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Giuseppe Berto |
Il male oscuro |
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Vincitore narrativa 1964 |
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Rizzoli, 1964 |
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Il capolavoro di uno degli autori italiani fondamentali del Novecento è uno scavo che sconvolge per l'intimità delle rivelazioni e per la sapientissima ironia, per il ritmo frenetico e incalzante, che ne fa un omologo italiano del "Lamento di Portnoy" di Philip Roth. Scritto su invito del suo psicanalista, il romanzo permette a Berto di scatenare la nevrosi innescata dalla morte del padre in un racconto da cui è impossibile disincagliarsi, per la furia stilistica e l'energia emotiva che l'autore profonde in un miracolo di prosa, mentre adolescenza, crescita e maturità del protagonista si sviluppano in quadri di indimenticabili, eppure lieve drammaticità, che restano memorabili e veicolano una pietà, verso l'universo umano intero, che fanno de "Il male oscuro" un'acquisizione perenne della storia del nostro romanzo. |
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Giuseppe Berto - Il male oscuro
Giuseppe Berto - Oh, Serafina!
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Vincitore 1974 |
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Giuseppe Berto |
1974 |
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Oh, Serafina! |
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Rusconi |
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Fiaba di ecologia, di manicomio e d’amore: recita così il sottotitolo di questo romanzo breve che oltre quarant’anni fa affrontava, con apparente ironia e spensieratezza, alcune delle tematiche più calde dell'epoca – ma anche di oggi. Augusto Valle è un industriale ecologista sposato a una donna avida e priva di scrupoli che lo fa rinchiudere in manicomio. Ma proprio lì Augusto incontra la giovane Serafina, anch'essa internata. È l'inizio di un amore travolgente, grazie al quale i due troveranno la forza di cambiare il proprio destino. |
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Giuseppe Berto - Il male oscuro
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Giuseppe Berto |
Il male oscuro |
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vincitore 1964 |
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Rizzoli, 1998 |
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Il capolavoro di uno degli autori italiani fondamentali del Novecento è uno scavo che sconvolge per l'intimità delle rivelazioni e per la sapientissima ironia, per il ritmo frenetico e incalzante, che ne fa un omologo italiano del "Lamento di Portnoy" di Philip Roth. Scritto su invito del suo psicanalista, il romanzo permette a Berto di scatenare la nevrosi innescata dalla morte del padre in un racconto da cui è impossibile disincagliarsi, per la furia stilistica e l'energia emotiva che l'autore profonde in un miracolo di prosa, mentre adolescenza, crescita e maturità del protagonista si sviluppano in quadri di indimenticabili, eppure lieve drammaticità, che restano memorabili e veicolano una pietà, verso l'universo umano intero, che fanno de "Il male oscuro" un'acquisizione perenne della storia del nostro romanzo. |
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Giuseppe Berto - Le opere di Dio
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Giuseppe Berto |
Le opere di Dio |
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Candidato 1948 |
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(Edizione Rizzoli, 2014) |
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Il fronte è vicino, gli americani sono alle porte e, insieme all'eco delle esplosioni, si fanno sempre più inquietanti le voci su cosa accadrà all'arrivo degli Alleati. Spinta dalla minaccia di un destino funesto, una famiglia contadina decide dunque di fare i bagagli nella speranza di trovare la salvezza. È così che il vecchio Mangano, con al seguito moglie, figli, nuora e nipotino di pochi anni, abbandona la cascina che fino a quel momento è stata il centro della sua esistenza e intraprende un viaggio senza meta precisa. Steso nel 1944 durante la prigionia dell'autore in Texas, "Le opere di Dio" è il primo romanzo che Giuseppe Berto abbia scritto: una metafora narrata degli orrori della guerra, vista come catastrofe e come enigma, sconfitta della pietà, inspiegabile silenzio di Dio. Preceduto da "L'inconsapevole approccio". Prefazione di Cesare De Michelis. |
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Giuseppe Berto - Il cielo è rosso
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Giuseppe Berto |
Il cielo è rosso |
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Candidato 1947 |
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(Edizione Neri Pozza, 2018) |
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Nel 1944 Berto è «prigioniero di guerra» a Hereford nel Texas, in uno di quei campi americani in cui sono reclusi tutti quelli che si rifiutano di dichiararsi «prigionieri collaboratori». Tra coloro che si aggirano nelle baracche a Hereford figurano futuri rinomati scrittori come Dante Troisi e Gaetano Tumiati, che affascina non poco Berto con le sue letture di Faulkner, Hemingway e Steinbeck, e pittori come Alberto Burri. Nel campo nascono, e circolano in copia unica, varie riviste letterarie. Al principio dell'estate '44, mosso da «un senso di acuta responsabilità» per la parte di colpa da lui avuta nella catastrofe della guerra, Berto decide di scrivere un romanzo intitolato "La perduta gente". Rientrato in Italia nel febbraio del '46, sottopone il manoscritto a Giovanni Comisso che, entusiasta, lo spedisce subito a Leo Longanesi, accompagnandolo con una lettera in cui non esita ad affermare che il romanzo «rappresenta una svolta nella letteratura italiana». L'opera esce da Longanesi negli ultimissimi giorni del 1946 con il titolo "Il cielo è rosso", un'espressione che l'editore prende dai Vangeli. "Il cielo è rosso" racconta le peripezie di quattro ragazzi, tra i quindici e i diciassette anni, in una città distrutta dai bombardamenti alleati. Quattro ragazzi resi orfani dalle traversie della vita e dalla violenza del conflitto. Carla, figlia di una serva, e Giulia, figlia di una prostituta, sono cugine, cresciute nella stessa casa. Giulia è timida, di salute cagionevole. Carla al contrario è disinvolta, sicura di sé, anche se di «umori volubili, a volte perversi altre volte malinconici» (Domenico Scarpa). Si prostituisce per vivere, ed è innamorata di Tullio, il piú adulto con i suoi diciassette anni, a capo di una banda di ragazzi dedita a furti e traffici vari. Una notte Tullio incontra Daniele, appena fuggito da un seminario di Roma e senza piú un luogo dove andare, dopo che i bombardamenti hanno ucciso i genitori e demolito la loro casa. I quattro cercano di sfuggire alla miseria, alla fame e alla paura, ma, come tutti coloro cui è toccata in sorte «una parte del male universale», sanno di non potere «piú essere gli stessi di prima», poiché si sono «smarriti nella grande guerra» senza piú alcuna possibilità di ritrovarsi. |
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