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Domenico Rea - Ninfa plebea


Domenico Rea

1992

Ninfa plebea


 

Nella mitica Nofi di tanti racconti di Rea, nel remoto Medioevo degli anni precedenti la Seconda guerra mondiale, in un umile basso del miserabile quartiere del Bùvero, ha inizio l’educazione sentimentale di Miluzza, l’adolescente, poco più che bambina, protagonista di questo romanzo. Disgrazie della virtù e fortune del vizio, in un pezzo di mondo fra paradiso e inferno perduto, incrociano trappole sul suo impervio cammino. Ma Miluzza, che è pura vita, puro istinto, puro candore alla deriva, le attraversa tutte con intrepida innocenza. Ninfa plebea è il secondo romanzo della quasi cinquantennale carriera di Domenico Rea, ed è forse il libro che meglio ne rappresenta gli umori inconfondibili, la grande carica vitale, l’animo fieramente, aristocraticamente popolare. Narrandoci la storia di Miluzza, e il formicolare di esistenze che le ruotano attorno come satelliti di un astro solitario, Rea spalanca una porta nascosta sul passato italiano che si vorrebbe censurare. Ne scruta ogni angolo, fruga nella corporeità debordante di ogni atto, di ogni parola, solleva con impietosa pietas i veli tessuti in così pochi anni da una memoria fraudolenta. Un breve ma poderoso affresco: il ritratto veridico di un’epoca e di un mondo che soltanto la maestria di un grande affabulatore alla Basile poteva comporre.

 

Domenico Rea - L'ultimo fantasma della moda


Domenico Rea

1992

L'ultimo fantasma della moda


 

Tutto era fatto a mano ed esigeva complessi, deliziosi rituali di decisione, scelta della stoffa, prima prova, seconda e terza prova dal sarto personale: confezionato l'abito, si trovava il difetto. Ma era il tempo in cui un vero signore non avrebbe mai indossato un vestito che non avesse almeno un piccolo difetto, poiche la perfezione era considerata un fenomeno di massa. Con nostalgia leggera come un cashmere e drappeggiando di ironia finissima quel tempo non lontano in cui la cravatta era un principio di ordine morale, Domenico Rea illustra in questo galateo da tasca tutti i canoni dell'eleganza classica maschile e, facendo la storia del guanto, del bottone, della camicia o del bastone da passeggio, oppone allo sciatto appiattimento casual dei nostri giorni senza fantasia il piacere sensuale di una mise ben intonata e la felicità vivida di una prosa policroma che, fingendo di dare precetti austeri sulla volubile arte dell'abbigliamento, conduce alla smagliante evocazione dell'ultimo fantasma della moda.

 

Domenico Rea - Crescendo napoletano


Domenico Rea

1990

Crescendo napoletano


 

"Natale per i napoletani è l'appuntamento con un sogno", un sogno umano che oggi resta come una memoria variopinta in fondo ai riti vuoti di un Natale da grandi magazzini. Un tempo, ma non tanto tempo fa, per esempio in un 1938 ancora ignaro di un'altra guerra mondiale e popolato di signori in paglietta e di scugnizzi scalzi, a Napoli il Natale cominciava in autunno, quando le donne radunate in casa a ricamare ascoltavano storie di streghe e di prodigi, preparandosi a compiere l'annuale magia di imbandire un cenone a tutti i costi. La tombola, il presepe, l'abbondanza barocca di quei giorni di festa alimentare oggi sembrano favole lontane, e il prodigio più grande è far rivivere, come fa Rea, i colori, i profumi, i sapori di un mondo tutto intero in poche pagine, scintillanti, ricchissime di timbri musicali.

 

Domenico Rea - Gesù, fate luce


Domenico Rea

Gesù, fate luce

Vincitore narrativa 1951

Mondadori, 1951

 

Nofi, Napoli e provincia, tra il fascismo e la partenza degli Alleati dal Sud, sono lo sfondo dei dodici racconti che compongono questa silloge, pubblicata per la prima volta nel 1950. Sono storie che parlano di un'umanità dolente e affaticata colta nella sua quotidianità: la coppia che litiga scomposta, il mutilato finto-zoppo che sbarca il lunario sotto i fascisti, il mendicante che sfama i suoi rubando dalla cantina di un convento, la passione selvaggia e rovinosa di un contadino per una coetanea. Con una scrittura scabra ma trepidante, Domenico Rea illumina ora lo sguardo di un uomo, ora la tensione di un sentimento, ora il vociare di un cortile, riuscendo a fondare ogni racconto sul sottile confine che c'è tra tragico e comico.

 


Domenico Rea - Gesù, fate luce





Domenico Rea

Gesù, fate luce

Candidato 1951

(Edizione Teseo, 2020)

 

Speranza e dolore, furore e ottimismo, dialetto e italiano nuovo nel Meridione alla fine della Seconda guerra mondiale raccontati da un narratore scatenato. Domenico Rea, nato a Napoli nel 1921, ha fissato per sempre la vitalità di una realtà eccezionale nel momento di maggiore possibilità di riscatto. Splendore di miseria, violenza e provvisorietà nel mondo campano non ancora del tutto condannato.

 

 



Domenico Rea - Ninfa plebea




Domenico Rea

Ninfa plebea

Vincitore 1993

(Edizione Leonardo, 2002)

 

Nella mitica Nofi di tanti racconti di Rea, nel remoto Medioevo degli anni precedenti la Seconda guerra mondiale, in un umile basso del miserabile quartiere del Bùvero, ha inizio l’educazione sentimentale di Miluzza, l’adolescente, poco più che bambina, protagonista di questo romanzo. Disgrazie della virtù e fortune del vizio, in un pezzo di mondo fra paradiso e inferno perduto, incrociano trappole sul suo impervio cammino. Ma Miluzza, che è pura vita, puro istinto, puro candore alla deriva, le attraversa tutte con intrepida innocenza. Ninfa plebea è il secondo romanzo della quasi cinquantennale carriera di Domenico Rea, ed è forse il libro che meglio ne rappresenta gli umori inconfondibili, la grande carica vitale, l’animo fieramente, aristocraticamente popolare. Narrandoci la storia di Miluzza, e il formicolare di esistenze che le ruotano attorno come satelliti di un astro solitario, Rea spalanca una porta nascosta sul passato italiano che si vorrebbe censurare. Ne scruta ogni angolo, fruga nella corporeità debordante di ogni atto, di ogni parola, solleva con impietosa pietas i veli tessuti in così pochi anni da una memoria fraudolenta. Un breve ma poderoso affresco: il ritratto veridico di un’epoca e di un mondo che soltanto la maestria di un grande affabulatore alla Basile poteva comporre.