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Anita Desai |
Notte e nebbia a Bombay |
Finalisti narrativa straniera 1993 |
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Einaudi, 2016 |
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Baumgartner’s Bombay, 1988 |
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Nella tumultuosa solitudine di Bombay, Hugo Baumgartner, ebreo tedesco arrivato in India ormai da cinquant'anni, si è ritagliato un angolo tranquillo, rinunciando per sempre alla patria e alla sua lingua. Ma nonostante il tempo trascorso, i ricordi tornano ad affacciarsi con dolorosa intensità. L'agiata infanzia in Germania, l'affetto delicato della madre, ma anche la salita al potere del nazismo, la fuga verso l'Oriente. In India, sempre firanghi, sempre straniero, Baumgartner ha imparato quelle poche parole che gli servono per sopravvivere, fino all'incontro con un ragazzo tedesco, un giovane dio del male che segnerà il suo destino. |
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Anita Desai - Notte e nebbia a Bombay
Anita Desai - In custodia
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Finalista |
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1984 |
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Anita Desai |
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In custodia |
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(In Custody |
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Einaudi, 2000 |
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Deven, un modesto e pavido maestro di hindi che ha dovuto abbandonare le lusinghe di Delhi per guadagnarsi una magra esistenza in una desolata cittadina di provincia, ha un’unica consolazione nella vita: la poesia. Luce segreta delle sue mediocri giornate è infatti l’amore per la grande tradizione poetica urdu, nata nelle sfavillanti corti islamiche dell’India settentrionale e, a dire il vero, ormai un po’ appannata dai rivolgimenti della storia. Un giorno, finalmente, proprio la poesia urdu sembra offrire a Deven un’inattesa possibilità di riscatto, quando per caso si ritrova insignito del glorioso incarico di intervistare addirittura il massimo vate di Delhi, l’anziano Nur. Ma il povero insegnante scoprirà, suo malgrado, che la missione pullula di insidie. La poesia urdu, fra donne ferine e comprimari debosciati e infidi, ancora si nutre degli intrighi di corte, e non mancano, per di più, i rischi tutti moderni dell’incontro con la tecnologia: che cosa potrà mai ottenere il debole Deven facendo il suo ingresso in un mondo, per lui, così sbalorditivo ed esigente? Pirotecnico, comico e al contempo malinconico, questo geniale romanzo mette a confronto contemporaneità e passato, dandocene un ritratto spettacolare. |
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Anita Desai - Digiunare, divorare
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Finalista |
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1999 |
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Anita Desai |
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Digiunare, divorare |
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Fasting, Feasting |
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Einaudi, 2005 |
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Uno scialle e una confezione di tè vengono spediti a un giovane indiano che studia in America, per confortarne il soggiorno lontano da casa con la familiarità del loro calore e dei loro profumi. Nello spazio di tempo impiegato dal pacco per raggiungere Arun, la sorella maggiore Uma affronta una nuova caldissima estate con gli anziani genitori, nella polverosa casa di famiglia. Distanti migliaia di chilometri due mondi si specchiano in un rovesciamento per molti aspetti solo apparente. Uma e Arun hanno caratteri molto simili: l’indolenza che li accomuna affiora dietro i loro diversissimi destini. Come maschio Arun ha ottenuto il privilegio di un’istruzione americana, come femmina Uma ha fallito due matrimoni combinati, «sperperando» la dote due volte, come non manca di rimproverarle il padre. Dal mondo che li circonda, che capricciosamente li spinge alla rinuncia o all’eccesso, a digiunare o a divorare, non vogliono altro che essere lasciati in pace. Uscendo dalla porta di servizio, senza alzare la voce, con una silenziosa dignità. |
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Anita Desai - Chiara luce del giorno
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Finalista |
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1980 |
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Anita Desai |
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Chiara luce del giorno |
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Clear Light of Day |
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Einaudi, 1999 |
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In una decrepita, grande casa della vecchia Delhi si ritrovano, a distanza di alcuni anni dal loro ultimo incontro, due sorelle non piu giovani, Bim e Tara. La prima, nubile, è rimasta a vivere nella casa di famiglia, sempre piu disordinata e cadente, e che tuttavia, nella sua polverosa quiete, mostra una segreta, bizzarra, vitalità. La seconda ha sposato un diplomatico, ha viaggiato molto e vive ormai da anni negli Stati Uniti. La casa e il giardino sono lo spazio concluso entro il quale si svolge tutta la vicenda. Nella veranda dove oggi conversano le protagoniste ormai adulte, in un fluire ininterrotto di ricordi, spesso tristi e dolorosi, si muovono e conversano gli altri membri della famiglia, coloro che, ora animandola, ora frustrandola, hanno segnato l’infanzia e la giovinezza delle due donne: gli amati fratelli Raja e Baba; i genitori, freddi e distaccati giocatori di bridge; zia Mira, che ha allevato tutti loro, e che è forse il personaggio piú tragico e simbolico di tutto il romanzo; infine i domestici, e i cani e i gatti. Sullo sfondo che permea tutta la storia famigliare, l’India subito dopo l’indipendenza (1947), il dramma della Partizione e dei profughi, gli assurdi massacri di musulmani e hindu al confine tra India e Pakistan, il giorno dell’assassinio di Gandhi… In una circolarità che è quella della storia e delle esistenze umane nella tradizione hindu, il racconto si conclude sulla stessa veranda in cui è incominciato, alludendo alla ricomposizione del legame tra passato e futuro, di cui il presente, e il racconto, sono soltanto un piccolo anello. «Da un pugno di ricordi, da un patchwork di sogni, giochi infantili e fiabe, Anita Desai ha ricreato l’intero quadro di una cultura e di una società. Il romanzo -come accade solo con i romanzi migliori -ci prende completamente. Ci trasporta cosí profondamente in un altro mondo che cominciamo a temere di non riuscire a uscirne» (Anne Tyler, autrice di Turista per caso). |
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