Visualizzazione post con etichetta Mario Lunetta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mario Lunetta. Mostra tutti i post

Mario Lunetta - I ratti d'Europa





Mario Lunetta

I ratti d'Europa

Candidato 1977

(Edizione Lampi di Stampa, 2012)

 

Pubblicato dagli Editori Riuniti nel 1977, "I ratti d'Europa" esce mentre si sta esaurendo la spinta antirealistica delle neovanguardie: il romanzo di Mario Lunetta (poeta e finissimo critico, oltre che narratore) risente delle tendenze contrapposte di un realismo e di un impegno politico severi e di un desiderio costante di novità stilistica e letteraria. Lo segnala già quel titolo, nell'ambiguo "ratti" (topi o rapimenti?). Il suo protagonista, Omar Nepero (Omar, anagramma di Roma, Nepero forma italianizzata del nome del matematico scozzese Napier), esce di casa a Roma per una serie surreale di avventure, incontri, spettacoli orridi che sembrano mimare il peggio della società del secolo scorso, ancora molto attuale.

 

 



Mario Lunetta - Puzzle d'autunno





Mario Lunetta

Puzzle d'autunno

Candidato 1989

(Edizione Camunia, 1989)

 

Un romanzo sulla nevrosi della mondanità. Storia di un critico cinematografico coinvolto in una spirale sentimentale e criminale dove mannequins, attrici, cantanti, scrittori, produttori e killers si presentano come emblemi dell'ambiguità, anzi della doppiezza. Un thriller psiconirico orchestrato su coincidenze misteriose, premonizioni, trame ambigue e segnali occultistici. Una vicenda ritmata dalle notizie di disordini e massacri polacchi, libanesi, israeliani/palestinesi, afgani e da messinscene erotiche e arrivistiche tra conferenze e cocktails. Un carosello di donne bellissime e desolate, l'abbacinante apparizione di Marlene Dietrich, una colazione felliniana nella villa di Gore Vidal, corteggiamenti infidi e violenze mafiose tra Siracusa, Roma, Forte dei Marmi, San Gimignano, Vinci, Sabaudia e Ravello. Il puzzle fatuo e luttuoso, organizzato da Mario Lunetta con scatenata immaginazione iperrealista/surrealista e modellato con una scrittura sincopata di grande forza visionaria e ritmica, si trasforma pagina dopo pagina in un'allegoria grottesca (alla Bunuel) sulla perdita d'identità (sull'inconsistenza) della cultura consumistica metropolitana.