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Laura Pariani |
La valle delle donne lupo |
Finalista 2012 |
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Einaudi, 2011 |
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«La montagna, piú che un luogo geografico, è un'esperienza: quella di un mondo potente nella sua resistenza a certe pazze vertigini della modernità, ma assolutamente marginale». E proprio come la montagna sono marginali e potenti le figure che l'hanno abitata, e che abitano questo libro. Sono le donne lupo, capaci di «affrontare a viso aperto il grave del mondo». Sono balenghe, diverse, eccentriche, «tutte falciate dalla stessa sentenza di emarginazione, servite alla comunità per mettere in scena sempre lo stesso canovaccio». Eppure, forse proprio per questo, cariche di un'oscura forza leggendaria. Una ricercatrice s'inoltra per le valli piemontesi facendo interviste con il suo registratore. Le hanno parlato di una donna, la Fenísia, che vive isolata nel Paese Piccolo, vicino al vecchio cimitero: è lei la memoria di quei posti. È nata nel novembre del 1928, non ha mai vissuto altrove e «il lavoro della sua famiglia è sempre stato quello del sotterramorti ». Comincia cosí il rapporto tra la scrittrice e l'anziana donna e, scabro e incalzante, si dipana il racconto di una vita da cui emergono figure femminili impossibili da dimenticare: la madre Ghitín, la nonna Malvina, la bionda cugina Grisa, «un bisquí di settebellezze», rinchiusa in manicomio per aver osato ribellarsi a un padre violento. «Agli uomini il sudore e alle donne il dolore», la vita in valle è sempre stata durissima, specie per chi ha la sfortuna di nascere femmina. Via via il ricordo produce un vortice di storie e un crudo sentimento di rabbia; vicende atroci vissute da ragazze e donne di ogni età, come quelle delle «balenghe », sotterrate nel prato che Fenìsia vede dalla sua cucina... una folla di fantasmi di cui può immaginare perfino l'aspetto, e a cui sente di appartenere. Perché anche lei custodisce un segreto, e ha una convinzione: esiste «un puntino che è il posto della piú grande lucidità e della piú grande intimità con sé: lí dentro, ciascuno sa per scienza infusa, nella lingua dei segreti e dei sussurri, che la vendetta è la cosa più saggia». *** «Fin dal titolo del suo nuovo romanzo, La valle delle donne lupo , Laura Pariani lascia intuire di essere tornata, dopo qualche diversivo, a uno dei momenti centrali della sua narrativa. È l'esplorazione del mondo femminile, evocato, con passione antropologica, in ambienti chiusi e marginali che ne fanno risaltare le peculiarità (...) Laura Pariani delinea con robusta efficacia la vita della montagna, senza assolverla per la sua resistenza alle vane lusinghe della modernità. Il suo microcosmo offre soltanto lo sfondo più nitido di una dolorosa, conflittuale condizione umana». Lorenzo Mondo, «Tuttolibri» |
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Laura Pariani - La valle delle donne lupo
Laura Pariani - La signora dei porci
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Laura Pariani |
La signora dei porci |
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Finalista narrativa italiana 2000 |
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RFizzoli, 1999 |
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Due dipinti con i rispettivi pittori: da una parte l'affresco rappresentante una sfrontata Erodiade che danza in mezzo a un branco di porci, dall'altra una pallida Madonna della neve. Due modelle: la prima, una misteriosa Signora di cui non si osa parlare che a voce bassa; la seconda, una giovane contadina annegata in uno dei tanti acquitrini della brughiera. Il romanzo è ambientato nella seconda metà del Cinquecento in un paesino dell'alto milanese. La sfrenatezza della festa dei Santi innocenti, il 28 dicembre 1561, fa esplodere rancori covati per anni, riportamdo alla luce pratiche magiche di cui sono vittime i due pittori e che mandano tre donne della famiglia Giulàj davanti all'Inquisitore. |
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Laura Pariani - Di corno o d'oro
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Laura Pariani |
Di corno o d'oro |
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Finalista narrativa italiana 1994 |
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Sellerio, 1993 |
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«Le date, per me, sono essenziali per costruire i miei personaggi, che non vivono dovunque e sempre. Come lettore, io trovo vuoto e piatto un certo modo di raccontare, i cui personaggi potrebbero esistere da qualsiasi parte, a New York come a Milano, in una condizione più teorica che reale. Per me - per me scrittore intendo - non è così. Io devo vedere i miei personaggi in uno spazio e in un tempo precisi, altrimenti non riesco a trovare il loro spessore e la loro voce - e con il termine 'voce' non voglio dire solo le loro parole o il loro fraseggiare, ma anche la loro coscienza e il suono dei loro pensieri, che vive ed è immerso in un periodo determinato (la fine dell'Ottocento) e in un ambiente specifico (la valle del Ticino a quell'epoca). Ho un debito verso i luoghi che mi hanno permesso di far esistere i miei personaggi, di vederli muoversi e agire: per Tre gozzi e tre cervelli le rive estive del Naviglio tra Boffalora e Turbigo; per L'organetto la Cúrt dî Bièi sommersa dalla neve, nel paese dove sono cresciuta (o forse dovrei dire: il ricordo della Cúrt dî Bièi, visto che da tempo non esiste più e il suo posto è stato preso da un brutto condominio); per 'l dutùr de la Cassinétta il sentiero che dal canale Villoresi sale a Tornavento, in un pomeriggio autunnale. Quanto ai tempi, debbo molto ai racconti dei miei nonni, alle vecchie canzoni popolari, a certe fotografie sbiadite. Suggerimenti mi son venuti anche da alcuni documenti d'archivio - certo ai margini della storia ufficiale - come una lettera di licenziamento del Comune di Inveruno per una maestra nubile in stato interessante, relazioni di medici condotti sulla pellagra, la richiesta di un sussidio inoltrata alle Ferrovie Nord da Catterina B. ...frammenti, brandelli di storie dimenticate e vaghe, che sillabano immagini e frasi da ripulire, elaborare, ricucire, riempiendone i vuoti. Il bello del lavoro di uno scrittore sta proprio in questo: può riscattare delle vicende che nella realtà sono sempre frantumate e caotiche ...». Laura Pariani |
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Laura Pariani - Milano è una selva oscura
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Laura Pariani |
Milano è una selva oscura |
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finalista 2010 |
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Einaudi, 2010 |
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«Che mi domando e dico: cos'ho mai fatto nella mia vita, oltre a scappare? Il Dante sorride tra sé mentre prova a rispondere... Ché se la vita la fosse un catalogo, potrebbe scriverci: andato in guerra, dato lezioni, emigrato, sposato, diventato padre, ammalato, confinato, letto libri, scritto quatter patanflànn di poesie, viaggiato di notte su un camion per un sacco di riso e una tolla di latte condensato da portare alla Milena, urlato per i bombardamenti, gridato d'allegria nel sole di aprile, venduto libri, perduto il lavoro, finito sotto processo, ben pistaa in la pirotta, camminato... Insomma, una lista lunga, e non sempre di faccende volgari». Ma di tutto questo nella borsa «degli Avanzi» che porta a tracolla restano solo poveri «barlafüs», destinati a finire insieme al Dante «in pasto ai vermi - ipotesi umile - o ai corvi - ipotesi romantica - o agli avvoltoi - ipotesi eroica - o ai piccioni - ipotesi terratèrra». Il Dante si sente diverso dalle altre lingére, che per paura e vergogna non amano mostrarsi e si rintanano nei loro cantucci. A fargli mantenere la testa alta è la cultura di cui nella sua famiglia adottiva si è nutrito fin da piccolo: non ha mai chiesto l'elemosina, e non frequenta neppure il refettorio della San Vincenzo; da quelle «dame del biscottino» «non ci va non ci va non ci va», perché dovrebbe in cambio fare il segno della croce. «Mangià e bev in santa libertà, diga chi voeur, l'è on gust cont i barbìs», scriveva il Porta. Parole sante, secondo il Dante, ché anche il primo dei poeti milanesi «l'era della razza dei poerìtt ma gnücch». Lui preferisce accettare quello che la gente gli offre in cambio di un calembour, di una storia ben raccontata o della recita di una poesia. E sa star bene con gli amici, con cui spartire le cicche e un po' di grappa. Intanto rimescola tra sé e sé riflessioni sul mondo, filastrocche, citazioni, frammenti di ricordi o forse di sogni: «memorie che si somministra da solo col gusto di chi fa un solitario...» Fino a quando il suo destino non si compie nel «punto preciso in cui poggiare l'orecchio per terra di modo da sentire battere il polso della città». |
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Laura Pariani - Il gioco di Santa Oca
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Laura Pariani |
Il gioco di Santa Oca |
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finalista 2019 |
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La Nave di Teseo, 2019 |
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Autunno 1652. Un pugno di uomini, stanchi di subire le angherie dei nobili e dei soldati che razziano i paesi della brughiera lombarda tra una battaglia e l’altra, si raccoglie intorno a Bonaventura Mangiaterra, un capopopolo che affascina i suoi compagni con la Bella Parola, una versione personale e ribelle delle storie della Bibbia. Bonaventura diventa presto una leggenda tra i contadini e i poveri: ha carisma, saggezza e una lingua sciolta con cui predica la libertà, in breve la sua banda cresce di numero e forza, minacciando il potere costituito. Per fermare la rivolta, l’Inquisizione e i nobili della zona schierano infide spie e un esercito poderoso, ma quando riusciranno ad arrivare a Bonaventura, una sorpresa metterà in discussione tutte le loro certezze. Vent’anni dopo, la cantastorie Pùlvara ripercorre le stesse brughiere che hanno vissuto l’epopea di Bonaventura e della sua banda. La donna si era unita in gioventù a quegli uomini valorosi travestendosi da maschio e ora, in cambio di ospitalità, racconta ai contadini le loro imprese. Mano a mano che quelle gesta eroiche rivivono nelle sue parole, Pùlvara si avvicina sempre di più, come in un gioco che diventa reale, al mistero della vita di Bonaventura Mangiaterra. Un romanzo di ribellione e libertà, la storia di un sogno di giustizia e di una donna coraggiosa che sfida le convenzioni del suo tempo. |
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Laura Pariani - L'uovo di Geltrudina
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Laura Pariani |
L'uovo di Geltrudina |
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finalista 2003 |
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Rizzoli, 2003 |
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Silenzi, prima di tutto; come nella sconcertante decisione di suor Assunta di non parlare più. A farla impazzire sono stati davvero gli anni di missione all'estremo sud del Cile, tra le nevi accecanti dell'isola Dawson? E poi le parole frenetiche e terribili, quando nel convento settecentesco di Tradate, sconvolto dall'irrompere di una passione violenta fino al delitto, i cuori si chiudono alla pietà; o quando suor Alice Domon, in una tetra cella dell'ESMA a Buenos Aires, durante il periodo più feroce della dittatura argentina, si trova di fronte "el Cuervo", il suo torturatore. Una storia di silenzi e di voci, grida di dolore e assoluta libertà, portate come dal vento attraverso il tempo e i continenti. |
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Laura Pariani - La perfezione degli elastici (e del cinema)
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Laura Pariani |
La perfezione degli elastici (e del cinema) |
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finalista 1998 |
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Rizzoli, 1997 |
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Molto spesso i registi si sono ispirati a testi letterari. senza preoccuparsi di un'assoluta fedeltà ai modelli. Nella prima sezione del libro, TRASPOSIZIONI, si compie un'operazione inversa: dal film al racconto, trasferendo temi e personaggi, pur nello spirito del testo, in un mondo narrativo particolare, quello di un "profondo nord" selvatico e aspro. Così Boris Karloff, ii Mostro, diventa l'umbriün delle favole lombarde; il goffo Quasimodo impersonato da Lon Chaney - "il piü brutto degli animali brutti della terra dell'acqua e dell'aria, Ia personificazione del deforme, degli anni bisestili, degli errori di Dio" - diviene Biâs, lo scemo di un paese di brughiera del secolo scorso. Allo stesso modo, la mancanza di scelte al femminile, narrata nel film cinese Lanterne rosse, si incarna nella lentigginosa Fèmia, dannata dalla propria maternità illegittima; e il bambino protagonista del bergmaniano Fanny e Alexander vive il suo incontro con il mistero della morte sulle lanche del Ticino nel secondo dopoguerra, al ritmo di Papaveri e papere. Nella seconda sezione, OMBRE, i racconti nascono dal fascino ambiguo di certi personaggi cinematografici. In questo caso la bellezza di Louise Brooks, i toni ribelli di James Dean, il carattere beckettiano dell'ultimo Buster Keaton diventano maschere, dietro le quali Ia mente dello spettatore parte alla ricerca del proprio introvabile io con un personale "viaggio al termine della notte", in un tempo emozionale/simbolico, retrocesso/immobile, come quando si sogna o si abbraccia la persona amata. NOSTALGIE, la terza sezione, ricrea l'atmosfera dei cinemini anni Cinquanta, il piacere dell'identificazione coi gesti degli attori: gli slanci dell'acrobatico Weissmuller e i rituali dell'ordine del grasso Ollio. Proprio da questa intensa soddisfazione narcisistica della visione cinematografica, perfetta sostituzione del godimento infantile, nasce l'eterna magia del cinema. |
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