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William Burroughs - Terre occidentali


 

 

 

 

 

 

 

 

William S. Burroughs

Terre occidentali

The Western Lands, 1987

serie The Red Night Trilogy

# 3

SugarCo, 1990

 

Pubblicato nel 1987, "Terre occidentali" chiude latrilogia composta da "Le città della notte rossa" e "Strade morte", assumendo su di sé tutto il valore di testamento spirituale e artistico del grande narratore americano. Ispirandosi all'antichissimo Libro dei Morti egiziano, Burroughs esplora il tema dell'immortalità con continue deviazioni spazio-temporali, compiendo un viaggio che è anche meditazione profonda sul significato della solitudine, della vita e della morte.

 

William Burroughs - Strade morte


 

 

 

 

 

 

 

 

William S. Burroughs

Strade morte

The Place of Dead Roads, 1983

serie The Red Night Trilogy

# 2

SugarCo, 1994

 

Strade morte si apre nell'anno 1899, nel cimitero di Boulder, nel vecchio West, dove si affrontano con le armi in pugno Mike Chase e William Seward Hall, il protagonista. Chi sono questi due uomini e perché avviene il duello sono domande a cui il romanzo darà una risposta alla fine, dopo un affascinante vagabondaggio circolare nel tempo e nello spazio. La scrittura è quella del miglior Burroughs: selvaggiamente inventiva, surrealistica, spesso di un raggelante umorismo.

 

William Burroughs - Il pasto nudo


 

 

William Burroughs

Il pasto nudo

Naked Lunch, 1959

 

Adelphi, 2001

 

Con questo romanzo William Burroughs rivelò di essere – nelle parole di Norman Mailer – «l’unico romanziere americano vivente a cui si possa plausibilmente attribuire genio». Qui per la prima volta, in anni (era il 1959) in cui questi temi e queste realtà venivano generalmente sottaciuti, Burroughs ci offre il racconto allucinato dell’inferno di un tossico. Lacerato tra la necessità impellente della «roba» e il richiamo molesto della carne, braccato da poliziotti e spacciatori, Lee, il suo Doppio, trascorre le giornate in sordidi luoghi pervasi dai miasmi del corpo e dalle fobie della mente. Scavando nelle proprie ferite con l’acume della paranoia e un’acrobatica inventiva stilistica, Burroughs tratteggia, sfrontato e perentorio, un ritratto dell’America all’acido fenico, un ritratto cui la vita quotidiana – oltre che il cinema e la letteratura dell’orrore – ha tentato con gli anni di adeguarsi. L’America di Burroughs è schiava dell’«algebra del bisogno», dominata da una inveterata forma di «dipendenza» che affonda le radici nei tessuti di corpi fantasmatici e nelle cellule di cervelli in sfacelo. Pasto nudo è la prima mappa di questa nuova terra in continua espansione.