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Alfonso Gatto - La storia delle vittime


Alfonso Gatto

La storia delle vittime

Vincitore poesia 1966

Mondadori, 1966

 

Gatto, Alfonso. - Poeta italiano (Salerno 1909 - Grosseto 1976); praticò da giovane diversi mestieri; collaboratore di giornali e riviste, nel 1938-39, fu, con V. Pratolini, redattore di Campo di Marte, quindicinale fiorentino di "azione letteraria e artistica", a tendenza ermetica. Esordì con una raccolta di liriche, Isola (1932), cui fece seguire: Morto ai paesi (1937), Poesie (1939, nuova ed. 1941), Il sigaro di fuoco, poesie per ragazzi (1945), Il capo sulla neve (1949), Nuove poesie (1950), La forza degli occhi (1954), Osteria flegrea (1962), La storia delle vittime (poesie degli anni della Resistenza, 1966), Rime di viaggio per la terra dipinta (poesie relative a una propria raccolta di tempere, 1969), Poesie d'amore (1973). Nella sua poesia ha dapprima cercato, con risultati incerti, e poi trovato, con esiti sempre più felici, la maniera di accordare l'essenzialità della parola con la sua modulazione canora, le arditezze analogiche di un ermetismo spinto alle estreme rarefazioni con gli echi o le nostalgie della melica settecentesca, di canzonette e ariette alla S. Di Giacomo: conforme alle esigenze del suo gusto, portato a un realismo quasi popolaresco, e insieme alla trasposizione baroccheggiante della realtà in arcane prospettive della memoria. Ha scritto anche La sposa bambina (1943, nuova ed. 1963), prose fra narrative e liriche, e Carlomagno nella grotta. Ques tioni meridionali (1962). È morto in seguito a incidente automobilistico.

 


Alfonso Gatto - La forza degli occhi


Alfonso Gatto

La forza degli occhi

Vincitore 1955

Mondadori, 1954

 

Dalle sue prime poesie che denunciavano reminiscenze dal Pascoli e chiari legami con gli ermetici (Isola, Morto ai paesi...), alle ultime (La forza degli occhi, la madre e la morte) Gatto è passato da un genere di lirica disincantata, rievocativa, formalmente ricercata, ad una lirica di impegno morale e civile, più attenta ai problemi della realtà. Gli è rimasto tuttavia sul fondo un tenace pessimismo sfogato spesso nell'immagine della morte.