Visualizzazione post con etichetta Barbara W. Tuchman. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Barbara W. Tuchman. Mostra tutti i post

Barbara W. Tuchman - Stilwell and the American Experience in China, 1911-45


Vincitore

1972

Barbara W. Tuchman

Stilwell and the American Experience in China, 1911-45


 

Non tradotto

 

In questa biografia vincitrice del Premio Pulitzer, Barbara Tuchman esplora le relazioni americane con la Cina attraverso le esperienze di uno dei nostri uomini sul campo. Nell'irascibile ma equilibrato ''Vinegar Joe'', la Tuchman ha trovato un soggetto che le ha permesso di compiere, secondo le parole della National Review, ''uno degli atti magici più invidiati dallo storico: congiungere una bella biografia di un uomo con un'affascinante storia epica.'' - Joseph Stilwell fu addetto militare in Cina dal 1935 al 1939, comandante delle forze degli Stati Uniti e capo di stato maggiore alleato di Chiang Kai-shek nel 1942-44. La sua storia si svolge sullo sfondo della storia della Cina, dalla rivoluzione del 1911 ai disordini della seconda guerra mondiale, quando il governo nazionalista cinese ha affrontato l'attacco degli invasori giapponesi e degli insorti comunisti.

 

Barbara W. Tuchman - I cannoni d'agosto


Vincitore

1963

Barbara W. Tuchman

I cannoni d'agosto

The Guns of August

 

Garzanti, 1973

 

Tra aneddoti, ricostruzioni e documenti un saggio sul "suicidio dell'Europa" che annientò milioni di vite sui campi insanguinati della prima guerra mondiale.

 

Barbara W. Tuchman - Uno specchio lontano. Un secolo di avventure e di calamità: il Trecento


Vincitore Storia in edizione tascabile

1980

Barbara W. Tuchman

Uno specchio lontano. Un secolo di avventure e di calamità: il Trecento

A Distant Mirror: The Calamitous 14th Century

 

Neri Pozza, 2020

 

Il Trecento, come l’epoca che stiamo vivendo, fu un secolo in bilico tra luce e ombra. Gli uomini si disperavano e al tempo stesso danzavano sul ciglio dell’abisso. Un male venuto dall’Oriente con la prima globalizzazione delle rotte navali e dei commerci, la peste nera, uccise un terzo della popolazione dall’Irlanda all’India. Una guerra senza fine contrappose Inghilterra e Francia devastando le terre più ricche e lasciando il continente in balia delle compagnie di ventura. La crisi economica e un sistema fiscale oppressivo innescarono rivolte populiste. La Chiesa era contesa da due papi, uno a Roma e l’altro ad Avignone, mentre i turchi insidiavano ciò che restava del millenario Impero romano. Lo avrebbero definitivamente cancellato dalle carte geografiche conquistando Costantinopoli di lì a mezzo secolo. L’invasione islamica dell’intera Europa non era più un incubo ma diventava una possibile realtà. La civiltà occidentale sembrava al collasso. Eppure quello fu il secolo di Petrarca e Chaucer, dei romanzi cavallereschi, del pensiero filosofico e scientifico che si alimentava a Oxford, alla Sorbona, a Bologna, a Padova. Milano era la capitale finanziaria. Firenze, nonostante le crisi bancarie, negoziava con i sovrani del continente. Venezia era il principale crocevia dei commerci. Lo spettro della fine, in realtà, stava spazzando via il sistema feudale divenuto ormai obsoleto, basato su ideali cavallereschi sbiaditi e in contrasto con una modernità che si sarebbe dispiegata di lì a pochi decenni con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, la conquista dell’America, la messa a punto di armi da fuoco sempre più micidiali, la riscoperta dei Classici e la magnificenza del Rinascimento. Barbara Tuchman ricostruisce quel mondo da grande storica e da insuperabile narratrice seguendo le orme di un uomo, Enguerrand VII signore di Coucy, che attraversò quell’epoca in tutta la sua tragedia e in tutta la sua magnificenza. Ci porta sui campi di battaglia, nei castelli, nelle campagne flagellate, nella vita quotidiana, nei balli sfrenati e nelle penitenze masochiste, tra nobili e servi, ebrei e cardinali, stregoni e mercenari, santi ed esattori delle tasse. Ci fa scoprire quell’epoca, così simile alla nostra, facendo le debite proporzioni, come se la stessimo rivivendo. Giungendo a smentire le Cassandre sempre pronte a decretare la fine di un mondo.