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Amos Tutuola - Il bevitore di vino di palma


 

 

 

 

 

 

 

 

Amos Tutuola

Il bevitore di vino di palma

The Palm-Wine Drinkard

 

Feltrinelli, 1961

 

Il bevitore di vino di palma è un viaggio con tutte le sue fasi di iniziazione e superamento di prove alla ricerca di un prezioso collaboratore. Un viaggio che si può dividere in alcune tappe fondamentali: il matrimonio del protagonista (“e fu così che presi moglie”) nella città che è la seconda tappa del suo viaggio, quando l'uomo diventa ricco (“ diventai un uomo ricco” )  anche se sarà un momentaneo benessere recuperato poi  con la conquista di un uovo magico,  una volta tornati dalla Città dei Morti alla città natale; benessere conquistato definitivamente anche per la gente del villaggio, dopo un sacrificio offerto a Cielo (”ma dopo che la pioggia fu caduta regolarmente per tre mesi non ci fu più carestia” )

 

Amos Tutuola - La mia vita nel bosco degli spiriti


Amos Tutuola

La mia vita nel bosco degli spiriti

Vincitore narrativa straniera 1984

Adelphi, 1983

The Palm-Wine Drinkard (1946, pubblicato nel 1952) - My Life in the Bush of Ghosts (1954) 

In Nigeria, all’inizio degli anni Cinquanta, il giovane Amos Tutuola spedì il suo primo manoscritto a un indirizzo che aveva trovato su un annuncio apparso in un giornale locale. Con ulteriore passaggio, il manoscritto arrivò all’editore Faber and Faber: per questa via improbabile l’immortale spirito della favola tornava a parlare. Dylan Thomas riconobbe subito quel tono, quella meraviglia – e salutò il primo libro di Tutuola con una recensione entusiastica sull’«Observer». Da allora la letteratura, che oggi ama chinarsi a riflettere sulla favola ma ben poche favole riesce a creare, è accompagnata dalla voce di un amabile, imprendibile trickster, che continua a raccontarci le sue avventure nelle innumerevoli Città degli Spiriti, contrassegnate ciascuna, con deliziosa ironia, da un numero romano. Ogni favola è il racconto mascherato di una iniziazione, e ogni iniziazione è un viaggio: qui sarà la lunga ricerca, fra terrori e stupori, dello spillatore di vino di palma, compagno perso nella Città dei Morti e alla fine ritrovato, come una promessa di felicità che ci fanno balenare l’inesauribile fluire del vino di palma o i prodigi di un uovo magico. E sarà anche la lunga fuga nel Bosco degli Spiriti di un bambino che non sa ancora «il significato di “male” e di “bene”» e subito deve sfuggire all’odio, che si manifesta nel rumore, per lui affascinante, dei fucili di guerra. Dal «gentiluomo completo» alla «madre-dagli-occhi-lampeggianti», dalla «Super lady» agli «spiriti-che-mangiano-i-ragni», dagli «Spiriti-puzzolenti» alle «Creature rosse», uno sciame di figure terrificanti, incantatorie e comiche ci viene qui incontro, e le loro voci si mescolano nella foresta come sulla piazza di un immane mercato. Alla fine del viaggio, ritrovato il sapore dei propri luoghi, da lungo tempo abbandonati, dove l’eroe torna dopo le sue vertiginose peripezie, rimarrà comunque, in noi come in lui, una nostalgia di quel pauroso, spesso torturante, sempre stupefacente Bosco degli Spiriti dove «le “pene”, i “dolori”, le “difficoltà” e tutte le specie di “punizioni”, ecc. cominciano e finiscono» e tutto è di nuovo toccato dalla giocosità del nominare. Il bevitore di vino di palma, suo primo libro, fu pubblicato a Londra nel 1952; il secondo, La mia vita nel bosco degli spiriti, apparve nel 1954.