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Bino Sanminiatelli |
Giochi da ragazzi |
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Finalista 1933 |
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Vallecchi, 1933 |
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Sanminiatèlli, Bino (propriam. Fabio). - Scrittore (Firenze 1896 - Greve in Chianti 1984). Collaboratore di Italia futurista, nel 1917 fondò con E. Prampolini la rivista Noi. La sua narrativa, da un risentito realismo di situazioni e di modi, che si riallaccia alla tradizione toscana (Le pecore pazze, 1920; Bocca Mariana, 1927; Giochi da ragazzi, 1933; Fiamme a Monteluce, 1938), si volse poi verso forme più concentrate (Palazzo Alberino, 1939; L'omnibus del Corso, 1941), fino ai racconti e alle prose di Cervo in Maremma (1942), Gente in famiglia (1951), Il viaggiatore sedentario (1953), Gli irregolari (1982), ai romanzi Le proibizioni (1954), La vita in campagna (1980), e ai diarî Mi dico addio (1959), Il permesso di vivere (1963), Quasi un uomo (1968), Ultimo diario (1973), Ultimo tempo (1976), dove realismo e memoria, narrazione ed evocazione armonicamente si compenetrano. S. è anche stato disegnatore, di un naturalismo (pur esso di tradizione toscana) modernamente spigliato. Ha esposto nelle principali mostre italiane e straniere, e suoi disegni si trovano nelle gallerie d'arte moderna di Roma, Torino e Firenze (albi di Disegni, 1939; 1973). |
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Bino Sanminiatelli - Giochi da ragazzi
Bino Sanminiatelli - La vita in campagna
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Bino Sanminiatelli |
La vita in campagna |
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finalista 1981 |
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Longanesi, 1980 |
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Il libro si articola in due parti e una conclusione. Nella prima parte, l'autore narra i ricordi della sua vita di bambino e ragazzo, appartenente a una famiglia illustre. La scelta di vivere in campagna è la realizzazione del desiderio espresso dal ragazzo e accolto dai suoi genitori: dall'età delle prime classi ginnasiali ha studiato privatamente, sostenendo gli esami alla fine dell'anno scolastico. Un suo primo precettore di latino fu uno studente dell'Università di Pisa, tale Giovanni Gronchi che, circa mezzo secolo dopo, divenne presidente della Repubblica Italiana. Ma il sodalizio con Gronchi non ebbe durata, per l'insoddisfazione del padre del ragazzo, e quindi ne assunsero un altro. I ricordi impressi in questa prima parte sono fatti di tanti appuntamenti annuali con parenti, feste religiose, scampagnate, fugaci amicizie con cugini e cugine visti qualche giorno appena. La consapevolezza di appartenere a una grande tradizione, attraverso numerosi antenati ministri del Granduca di Toscana, la necessità di visitare zii cardinali e generali, la ripetizione di strofette di omaggio a tali personalità, si mischia al quotidiano contatto con uomini, ragazzi e tanti animali, agnellini, cani, cavalli e uccelli, ai quali il fanciullo e poi ragazzo mai fa male, né mai diventano balocchi, ma sempre sono tenuti con amore e rispetto. |
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