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Carlo Della Corte |
Il diavolo suppongo |
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finalista 1990 |
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Marsilio, 1990 |
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Laureato in Lettere a Padova (dopo aver interrotto gli studi universitari in giurisprudenza) Carlo della Corte coltiva fin dall’inizio interessi che spaziano dallo spettacolo alla poesia, dal “giallo” al fumetto, dalla fantascienza alla letteratura in generale. È stato giornalista televisivo e conduttore del Tg Regionale del Veneto e ha collaborato con varie testate («Il Gazzettino», «La Stampa», «La nuova Venezia», «Corriere dei piccoli»,«Panorama», «Nexus», «Panorama», «L’Europeo» ed altre) per le quali ha soprattutto firmato recensioni letterarie di grande finezza, articoli sul cinema (grande amico di Fellini, progettò insieme a lui un film su Venezia poi non realizzato), interventi sui fumetti e articoli di critica sociale e ambientale. Della Corte, oltre che critico, è anche stato poeta e narratore apprezzato a livello nazionale: la sua vita e la sua attività si sono incrociate con alcuni tra i protagonisti della cultura italiana contemporanea, di cui ci restano significative testimonianze nell’archivio acquisito dal CISVe |
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Carlo Della Corte - Il diavolo suppongo
Carlo Della Corte - Cuor di padrone
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Carlo Della Corte |
Cuor di padrone |
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finalista 1977 |
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Edizioni del Ruzante, 1977 |
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La natura è in rivolta. Un cane schiavo vuole diventare uomo. Forse ci riesce. Dentro l’avvincente narrazione — con episodi che rasentano il giallo — si sviluppa il duplice processo: imbestiamento dell’uomo e umanizzazione dell’animale. Alla fine i conti tornano, con un allarme: attenzione gli animali ci guardano. Nell'apparente quiete di un paesaggio lacustre, percorso da misteriose vibrazioni, un cane, un miserabile bastardo, consuma la sua allegorica avventura di insediamento in un corpo umano. Nel romanzo, spietato e grottesco, che potremmo — definire fantaecologico, la natura è in rivolta, la tensione si spezza, esplode in un'assurda metamorfosi. Contagiato dall'odio e dall'erotismo malato in cui si dibattono gli uomini, il cane cova la sua astuta maturazione, sulla scia degli animali sapienti del circo, dei cavalli che sanno di conto, zoccolanti su idonei pallottolieri. In questo mondo precario, dove anche il vento sembra partecipare a una specie di psichismo collettivo, irrompono episodi di sapore giallo, a sottolineare la patologia dell'uomo che si degrada in un processo d'imbestiamento e dell'animale che sale piano fino al trasfert finale, i biechi gradini di un processo di umanizzazioni. I conti tornano però segnati in rosso, sulla scheda anagrafica di queste esistenze allo sbando. L'autore divaricato tra filantropia e zoofilia, allo sbando, scruta con profonda partecipazione le latebre di un contagio che rischia di travolgere le stesse regole, sin qui canoniche, alle quali si era sempre uniformata la natura. Gli avvertimenti che ne escono sono molteplici: la lotta tra schiavo e padrone deborda dai suoi confini puramente sociali, coinvolge primati, felini e vegetali. E per l'uomo squilla mostruosamente un allarme: attenzione gli animali ci guardano. |
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