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Aldo Rosselli - La famiglia Rosselli: una tragedia italiana


Aldo Rosselli

1992

La famiglia Rosselli: una tragedia italiana


 

Questa biografia atipica e struggente è il racconto di una famiglia ferita dalla Storia, dove le vicende private si intrecciano con quelle dell'Europa e in cui l'autore si confronta con il valore e il peso di una profonda eredità morale. Aldo Rosselli comincia dall'amore tra i nonni Joe e Amelia e prosegue fino al periodo dell'esilio dopo la morte del padre Nello e dello zio Carlo, assassinati dai fascisti a Bagnoles-de-l'Orne nel 1937. Emerge così la forte presenza di Amelia, l'intelligenza e il coraggio dei due fratelli, la condivisione dell'impegno politico, i lutti che hanno trasformato quell'impegno in testimonianza. Più che una ricostruzione storica, "La famiglia Rosselli" è una sorta di evocazione, un flusso d'immagini che lo scrittore estrae dagli epistolari e dalle fotografie, quelle stesse foto che popolarono di fantasmi e interrogativi la sua mente di bambino. In queste pagine non c'è traccia di retorica, ma la capacità di materializzare gesti e volti, la volontà di riallacciare gli ideali e gli affetti, la memoria e la vita, di scavare dentro di sé alla ricerca di frammenti di felicità.

 

Aldo Rosselli - La famiglia Rosselli





Aldo Rosselli

La famiglia Rosselli

Candidato 1984

(Edizione Castelvecchi, 2014)

 

Questa biografia atipica e struggente è il racconto di una famiglia ferita dalla Storia, dove le vicende private si intrecciano con quelle dell'Europa e in cui l'autore si confronta con il valore e il peso di una profonda eredità morale. Aldo Rosselli comincia dall'amore tra i nonni Joe e Amelia e prosegue fino al periodo dell'esilio dopo la morte del padre Nello e dello zio Carlo, assassinati dai fascisti a Bagnoles-de-l'Orne nel 1937. Emerge così la forte presenza di Amelia, l'intelligenza e il coraggio dei due fratelli, la condivisione dell'impegno politico, i lutti che hanno trasformato quell'impegno in testimonianza. Più che una ricostruzione storica, "La famiglia Rosselli" è una sorta di evocazione, un flusso d'immagini che lo scrittore estrae dagli epistolari e dalle fotografie, quelle stesse foto che popolarono di fantasmi e interrogativi la sua mente di bambino. In queste pagine non c'è traccia di retorica, ma la capacità di materializzare gesti e volti, la volontà di riallacciare gli ideali e gli affetti, la memoria e la vita, di scavare dentro di sé alla ricerca di frammenti di felicità.

 

 



Aldo Rosselli - Professione: mitomane





Aldo Rosselli

Professione: mitomane

Candidato 1971

(Edizione Vallecchi, 1971)

 

Il tema della narrativa di Aldo Rosselli, la quale di libro in libro corre su una medesima linea di ricerca, è il tema, classico nel romanzo novecentesco, della identità esistenziale perduta e recuperata con uguale fatica tra le menzogne dei fatti e le illuminazioni della vita. Il Rosselli mette di suo, in questo tema, un'ossessione caparbia, una determinazione implacabile. Il traguardo che si è posto, ambizioso traguardo, è di riuscire a portare il bagaglio soggettivo, autobiografico, viscerale della nevrosi a una spietata oggettività, che la isoli, quella nevrosi, potente e disinnescata, come una forza ineliminabile ma «altra», e che, se non liberi l'«io» da un rapporto connaturato con il nostro tempo, lo liberi per lo meno dalla soggezione, da una morbida complicità. In questo senso egli, nonostante possa ancora dirsi agli inizi della carriera di scrittore, ha già un posto e una fisionomia definiti nel nostro panorama letterario. Nei due primi romanzi, in realtà paralleli (Il megalomane, 1964; Ottoz, 1968), egli si aggirava con la sua prosa insistente, senza grazie formali, tenuta su registri bassi e battenti, per i labirinti dell'ambiguità, riportandone uno sconcerto doloroso, la pena di un mondo nel quale la chiarezza è destinata a rimanere, più che sconfitta, impossibile. In questo Professione: mitomane il processo dell'oggettivazione di cui dicevo all'inizio mi sembra portato molto più avanti. E non solo per la maggiore abilità e maturità tecnica del narratore, ma perché le lusinghe che irretiscono il sempre debole protagonista appaiono ora nella loro giusta luce, spurie e falotiche.