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Gino Montesanto |
Così non sia |
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finalista 1985 |
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Rusconi, 1985 |
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Un prete mondano, senza scrupoli, diabolicamente innamorato del potere, del denaro, del successo. |
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Gino Montesanto - Così non sia
Gino Montesanto - Il figlio
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Gino Montesanto |
Il figlio |
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finalista 1975 |
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Rusconi, 1975 |
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l figlio, il romanzo più compatto e rigoroso tra quelli scritti da Montesanto finora, è la storia di una iniziazione o di un pellegrinaggio, verso la paternità, quasi un rovesciamento della parabola del figliol prodigo, ma al tempo stesso denuncia di una assenza, ripulsa e superamento, di un sistema di vita. |
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Gino Montesanto - La cupola
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Gino Montesanto |
La cupola |
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finalista 1966 |
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Mondadori, 1966 |
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Storia di un suicidio morale, La cupola di Gino Montesanto è insieme la storia di un caso di coscienza, un documento di vita italiana e “romana”, un atto d'accusa nei confronti di una società e di un ambiente troppo volentieri trascurati dalla letteratura. Materia privata e materia pubblica si compenetrano in un risultato compatto, e la freddezza della narrazione non si compiace di analisi e introspezioni psicologiche. Nello squallido progredire della propria corruzione, pur invadendo tutta la scena, il protagonista in terza persona è seguito più per quello che vede e fa, che per quello che sente e pensa. Marco Baldoni, cattolico sui trent'anni, subisce la tentazione del potere politico, o meglio del benessere che il sistema del sottogoverno offre a chi accetta di essere utilizzato; sulle prime resiste, per scrupolo morale e anche nella nascosta persuasione che l’intransigenza a sua volta sia profittevole, poi, a poco a poco si accorge che per sopravvivere nel perbenistico mondo di falsi crociati, traffichini, funzionari laici e no tra i quali si muove non c'è che l'integrazione nel sistema. Appena con un brivido, Marco arriverà all’agghiacciante conclusione che qualsiasi resistenza morale, qualsiasi innocenza protestataria non sarebbero niente di più, alla fine, che un sogno di impotenza mondana. |
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Gino Montesanto - Cielo chiuso
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Gino Montesanto |
Cielo chiuso |
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Candidato 1957 |
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(Edizione Diabasis, 2005) |
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Sono lontane le giornate del giugno 1940, quando Mussolini era sceso in guerra con tanta baldanzosa sicumera contro Francia e Gran Bretagna. Il conflitto si rivela lungo, penoso, intessuto di sconfitte e umiliazioni. Il paese, cui era stata promessa una vittoria facile, è perplesso, il morale dei cittadini incrinato mentre la loro insofferenza ai disagi risulta acuita. In questa atmosfera tesa e pesante, l'autore punta l'obiettivo su tre personaggi. Due giovani fratelli, fascisti convinti, partiti volontari, via via che gli eventi volgono verso il disastro, maturano la loro esperienza. Quando per gli eventi bellici il paese si spacca in due, essi finiscono per trovarsi in campi contrapposti. Tra loro, una donna, Giuliana, appassionata e generosa, non ha dubbi quando deve scegliere tra la violenza di un gruppo di carnefici e i primi segni di giustizia, di riscatto che si levano dalle file partigiane. Tra personaggi così modesti ma significanti, compaiono anche figure politiche di primo piano: Mussolini, Vittorio Emanuele III, Badoglio. Il “duce”, prima in una ennesima celebrazione guerresca, l'aspetto fiero e lo sguardo allucinato; poi, solo, immusonito, mentre scorre un fascio di missive, portatrici tutte di notizie raggelanti. Badoglio e il re, al sud, ombre fuggiasche di una monarchia agonizzante. La conclusione, pietosa, mette ordine e fissa le immagini dei protagonisti nel momento in cui, pur tra divisioni e dissidi, si ritrovano vicini. Nella bufera, tra lacrime e sangue, sono ancora le virtù umane a lasciar trapelare una luce di speranza. |
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