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Carlo Sgorlon - Lo stambecco bianco

 

 

Finalista 2007

Carlo Sgorlon

2006

Lo stambecco bianco


Gremese

Negli anni della guerra civile libanese Mansùr, dopo aver perso la famiglia, fugge in Italia con la speranza di ritrovare il padre. Nelle sue avventure da clandestino la grande risorsa è la sua adattabilità a tutte le situazioni, la forte voglia di sopravvivere e cavarsela. Così Mansùr si fa adottare dall'Italia e dalla sua civiltà, e pur restando fedele al suo islamismo riesce a integrarsi perfettamente. L'incontro con il solitario Gregorio e l'affascinante Ines segnerà il suo destino e, insieme, finiranno per imporsi nella difesa ecologica della "loro" causa: la montagna e le sue leggende, come quella dello stambecco bianco, vengono salvate dall'ingordigia dell'affarismo e della speculazione edilizia.

 

 


Carlo Sgorlon - La conchiglia di Anataj



Carlo Sgorlon

La conchiglia di Anataj

Vincitore 1983

Mondadori, 2015

 

Nella Siberia prerivoluzionaria, un piccolo gruppo di emigranti friulani partecipa alla costruzione della ferrovia transiberiana. Uno di loro, Valeriano, dopo anni di vagabondaggi alla ricerca del lavoro, trova la sua seconda patria in un villaggio sperduto nella taiga siberiana. Qui, dove le buone e le cattive stagioni scandiscono il tempo del lavoro e del riposo, delle fatiche e dei sogni, con nuovi amici e un nuovo amore scopre il senso della sua vita.

 

Carlo Sgorlon - Il trono di legno



Carlo Sgorlon

Il trono di legno

Vincitore 1973

Mondadori, 2015

 

Irrequieto e sognatore, Giuliano vorrebbe seguire le orme del nonno, emigrato dal Friuli fino in Danimarca. E nello stesso tempo vorrebbe vivere d'amore e d'avventura assieme a Flora. Ma c'è un unico luogo in tutto il mondo in cui Giuliano può trovare la pace e vivere in armonia con il mondo: Cretis, un piccolo villaggio nel cuore delle Alpi. Solo qui egli può conquistarsi il diritto di sedere sul grande, antico seggiolone di legno, come su un trono, per raccontare le sue fiabe meravigliose. Dall'adolescenza alla maturità, Carlo Sgorlon ripercorre la vita di Giuliano, sempre in bilico tra realtà e leggenda, tra la curiosità per il mondo e per il futuro e l'ansia di non perdere i valori del passato.

 

Carlo Sgorlon - Gli dei torneranno





Carlo Sgorlon

Gli dei torneranno

Candidato 1977

(Edizione Mondadori, 2014)

 

Il mondo contadino del Friuli emerge nella sua pienezza dalle pagine del romanzo Gli dèi torneranno, del 1977, che, oltre a costituire una delle più affascinanti prove narrative degli anni Settanta, dimostra che lo scrittore friulano non si è fermato alla straordinaria e unanimemente riconosciuta facilità dei propri mezzi espressivi. Sgorlon, che in ciò non somiglia ad alcuno scrittore italiano (ma, se mai, sotto questo profilo si accosta a taluni scrittori dell'America Latina), va direttamente alle profondità mitiche della sua terra. La scoperta non vuol essere un traguardo estetico. Questo Friuli mitico è per Sgorlon il vero Friuli; l'altro, quello della geografia e della storiografia in prosa corrente, è l'illusorio. Sgorlon non sorride con il superiore sorriso dell'intellettuale che manovra i fantocci, né assume la grinta della polemica sociale: per lui, la Natura della sua regione possiede del divino, racchiude presenze invisibili, pronte a manifestarsi se qualcuno fideisticamente le invoca.

 

 



Carlo Sgorlon - La carrozza di rame





Carlo Sgorlon

La carrozza di rame

Candidato 1979

(Edizione Mondadori, 2014)

 

Il giorno delle nozze lo sposo voleva stupire tutti arrivando con la sua lucente carrozza color rame. Invece tre infausti avvenimenti lo fecero arrivare in ritardo, su un cavallo rubato, e lo spinsero, poi, a ripartire dopo una sola notte d'amore. Emilio – protagonista di questo romanzo pubblicato da Carlo Sgorlon nel 1979 – è nato da quel disgraziato e fulmineo matrimonio ed è cresciuto nell'antico casale della famiglia materna a Malvernis. Dal 1885 al 1976, per quasi un secolo, Emilio è al centro della vita di quella piccola comunità friulana ed è anche il testimone dei grandi avvenimenti della storia italiana. Autobiografia e creazione, saga famigliare e affresco storico. Uno dei romanzi più vigorosi e lirici di Carlo Sgorlon, ineguagliato cantore del suo popolo e della sua terra.

 

 



Carlo Sgorlon - L'armata dei fiumi perduti




Carlo Sgorlon

L'armata dei fiumi perduti

Vincitore 1985

(Edizione Mondadori, 1985)

 

La casualità della storia o il misterioso progetto che lo governa fecero affluire in Friuli, nell’estate del 1944, un’armata di cosacchi. A questo pittoresco esercito di uomini, donne, bambini, cammelli, cavalli, scimitarre, tende e icone, a questa fiera e primitiva popolazione di antistalinisti, raccolta nella Bielorussia, i tedeschi avevano promesso una patria provvisoria nella Kosakenland friulana. L’incredibile odissea cosacca sostò per circa un anno in quelle aspre valli guerreggiate da impazienti partigiani e insanguinate dalla tracotanza dei tedeschi ormai prossimi alla resa. L’illusione della patria ritrovata finì tragicamente: gli alleati, impegnati a restituire ai russi il popolo disertore, lo avviarono verso i campi di prigionia austriaci; ma gli orgogliosi cosacchi preferirono in gran parte il suicidio, gettandosi col le loro donne e i figli nelle acque della Drava. Sgorlon ha trasfigurato quell’ennesima invasione del suo Friuli in una “epopea delle vittime”, ricomponendola in un vasto arazzo gremito di figure che, su un fondale di disperazione, recitano un’eroica favola di amore e di morte. La pietas e la commozione fantastica con cui il narratore riascolta le cronache della sua terra, sollevando le pagine a una fervida meditazione sulla sorda precarietà del destino singolo e collettivo. La coralità delle voci epicamente coniugate a un contrappunto di soprusi, di tenerezze, di viltà, di eroismi, e all’alterno impassibile sguardo delle stagioni, interroga il duplice mistero del dolore che accompagna ogni umana vicenda e dell’amore che germoglia da ogni strazio. L’officiante, lo specchio dell’incalzante rapsodia, è Marta con la quale Sgorlon consegna alla nostra narrativa un eloquente e memorabile figura femminile. Marta che non riesce a vedere nemici da nessuna parte, pronta a donare affetto e pietà ai più maltrattati dalla sorte; Marta che, come la natura, ha in sé “un nucleo intatto e fresco che la guerra non può scalfire”; Marta che sa “tener duro” perché intuisce che “nel mondo c’è un’armonia segreta per cui la vita è eterna”; questa donna dalla bellezza quieta e dal corpo attraente, compie con la sua sacrale e indomita femminilità, il miracolo di trasferire fuori dal tempo e da una limitata geografia la tragica odissea cosacca e il martirio dei friulani.