di tempo straordinariamente breve l'Est europeo venne isolato dietro una «cortina di ferro» in un senso ben più che metaforico: a separarlo dall'Occidente erano barriere e recinzioni di filo spinato sorvegliate da uomini armati. E nel 1961, l'anno in cui fu eretto il Muro di Berlino, si sarebbe detto che quel possente sbarramento fosse destinato a durare per sempre.Anne Applebaum ricostruisce in dettaglio ogni fase dell'implacabile processo di stalinizzazione che travolse Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Germania orientale, Romania, Bulgaria, Albania e Iugoslavia, e che si realizzò attraverso il sistematico annientamento delle loro istituzioni: partiti politici, Chiesa, media e organizzazioni giovanili furono ben presto liquidati o messi al bando. In quest'opera di disarticolazione della classe politica e della società civile ebbe un ruolo fondamentale, accuratamente studiato già negli anni del conflitto, la polizia segreta, abile e spietata nell'individuare e soffocare ogni forma di opposizione o di potenziale dissenso. A tale scopo, rivelando impressionanti affinità con il Terzo Reich, gli occupanti ripristinarono i campi di sterminio di Sachsenhausen, Buchenwald e Auschwitz come «campi di lavoro», senza apprezzabili differenze nel tasso di mortalità fra i detenuti.