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Arrigo Benedetti - Il ballo angelico



Arrigo Benedetti

Il ballo angelico

finalista 1968

Mondadori, 1968

 

Poche volte è accaduto a Benedetti di arrivare all’individuazione cosî definita e stringente di un personaggio e di una vicenda, come in questo “ritratto d’artista”. Utilizzando materiali della sua fantasia, dai temi più ombrosamente ambigui ai morbidi paesaggi della valle del Serchio, e obbedendo a una precisa suggestione storica, Benedetti vi è pervenuto mediante una sottile operazione mimetica, rispondente alle sue intime doti di evocazione e di timbro. Nel tessuto del romanzo, che sembra ricomporre le fila di una realtà più ascoltata che vista, non sarà difficile cogliere infatti elementi e misure che riecheggiano la trasposizione “lirica”, l’incantesimo della quarta parete di una scena musicale. Chi è Michele, con la sua personalità invadente e insieme trasognata, il suo volontario esilio, la fuga dal mondo, il rifiuto della storia? Alcuni tratti potrebbero in qualche modo suggerire l’immagine di un celebre “uomo di musica” del recente passato: ma, nella reinvenzione romanzesca, analogie e coincidenze si perdono. La solitudine di Michele, popolata dalle inquietanti ombre che da secoli allignano lungo il Serchio, e dominata dal senso della morte, i suoi schermi privilegiati, il suo amor vitae hanno un valore e un significato emblematici. Chiuso in sé, crudelmente geloso delle proprie fantasie quanto della propria immagine, egli si ritrae dinanzi alla tentazione della realtà e della storia, come certi viandanti d'altri tempi davanti al signore dal piede forcuto. Ma nella sua rinunzia non si annidano altrettanti miraggi, la sua esperienza non si colora delle medesime luci di un “ballo angelico”?

 

Arrigo Benedetti - Il passo dei Longobardi





Arrigo Benedetti

Il passo dei Longobardi

Candidato 1964

(Edizione Mondadori, 1964)

 

Fatti, sentimenti, ideologie colti nell'ambito di una società esemplare di un'epoca e di un costume: dall'indomani della seconda guerra mondiale al 1944; in una città come Lucca, chiusa fra le sue mura e raccolta da secoli in una propria storia particolare. Il lento fluire degli anni, lo snodarsi di avvenimenti grandi e minimi, di cui taluni di dimensione europea, la folla di personaggi della realtà, atmosfere domestiche e paesaggi, le passioni politiche del periodo tra le  due guerre, hanno offerto a Benedetti l'occasione di un indimenticabile ritratto della sua città  Lo scrittore narrante in prima persona e allo stesso tempo oggettivo, diviene come una “voce” interprete di un mondo resuscitato dalla memoria e  all’invenzione. In tal senso Il passo dei longobardi (il nemico in ogni epoca, é sceso in Lucchesia dall'Appennino, da quegli stessi monti da cui derivano le favole e i miti cittadini) è un romanzo storico: sia nel rievocare fatti lontani che rivelano le strette relazioni fra l'Europa e il piccolo Stato mercantile toscano, sia nel registrare vicende del più vicino ieri. Storico, come può esserlo il libro di uno scrittore  essenzialmente lirico, che del vero é portato a cogliere e restituire il senso, non i dati esteriori, e ai personaggi, compreso il protagonista narrante, attribuire un'entità per più versi fantastica. Una ricostruzione, si potrebbe dire, filtrata dal ricordo, ma assunta come quadro di un'epoca alla luce dell'immaginazione.