Visualizzazione post con etichetta Emilio Tadini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Emilio Tadini. Mostra tutti i post

Emilio Tadini - La lunga notte



Emilio Tadini

La lunga notte

finalista 1987

Einaudi, 2013

 

Pubblicato nel 1987, La lunga notte è il romanzo di una morte e di una rinascita collettiva. Mescolando il tragico e il comico come sapeva fare magistralmente sia nella scrittuta che nella pittura, Tadini ha dato un libro chiave per la coscienza degli italiani. «Qualcosa - qualcuno - era rimasto lí, in quel tempo e in quel posto. E trasmetteva in diretta. Da Milano! Dal '45!» *** «Seguendo le tracce di un tesoro che sembra sia stato abbandonato alla fine della guerra dall'esercito tedesco in ritirata, un giornalista arriva sul lago di Como, nella villa di un ex gerarca fascista. Ma il gerarca è appena morto. E in una lunga notte, Sibilla, la sua vedova, ne racconta la storia. Una specie di poema, secondo le sue intenzioni. Ma poema o cronaca, anzi, cronaca nera che sia, in questa storia del comandante c'è, bene o male, anche la storia dell'Italia, dal primo fascismo fino ai giorni nostri. La Roma degli anni prima della guerra, la Milano della Repubblica di Salò e dei giorni della Liberazione... Qui, poi, a proposito della Milano di quel periodo, il giornalista "raddoppia" il racconto di Sibilla ricordando i suoi ricordi di ragazzino: un aprile sfolgorante in cielo e in terra, le luci che si riaccendono di colpo dopo tutto quel nero, dopo quella specie di interminabile passaggio attraverso le strade e le case di una città infernale... Come se il racconto si sforzasse di rifondare miticamente una realtà, una città... E nel racconto del giornalista entra in scena una specie di soggetto collettivo». Emilio Tadini da Autodizionario degli scrittori italiani.

 

Emilio Tadini - La tempesta





Emilio Tadini

La tempesta

Candidato 2013

(Edizione Einaudi, 1997)

 

Semiperiferia milanese. Sembra una storia di ordinaria follia metropolitana. Un'ingiunzione di sfratto ha un esito drammatico: l'inquilino si barrica in casa e spara sulla polizia. Pur di non abbandonare l'abitazione, alla fine si uccide, ma prima dell'ultimo gesto disperato ha un lungo colloquio con un giornalista a cui racconta la sua storia. Reso folle da rovesci esistenziali il protagonista aveva trasformato la sua casa in un sacrario, dove accatastava miseri oggetti quotidiani dotati per lui di un valore simbolico, tutte tracce di desitini perduti e senza senso che lui ricostruisce come in una realtà alternativa. Gli è fedele compagno un extracomunitario nero, anche lui un relitto sperduto, un senza destino.