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Vincitore 1961 |
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Giovanni Arpino |
1960 |
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Le mille e una Italia |
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Einaudi |
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Pubblicato per la prima volta nel 1960 in occasione del centenario dell’Unità, Le mille e una Italia di Giovanni Arpino è un racconto fantastico dedicato al nostro Paese, alla sua storia, alle sue tradizioni e ai suoi eroi. Riccio Tumarrano, un ragazzo siciliano, parte per raggiungere il padre, minatore al traforo del Monte Bianco. Nel suo viaggio da Sud a Nord, lungo un percorso in cui gli spazi geografici si intrecciano con i tempi della storia, Riccio incontra figure e uomini illustri di ogni epoca (da Annibale a Garibaldi, da Savonarola a Machiavelli, a Galileo, da Cavour a Mussolini, ai Fratelli Cervi e al Beato Cottolengo), che lo aiutano a comprendere i tratti, spesso irrisolti e contraddittori, della nostra nazione. Ma è un'Italia diversa da quella dei libri di scuola – scrive Arpino in una nota al testo – un'Italia imprevedibile e piena di speranza.» La felicità di un’invenzione che si rinnova a ogni pagina, la leggerezza poetica e lo stile chiaro, sciolto e disinvolto, fanno di Le mille e una Italia un libro per tutti, godibilissimo e di grande attualità. |
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Giovanni Arpino - Le mille e una Italia
Giovanni Arpino - Il fratello italiano
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Giovanni Arpino |
Il fratello italiano |
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Vincitore 1980 |
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Rizzoli, 1980 |
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I protagonisti sono due pensionati, Carlo Botero e Raffaele Cardoso, che si conoscono e si accompagnano in un afoso agosto torinese della fine degli anni Settanta. Botero è piemontese e Cardoso calabrese: hanno in comune una missione che vede da vicino le loro rispettive famiglie. La viziatissima figlia di Botero, Stella, gli chiede infatti di eliminare al posto suo il fastidioso ex marito, in modo che non sia lei a scontare poi la pena; Cardoso è a Torino per cercare sua figlia, Jonia, che sa essere diventata prostituta, per evitare che non sia suo figlio, il fratello di Jonia, a punirla per aver fatto morire la madre di crepacuore. |
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Giovanni Arpino - Randagio è l'eroe
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Giovanni Arpino |
Randagio è l'eroe |
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finalista 1972 |
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Rizzoli, 1972 |
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Questo romanzo è nato dopo quasi tre anni di consunzione (non posso usare il termine “lavoro”, estraneo alla fatica narrativa, che è tale se è felice). È maturato fino a sradicarsi dall'embrione originario, fino a dimenticarlo: tra la primavera e l'estate del '71 – per esempio – capii di dover stracciare circa cento pagine che per molto tempo m'erano parse funzionali e che invece, cariche di “fatti” avrebbero soltanto intralciato la portata ideologica di questa “storia”. Come narratore, so di aver costruito, su e giù per romanzi e racconti, vicende e personaggi calati in un magma esistenziale (tranne forse che in Una nuvola d'ira, del '62). È stato, per anni, un impegno naturale, stimolante ma quasi mai difficile da assolvere. Ed ero arrivato al punto in cui il mestiere consente di “fare” e “inventare” indipendentemente dal “credere”, che per l'uomo di romanzo è ancora condizione primaria. I personaggi e le avventure di Randagio è l'eroe mi hanno restituito a un cimento feroce. Ho dovuto lottare con Giuan e Olona per non cedergli ma anche per non costringerli a diventare ciò che essi non volevano. E nello stesso tempo ho dovuto “scalpellare” ogni frase perché il romanzo avanzasse secondo i propositi: cioè una vicenda umana conclusa, fulminea come ritmo, densa e proporzionata come un poemetto. Queste – ovviamente – erano le intenzioni, le ambizioni. Ho cercato di scolpire più che dipingere, di togliere fino all'osso più che cedere alla seduzione romanzesca. Che Giuan e Olona (magari per contrasto) rassomiglino, come ogni personaggio, al loro autore, è congettura tradizionale e anche banale: spero solo che riescano a dimostrare la loro realtà, la loro necessità. Spero che aiutino a credere in una narrativa non sfatta, non esangue e ripiegata sul proprio ombelico. Spero che offrano un simbolo strappato al fermento doloroso del mondo, dei nostri anni, come dovrebbe essere compito – semplice ma profetico – d'un romanzo, oggi. |
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Giovanni Arpino - Un delitto d'onore
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Giovanni Arpino |
Un delitto d'onore |
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Candidato 1961 |
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(Edizione Mondadori, 1965) |
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La violenza delle norme sociali, delle ambizioni, di un malinteso concetto di onore sono al centro di questo romanzo di Arpino, ambientato in un paesino dell'avellinese nei primi anni Venti. Un nobilotto di provincia decide di sposare una giovane popolana incolta; attratto dalla purezza della ragazza, vuole farne una signora capace di essere accettata dai suo clan famigliare, e datta ristretta società che vi gravita intorno. Ben presto, sospetti, frustrazioni, orgoglio daranno il via a un crescendo drammatico, che si concluderà nel «delitto d'onore». Con la sua forte tempra di narratore Arpino è riuscito a illuminare una mentalità, un magma psicologico, e a ritrovare stratificazioni storiche, tenaci e disperate, di un mondo feudale che la Storia trascina intatto con sé. |
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Giovanni Arpino - La suora giovane
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Giovanni Arpino |
La suora giovane |
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Candidato 1960 |
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(Edizione Einaudi, 1959) |
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Gli avvenimenti, raccontati sotto forma di diario, si svolgono in un gelido inverno torinese e vanno dal 10 dicembre 1950 al 2 gennaio 1951. Il protagonista è Antonio Mathis, un ragioniere quarantenne celibe, che vive da solo a Torino e lavora in una ditta di esportazioni e importazioni trascorrendo una vita vuota e conformista della cui condizione alienante è pienamente consapevole. |
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Giovanni Arpino - L'ombra delle colline
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Giovanni Arpino |
L'ombra delle colline |
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Vincitore 1964 |
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(Edizione Lindau, 2016) |
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L’ombra delle colline – premio Strega nel 1964 – racconta un doppio viaggio: quello reale, che porta Stefano a trascorrere una breve vacanza in Piemonte, e quello tutto mentale ed emotivo nel suo passato, perché il Piemonte è la regione delle sue origini e della prima giovinezza. E un doppio ritorno: per rivedere i luoghi dove è vissuto e per fare i conti con persone, situazioni ed eventi che popolano la sua memoria e hanno influenzato il suo modo di essere e vivere di oggi. |
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