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Cees Nooteboom |
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Il giorno dei morti |
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All Souls Day |
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Iperborea, 2001 |
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Arthur Daane cammina per le strade di una Berlino su cui la neve cade velando i dettagli, attutendo i suoni, ordinando le forme, operando sulla città una metamorfosi simile a quella che il tempo continua a compiere nel suo fluire. Ed è il tempo, l’incessante svanire del presente, la fragilità della memoria che occupano le sue riflessioni, e la storia, quella parola Geschichte che resta impigliata nei suoi pensieri all’inizio della sua passeggiata-pellegrinaggio, che sono i temi centrali del romanzo. Un romanzo di alta meditazione, di idee, di brillante conversazione: si parla di Dio e di misticismo, di musica e di salsicce, di birra e di Hegel con gli amici nelle osterie di Berlino: Arno, filosofo, Victor, scultore musicista, Zenobia, scienziata, Vera, pittrice, e l’onnipresente Erna, l’amica di sempre. Un romanzo storico che ha per protagonisti il nostro mondo, le sue tragedie, il suo quotidiano tasso di sofferenza, le sue domande senza risposte, l’Europa e la sua cultura, come unico strumento per affrontarle, e Berlino, città in cui risuonano le voci del passato, centro e simbolo delle sue trasformazioni, sopra cui aleggia, libero dalla schiavitù del tempo, un coro che guarda e commenta, onnisciente e compassionevole. Ma è anche un teso romanzo d’amore che racconta l’irrompere di una passione che sconvolge le vite solitarie di un uomo e di una donna, trascinandoli nella sua ineluttabilità. Cineasta olandese, marchiato dalla perdita di moglie e figlio in un incidente aereo, Daane gira i continenti facendo reportage su guerre e bassifondi, collabora come operatore a documentari sulla più varia attualità, vita nei conventi, pellegrinaggi a templi, raccogliendo nel frattempo, collezionista e flâneur alla Benjamin, immagini per un suo film in cui vorrebbe offrire una visione del mondo attraverso l’anonima quotidianità, orme sulla neve, passi che scendono scale di metro, frammenti di una realtà destinata all’oblio che la storia non registra. Da quell’oblio che Elik, l’olandese dai tratti berberi che lo attrae con il suo enigmatico fascino, vuole salvare con la sua ricerca una dimenticata regina del Medioevo spagnolo. Ma neppure l’amore può astrarsi dalle leggi della storia, vale per gli individui quello che vale per i popoli: restano cicatrici, sui volti, nelle città e nelle anime, che dettano scelte già segnate dal destino. |
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Cees Nooteboom - Il giorno dei morti
Cees Nooteboom - La storia seguente
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Cees Nooteboom |
La storia seguente |
Vincitore narrativa straniera 1994 |
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Iperborea, 2019 |
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Het volgende verhaal, 1991 |
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Una mattina Herman Mussert, grande erudito e amante di quella letteratura classica che ha insegnato per tutta la vita, si sveglia con sua sorpresa in una camera d'albergo a Lisbona, quando la sera prima si era addormentato nel suo letto ad Amsterdam. Come mai, cos'è accaduto, è realtà o sogno? È con questo allettante inizio che Nooteboom ci introduce in una di quelle storie che sono riferibili solo per metafore, perché si compiono in una dimensione in cui il tempo non esiste, in cui avviene il passaggio dalla vita alla morte, in quell'attimo che separa l'essere dal non essere. Metafore e miti che sono il pane quotidiano per quel professore di liceo che somiglia a Socrate, che ha per Bibbia "Le metamorfosi" di Ovidio. E forse non è un caso se si trova in quella stanza d'albergo: è da lì, dove vent'anni prima ha vissuto il suo unico amore, che deve cominciare il suo pellegrinaggio nei ricordi. E non è un caso se è da lì, da quella città che è "tutta un addio", che parte la nave del suo ultimo viaggio, per solcare le scure acque dell'oceano, verso l'aldilà. In un onirico sovrapporsi di storie, ricordi, immagini, da borgesiano "tessitore di simboli", Nooteboom ci ripropone miti che parlano di noi, si interroga sulle metamorfosi dell'io, sull'enigma del tempo, riesce a sospendere quell'impercettibile frazione di secondo che dura la morte, raccontando la vita. |
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