Visualizzazione post con etichetta Vincenzo Cerami. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vincenzo Cerami. Mostra tutti i post

Vincenzo Cerami - L'ipocrita


Vincenzo Cerami

L'ipocrita

Finalista narrativa italiana 1992

Mondadori, 2009


L’ipocrita comprende nove storie i cui protagonisti appaiono tutti impegnati nella rabbiosa ricerca di un ideale, di qualcosa che dia uno scopo al tenace istinto di sopravvivenza che li anima. Giovanni Giudici, nel 1991, quando è uscito per la prima volta il libro, scrisse: “Cerami trova nella dimensione del racconto un’istintiva felicità: ora spietate, ora esilaranti (riuscitissimo L’ipocrita), ora improntate a una sferzante vena moralistica (Il socialista, Il sapone), ora volte a mettere in luce la banale meschinità di situazioni e personaggi (Notte porca, Lo zio), le sue storie si avvalgono di materiali relativamente poveri, più da piccola cronaca che da “romanzesco”, anche se in quasi tutte non manca la scatola a sorpresa di un finale talvolta appena suggerito. Però esse offrono al lettore un dono sempre più raro di questi tempi: il piacere di leggerle, un piacere legato in gran parte all’estrema sorvegliatezza dello stile, dove il “dettaglio superfluo” (il dottor Spasiano che parla guardando a destra e a sinistra, “come Mitterand quando compare alla televisione”) dà luogo a un effetto di naturalezza attuata per via d’artificio in cui sta l’essenza del saper scrivere”.

 

Vincenzo Cerami - Fantasmi





Vincenzo Cerami

Fantasmi

Candidato 2001

(Edizione Einaudi, 2005)

 

Sullo sfondo di un amore difficile c'è il mondo difficile di oggi. Morena non riesce ad amare perché nessuno vuole essere amato. E lei non si rassegna all'ipocrisia. L'uomo che ha amato da sempre si è dissolto nella folla per inseguire i suoi fantasmi di musicista. E lei da tempo se ne va in giro, naviga sul mare di questi anni, di città in città, di quartiere in quartiere, per cercare un approdo. Attorno a lei ruotano altri personaggi. Ma solo Morena riuscirà a trovare una terra ferma ove fermarsi, accogliendo con indulgenza il caso, la violenza degli uomini e i doni del loro destino.