Visualizzazione post con etichetta Neri Pozza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Neri Pozza. Mostra tutti i post

Neri Pozza - L'ultimo della classe



Neri Pozza

L'ultimo della classe

finalista 1986

Marsilio, 1986

 

Un secolo che ormai volge al termine, dopo essere stato vissuto, mentre viene vissuto, attende ancora di essere conosciuto e quindi inteso in una prospettiva che ormai si fa storica. Le pagine di letteratura, di testimonianza, di riflessione che qui si raccolgono possono aiutare a ripensare il '900 al di là degli schemi, delle periodizzazioni e dei pregiudizi. Allo scopo valgono inediti preziosi, sorprendenti riscoperte e naturalmente anche i testi di oggi, giacché il cammino non è compiuto.

 

Neri Pozza - Processo per eresia



Neri Pozza

Processo per eresia

finalista 1970

Vallecchi, 1972

 

Queste storie di fantasia prendono spunto da larve di documenti o addirittura da dipinti di particolare suggestione. Ma si tratta in ogni caso di semplici pretesti che servono all'autore per inventare di sana pianta casi e vicende; per «romanzare» a fondo la, storia oscura e controversa di personaggi che stanno al centro della storia dell'arte italiana e della Controriforma. Eretici, per antonomasia, gli artisti; da Giorgione all’Aretino, dal Bassano al Veronese e al Palladio. Proprio nel racconto che dà il titolo al volume è riportato uno dei documenti più clamorosi della Controriforma: il processo al Veronese per la Cena del Signore. Grandeggia, nei racconti, Venezia: col quadro della città colpita dalla peste (Donna della Dalnazia), o lumeggiata affettuosamente dal Cima (Tornare a casa), o attraversata dalle burrasche (La modella del Tintoretto). E appare Vicenza attraversata dal Palladio e dal Magagnò, fino alla notte di tempesta, dove l’architetto è colto dal presagio della sua morte. Sono le città dove l’autore di queste storie vive e lavora, immagini di un mondo avviato alla rovina. Non va sottaciuta la singolare novità stilistica delle nove storie qui pubblicate, l'impasto di lingua e dialetti, liberamente trascritti proprio in nome di quella crisi delle varie parlate venete, a proposito della quale l’autore osserva: « Nessuna delle province venete ha salvato l’unità del proprio dialetto, nemmeno a livello di paese ‘in capo al mondo’... Così, dal dopoguerra ad oggi, il dialetto subisce tutti gli attentati di una falsa mentalità borghese e neo-borghese, che italianizza i costrutti e quindi i caratteri fonici delle parole, dei nessi, delle forme idiomatiche; in una parola ne distrugge le forme e le strutture secolari come quelle di un modo di comunicare di estrazione bassa e inferiore ». Ma naturalmente né la creativa sperimentazione dialettale né la delicata e ingegnosa rievocazione fantastica di un periodo di storia e vita tra i più favolosi della nostra tradizione bastano a rendere ragione della forza dello scrittore. Neri Pozza ci sì rivela. narratore di prim'ordine, con un suo originale timbro di realismo poetico. Tutti gli elementi che egli raccoglie e trasfigura nella sua fedelissima premura della realtà si concludono nell'angoscia sottile del contrasto eterno che vede fronteggiarsi la verità segreta del vivere e gli obblighi del vivere: contrasto che gli artisti, nella loro purezza di cuore, sentono con una loro grazia malinconica e pur fiduciosa, e che il narratore artista sa esprimere nel suo infinito chiaroscuro.