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Jerome Charyn - Elsinore



 

IperFiction costola color canna di fucile

Giallo, Thriller, Suspence, ecc.

Finalista 1992


Jerome Charyn - Elsinore

Elsinore, 1991

 

 

Interno Giallo

1992

 

Ritorna Sidney Golden, il killer triste che vaga per una Manhattan surreale, seminando morte e morendo spesso lui stesso, nella mente e nel cuore. Lo chiamano Paradise Man non perché abbia qualcosa di celestiale, ma per come “spedisce la gente in paradiso”. E’ elegante. Oh, se è elegante. Porta abiti che sono stati del Duca di Windsor, cravatte di seta, camicie impeccabili. Questa volta, ha avversari degni di lui: la grande Judith, splendida signora dai capelli grigi e dal corpo serpentino, che con i suoi Mimi trasforma la vita in una immensa, ininterrotta messa in scena. E Howard Phipps, ex cantore di sinagoga, miliardario triste e anche ex contrabbandiere e killer. E Fay, il tesoro di Paradise Man, la bella ragazza dalla testa ricciuta che ora non ragiona più con chiarezza e non ricorda niente del suo amore per lui. Visionario e poetico come non mai, Jerome Charyn ci offre un altro capolavoro. Non a caso il St. Louis Post-Dispatch ha scritto a proposito di questo romanzo: “Jerome Charyn è una sorprendente combinazione di fantasia e bravure; il suo lavoro rappresenta un inconfutabile argomento a favore del romanzo come forma d’arte”.

 

Jerome Charyn - Paradise Man



 

IperFiction costola color canna di fucile

Giallo, Thriller, Suspence, ecc.

Jerome Charyn - Paradise Man

Paradise Man, 1987

 

 

Interno Giallo

1990

 

Sidney Holden non va considerato un bravo ragazzo e nemmeno un assassino (killer, per i più volgari), ma un prototipo sia come professione sia come persona. Per esemplificare: Sidney non è il suo vero nome... ma tanto neanche lui sa quale sia. Suo padre, subito dopo la Seconda guerra mondiale, lavorava per la malavita parigina, e Sidney ne ha perso le tracce. Il suo patron è Bruno Shatz, che dal suo elegante covo parigino organizza i “contratti” che Sidney deve onorare. Sua moglie è una bigama che ha preferito Shatz a lui, senza neanche preoccuparsi di chiedere il divorzio. Ma per Sidney, divorzio o no, Andrushka resta la donna della sua vita. E' un uomo ad alta fedeltà... finché non incontra la nuora del procuratore distrettuale, Fay Abruzzi, per la quale è pronto non solo a morire, ma anche a imparare a vivere felice e contento... Può uno che si veste come Douglas Fairbanks Jr. e si guadagna da vivere spedendo gli altri in paradiso essere un uomo generoso, se non addirittura eroico? E può vincere sulle forze del male rappresentate dai Bandidos, i folli assassini che dominano il Queens? E, ancora, la vita può essere piacevole per uno che tratta con la morte? Certamente, e “l’uomo del paradiso” ne è l’affascinante dimostrazione.

 

Jerome Charyn - Panna Maria



NONFICTION e/o INTERNI

 

Jerome Charyn - Panna Maria

Un edificio a New York, e un grappolo d'umanità smarrita. Storie che s'intrecciano e si perdono nei bagliori dell'inizio del secolo.

Panna Maria, 1982

 

 

Interno Giallo

1992

 

In Panna Maria, Jerome Charyn continua l’impresa originale, che caratterizza tutti i suoi romanzi: l’esplorazione e il censimento della “geografia celeste” newyorkese. Una geografia che, secondo l’editore francese del libro, “non ha niente da invidiare, dal punto di vista della complessità e dell’ampiezza, a quella di Proust”. Qui, gli Swann e i Guermantes si chiamano Kitty Matlock, Panna Matka, Stefan lo zarevich, personaggi che parlano con una sintassi e un vocabolario approssimativi, totalmente affidati alle intermittenze del cuore e del desiderio. Assistiamo così alle avventure di Kitty Matlock che, per fuggire al proprio destino di ricca ereditiera del Connecticut e alle sgrinfie del suo sinistro papà, il Re Repubblicano che regna su una vasta porzione della città, cura la pertosse negli angoli più diseredati del Lower East Side, e più esattamente in una grande bicocca in rovina, Panna Maria, il cui nome significa Vergine Maria. Rifugio di una mitica “piccola Polonia”, l’edificio è “amministrato” da Stefan lo zarevich, che accoglie le immigranti polacche non appena mettono piede su terra americana, le sposa per dar loro il diritto di superare il controllo dell’Immigrazione, e poi le sistema nel “convento” del settimo piano. Dell’immorale ascesa dello zarevich, della cronologia delle sue conquiste, dell’evoluzione della situazione politica newyorkese agli inizi del secolo, delle guerre sotterranee fra Repubblicani e Democratici, non ci viene risparmiato niente. Ma, con Charyn, quel che affascina è innanzitutto lo stile inimitabile, e la lingua irresistibile e piena di vitalità. In breve, se ci si innamora della sua musica, non si può più fare a meno di ascoltarla.