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David Garnett - Un uomo allo zoo


 

 

 

 

 

 

 

 

David Garnett

Un uomo allo zoo

A Man in the Zoo

 

Adelphi, 1993

 

Due innamorati, John e Josephine, litigano passeggiando in un giardino zoologico. «Dovresti essere rinchiuso nello Zoo. Qui dentro la collezione è incompleta senza di te» dice la ragazza. E John prende al volo l’occasione. Previo regolare contratto, esporrà se stesso, primo essere umano in tutta la storia dei giardini zoologici, nella casa delle Scimmie, dalla quale conta di non uscire più. D’altra parte, come fa osservare nella sua domanda alla direzione dello Zoo, «escludere l’uomo da una collezione della fauna terrestre equivale a recitare l’Amleto senza il principe di Danimarca». Immediato il successo di pubblico. Tutti fanno la fila per vedere il giovane scozzese dietro la rete, seduto su una poltrona, che legge Il ramo d’oro di Frazer e il Wilhelm Meister di Goethe e talvolta si svaga giocando con un delizioso caracal. Lieve come una fiaba, brillante come una pochade, sinistro come una parabola swiftiana, questo breve romanzo sembra aver catturato la quintessenza dello spirito di Bloomsbury, e soprattutto quel desiderio, comune a Garnett e ai suoi amici degli anni Venti, di scrollarsi di dosso la zavorra dei costumi sociali e respirare liberamente – magari anche, con paradossale consequenzialità, nella gabbia di uno zoo.

 


David Garnett - La signora trasformata in volpe


 

 

 

 

 

 

 

 

David Garnett

La signora trasformata in volpe

Lady Into Fox

 

Adelphi, 2020

 

«Scapestrati, stravaganti, ingenui, incom­petenti, eccentrici e industriosi oltre ogni limite»: così nel 1930, in una lettera al ni­pote Quentin, Virginia Woolf definiva i componenti di quello che fu il gruppo di Bloomsbury. Dello spirito di Bloomsbury David Garnett è stato capace di catturare nei suoi libri la quintessenza: lo humour, la leggerezza, la finezza, ma anche la capa­cità di penetrare a fondo nelle pieghe dei comportamenti amorosi. Qualità che ren­dono unico questo conte fantastique, dedi­cato a quel Duncan Grant che era stato il suo amante e che lo avrebbe poi visto, molto tempo dopo e molto controvoglia, sposare, cinquantenne, la figlia che lo stes­so Duncan aveva avuto da Vanessa Bell e a cui il marito di quest’ultima aveva dato se­renamente il proprio nome (i triangoli e­rano la specialità degli «scapestrati»). La storia della bella Silvia Tebrick, che un giorno, senza preavviso, si tramuta in una volpe sotto gli occhi stupefatti del marito (il quale continuerà ad amarla e accudirla anche quando lei comincerà, inesorabil­mente, a inselvatichirsi), può essere letta (e lo è stato) come una lettera in codice indirizzata a Grant, o come un apologo sulla sessualità femminile, o ancora come un’allegoria dell’amore assoluto – oppu­re, e sarebbe la scelta più avveduta, la si può semplicemente assaporare, abbando­nandosi al piacere di una lettura che è pu­ro, brillante divertimento.