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Giuliano Gramigna - Un destino inutile


Giuliano Gramigna

Un destino inutile

Vincitore Opera prima 1959

Ceschina, 1959

 

Ci sono invece, oggi meno di ieri, i critici la cui sensibilità anticipa i tempi. Giuliano Gramigna, che per una vita scrisse per i quotidiani (soprattutto per il «Corriere», ma anche per «Il Giorno»), era di questi. Se n’è andato dieci anni fa in punta di piedi, coerente con il suo stile elegante e discreto. Alcuni, alzando il sopracciglio, lo assimilano alla critica para accademica, troppo filologica, troppo strutturalista, troppo psicoanalitica, troppo tecnica, troppo faziosa, troppo pesante, troppo tutto e soprattutto poco brillante. Oggi la brillantezza vince. Tra ridente brillantezza e onesta serietà non c’è partita. Si lasciò attraversare dalla filologia, dallo strutturalismo, dalla linguistica, dalla psicoanalisi, prendendo il buono dove c’era, consapevole che bisognava possedere i ferri del mestiere.

 

Giuliano Gramigna - Marcel ritrovato



Giuliano Gramigna

Marcel ritrovato

finalista 1969

Rizzoli, 1969

 

Già il titolo lascia intendere l’amore di Gramigna per Proust (troveremo: «sebbene creda in Proust più che in Gesù»), e quando si comincia a leggere il romanzo è proprio il grande autore francese che si respira in ogni pagina. La scrittura assimila un tale amore. I tempi sono lenti, la narrazione quieta. Le descrizioni degli ambienti, ed in specie dei salotti mondani vacui e pettegoli sono decisamente proustiani. L’omaggio a Proust si manifesta anche con l’uso frequente di parole ed espressioni francesi. (Pagina Tre, Bartolomeo Di Monaco)