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Paolo Volponi |
Il sipario ducale |
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Vincitore narrativa 1975 |
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Garzanti, 1975 |
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«Il sipario ducale» è stato, nel '75, l'avvio di una nuova fase nella narrativa di Volponi. Lo scrittore abbandonava la forma anche esteriormente piu diretta della prima persona, non per dimettere, ma anzi per offrirsi una maggior libertà di intervento e di giudizio. Tutto ciò sembrava richiesto da una materia incandescente, anche temporalmente concentrata (la storia dura nella misura classica di pochi giorni) in una data: quella cruciale del 12 dicembre 1969, con lo scoppio della bomba in piazza Fontana a Milano. Tuono che echeggia, qui, nella remota Urbino, microcosmo rinascimentale velato da un sipario che tutto copre, e attutisce forse, ma sotto cui fermentano l'utopia e la ribellione. L'evento agisce su due mondi diversi: quello del giovane conte Oddino Oddi-Semproni, attorniato da un insensibile coro di zie, e quello di una coppia di anarchici, il professore Gaspare Subissoni, visionario insoddisfatto, e la sua compagna Vivés. Esso pone, come sempre, Volponi a lottare con la sua opera e con i suoi personaggi, e a provocare uno scontro del lettore con la sua pagina. Romanzo intenso d'amore e di storia, «Il sipario ducale» rimane come un'opera di profonda passione e di tensione anche stilistica, quasi incapace di contenere il flusso del racconto e del furore. |
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Paolo Volponi - Il sipario ducale
Paolo Volponi - Le porte dell'Appennino
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Paolo Volponi |
Le porte dell'Appennino |
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Vincitore poesia 1960 |
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Feltrinelli, 1960 |
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Volpóni, Paolo. - Scrittore (Urbino 1924 - Ancona 1994). Esordì come poeta (Il ramarro, 1948), ma è noto soprattutto per aver affrontato nei suoi romanzi (Memoriale, 1962; La macchina mondiale, 1965; Corporale, 1974) il tema dell'alienazione dell'uomo nella civiltà industriale, con risultati di novità e felicità espressiva. Tra gli altri romanzi: Il sipario ducale (1975), Le mosche del capitale (1989). Lavorò per l'Olivetti (1950-71), poi per la Fiat (1972-75), nell'area delle inchieste e relazioni sociali, anche con mansioni dirigenziali; senatore (1983 e 1987) nelle liste del PCI e (1992) del PRC. Esordì con raccolte di poesia (Il ramarro, 1948; L'antica moneta, 1955; Le porte dell'Appennino, 1960), che da modi tipicamente post-ermetici evolvono verso la forma del poemetto narrativo, preannunciando la svolta verso la prosa che maturerà negli anni Sessanta. Con i romanzi Memoriale, La macchina mondiale e Corporale, V. affrontò il tema dell'alienazione dell'uomo nella civiltà industriale, oscillando tra l'accezione sociologica del fenomeno e l'accezione clinica, tra un senso di frustrazione e quello di una follia identificabile a tratti con la visionarietà poetica, capace di attingere il mistero delle cose; con risultati, tuttavia, di novità e felicità espressiva, esemplari non solo nel campo del romanzo-saggio. Seguirono Il sipario ducale, ambientato a Urbino, e, liberamente e felicemente ispirato agli schemi del romanzo avveniristico, Il pianeta irritabile (1978). Più legati a tematiche dell'adolescenza e agli anni di formazione durante e dopo il fascismo i romanzi, lirici o tragico-lirici, Il lanciatore di giavellotto (1981) e La strada per Roma (1991, ma risalente ai primi anni Sessanta), mentre Le mosche del capitale ripropone il confronto tra l'universo chiuso e spietato del potere industriale e la realtà della fabbrica e della città. La vocazione lirica di V. è testimoniata, oltre che dalla silloge di Poesie e poemetti 1946-66 (1980), dal volume Con testo a fronte (1986), che raccoglie la produzione poetica degli anni tra il 1967 e il 1985, e dalla sua ultima raccolta di versi, Nel silenzio campale (1990); la sua presenza nel dibattito culturale dal volume di saggi e articoli Scritti dal margine (1994). Nel 1995 è apparso Il leone e la volpe. Dialogo nell'inverno 1994, conversazione tra V. e F. Leonetti su temi politici e letterari. Appassionato collezionista, ha donato (1991) alla Galleria nazionale di Urbino un gruppo di dipinti (secc. 14º-17º), in memoria del figlio Roberto. Nel 2011 è stato pubblicato il volume Parlamenti, a cura di E. Zinato, in cui sono raccolti il romanzo incompiuto Il senatore segreto e un'antologia dei discorsi parlamentari dello scrittore, mentre sono state edite nel 2020 le Poesie giovanili, scartate dalle prime raccolte dello scrittore. |
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Paolo Volponi - La strada per Roma
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Paolo Volponi |
La strada per Roma |
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Vincitore 1991 |
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(Edizione Einaudi, 2015) |
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Rimasto inedito per quasi trent'anni, questo straordinario «romanzo di formazione» traccia con classica serenità compositiva e al tempo stesso con febbrile, convulsa inquietudine testimoniale la storia di un giovane che vive il proprio sofferto distacco dall'età dell'irresponsabilità e dei miti come illusoria scoperta di un «modello di sviluppo» capace di affrancare insieme il suo destino e quello della società. Svincolandosi, o credendo di svincolarsi, dall'abbraccio dolcissimo e micidiale della piccola città in cui è nato, egli imboccherà «la strada per Roma», diventando finalmente adulto. Ma nel suo partire e tornare e ripartire, nell'intrico nevrotico delle sue amicizie e dei suoi amori, c'è l'ambiguità tragica, proiettata sul piano di un'esperienza individuale e gloriosamente «romanzesca», di una generazione e di una società che ha visto morire a poco a poco le passioni e le speranze nate subito dopo la guerra. |
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Paolo Volponi - La macchina mondiale
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Paolo Volponi |
La macchina mondiale |
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Vincitore 1965 |
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(Edizione Einaudi, 2015) |
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Anteo Crocioni è un giovane contadino marchigiano degli anni '50. Conosce bene il suo lavoro e l'ambiente in cui vive, ama la moglie, la casa, la terra. Attraverso l'osservazione dei corpi animali e vegetali, le combinazioni di macchine immaginarie, la lettura di testi filosofici e scientifici, le meditazioni solitarie sulle stagioni, e sulle esperienze familiari e sociali, viene maturando la visione di un futuro «armonioso», di una «eterna» e «felice convivenza degli uomini», di una progressiva rigenerazione del mondo: e affida la sua utopia a un Trattato. Gli uomini, sostiene Anteo, «non sono creature del cielo ma macchine fabbricate da altri uomini», che possono e debbono perfezionarsi all'infinito, secondo una nuova filosofia morale. I compaesani, ancora dominati dalla paura e dal sacro rispetto delle istituzioni, lo mettono presto al bando come ribelle e come «matto». Abbandonato anche dalla moglie, che non lo capisce, Anteo va a Roma per cercare di lei e far conoscere il suo Trattato: e lí la vicenda troverà la sua drammatica conclusione. La macchina mondiale (1965) è il secondo romanzo di Paolo Volponi, che vi intreccia magistralmente i temi e i modi espressivi che gli sono cari: il rapporto fra mondo contadino e mondo industriale-cittadino, la carica eversiva dell'ideologia contro i ritardi, le chiusure e le sordità morali della società italiana, la fervida sperimentazione linguistica e stilistica. Per Volponi, come per Anteo, la vera pazzia è di quanti accettano l'infelicità e l'ingiustizia senza accorgersi della possibilità di una vita rinnovata e felice. Come ha osservato Gian Carlo Ferretti, «le pagine piu belle e piú nuove del romanzo sono quelle in cui il motivo della progettazione "scientifica" di Anteo e le sue esperienze dolorose e serene i di ogni giorno diventano momenti di una tenace, drammatica, agonistica e quasi eroica aspirazione a una vita diversa per tutti». |
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