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2005 |
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George Packer |
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The Assassins' Gate: America in Iraq |
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Non tradotto |
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The Assassins' Gate racconta come gli Stati Uniti si sono messi a cambiare la storia del Medio Oriente e sono rimasti intrappolati in una guerriglia in Iraq. Le conseguenze di quella politica sono mostrate nel vivido reportage dell'autore sul terreno in Iraq, dove ha fatto diversi giri per il New Yorker. Vediamo da vicino le lotte di singoli soldati e civili americani e iracheni di tutte le provenienze. Qui c'è l'intera gamma di idee ed emozioni suscitate dalla più controversa impresa di politica estera dell'America dopo il Vietnam. |
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George Packer - The Assassins' Gate: America in Iraq
George Packer - La fine del secolo americano. Il ritratto di un Paese attraverso l'uomo che ne ha incarnato i vizi e le virtù
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Finalista |
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2020 |
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George Packer |
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La fine del secolo americano. Il ritratto di un Paese attraverso l'uomo che ne ha incarnato i vizi e le virtù |
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Our Man: Richard Holbrooke and the End of the American Century |
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Mondadori, 2020 |
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C'è stato un tempo in cui l'America governava il mondo. Un'epoca in cui la «nazione indispensabile» - secondo la celebre definizione di Madeleine Albright - esercitava la propria egemonia sui quattro angoli della terra. Era il Secolo americano, l'età della forza militare e del potere della diplomazia, dell'ottimismo, della fiducia nella pace e nella prosperità perpetue. Certo, non era l'età dell'oro. C'erano la guerra fredda e l'incubo della minaccia nucleare, la «politica del contenimento» e l'ossessione anticomunista, la Nuova Frontiera e il Watergate. E poi c'era il Vietnam, monumento all'incapacità di capire il mondo che si pretendeva di guidare. Nel Secolo americano, il meglio era inseparabile dal peggio. Poi tutto è cambiato e la Pax Americana si è dissolta, insieme al Muro di Berlino e all'equilibrio bipolare. Sono arrivati il crollo delle Torri gemelle, la guerra in Iraq e la crisi economica; e gli Stati Uniti hanno iniziato a ritirarsi dal palcoscenico internazionale e a «gestire» il proprio declino. Questo, per George Packer, è stato il Secolo americano, un mix di grandezza e arroganza, di innocenza e cecità. Un'epoca di contraddizioni profonde, che in Richard Holbrooke, diplomatico del dipartimento di Stato e ambasciatore presso le Nazioni Unite, ha trovato la sua espressione più emblematica. Brillante, egocentrico e sicuro di sé, per oltre quarant'anni vicino al potere ma sempre a un passo dall'esercitarlo concretamente, Holbrooke è stato l'artefice dell'unica vittoria della diplomazia americana nell'èra post-guerra fredda, i negoziati di Dayton che hanno sancito la fine della guerra nei Balcani. E ha tentato, oltre un decennio più tardi, di sanare le ferite dell'11 settembre portando la pace in Afghanistan. Un obiettivo, questo, che ha perseguito con ostinazione e protervia, arrivando forse a un soffio dal successo e, quindi, dalla grandezza degna dei libri di storia che disperatamente agognava. Figura tragica, shakespeariana, mossa da un'ambizione smodata che non ha risparmiato tradimenti e crudeltà nemmeno ai familiari e agli amici più cari, Holbrooke ha rappresentato il coraggio e la generosità, gli eccessi e la tracotanza dell'America. Con questo libro Packer ci consegna il ritratto nostalgico di un'élite che ha smarrito se stessa e di una nazione che ha rinunciato al proprio sogno. George Packer, giornalista di «The Atlantic», è autore di diversi saggi. Fra gli altri, The Assassins' Gate: America in Iraq, definito uno dei dieci migliori libri del 2005 dalla «New York Times Books Review», e I frantumi dell'America (Mondadori 2014), vincitore del National Book Award. | |
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George Packer - I frantumi dell'America. Storie da trent'anni di declino americano
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Vincitore |
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2013 |
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George Packer |
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I frantumi dell'America. Storie da trent'anni di declino americano |
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The Unwinding: An Inner History of the New America |
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Mondadori, 2014 |
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La democrazia statunitense è minacciata da un declino senza precedenti: nell'arco di una sola generazione, una serie di mutamenti nella struttura sociale ed economica hanno contribuito alla crescita di una nazione in cui si alternano senza vie di mezzo vincitori e perdenti, il sistema politico è ormai sull'orlo del collasso, e i cittadini sono spinti alla deriva, sempre più lontani dall'uguaglianza e dalle opportunità promesse dallo Stato. In un saggio acuto e originale, George Packer, giornalista del "New Yorker", racconta gli ultimi trent'anni degli Stati Uniti attraverso le storie dei suoi cittadini: un viaggio alla scoperta dell'America e della gente comune, che si intreccia a brevi ritratti dei grandi personaggi di questi ultimi anni, da Colin Powell a Jay-Z. L'affresco di una nazione frantumata, in cui le elite non sono più tali, le istituzioni non funzionano e i cittadini, abbandonati a loro stessi, sono costretti a progettare individualmente il successo e la salvezza personale. |
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