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Shortlist International Booker Prize |
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2016 |
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Elena Ferrante |
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La storia della bambina perduta |
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The Story of the Lost Child |
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serie |
# 4 |
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edizioni e/o, 2014 |
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Storia della bambina perduta è il quarto e ultimo volume dell’Amica geniale, la saga italiana che ha avuto più successo in questi anni, confermando l’autrice, già conosciuta per i precedenti romanzi, come una delle massime scrittrici al mondo. Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e “rinascite”. Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l’altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s’incontrano, s’influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell’altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d’amicizia. Intanto la storia d’Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare. Assieme ai precedenti “capitoli” di questa straordinaria storia – L'amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta – questo quarto conclusivo volume costituisce un’opera letteraria incredibilmente feconda e ispiratrice, un’opera riconosciuta internazionalmente come una delle massime del nostro tempo. |
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Elena Ferrante - La storia della bambina perduta
Jón Kalman Stefánsson - I pesci non hanno gambe
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Longlist International Booker Prize |
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2017 |
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Jón Kalman Stefánsson |
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I pesci non hanno gambe |
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Fish Have No Feet |
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serie |
# 1 |
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Iperborea, 2015 |
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Tutto comincia con l’amore, questa «esplosione solare che ti distrugge la vita e rende abitabili i deserti», ma che con il tempo può raffreddarsi diventando un banale martedì. È allora che Ari, poeta di vocazione ed editore di successo, manda tutto in frantumi, tradisce sua moglie e i tre figli e fugge dall’Islanda. È allora che sua nonna Margrét, un secolo prima, ritorna dal Canada piena di sogni e libertà, si toglie il suo vestito americano per il marito che si è scelta, ma si ritrova soffocata da un villaggio di pescatori che destina l’uomo al mare e la donna a un’inerte solitudine. Ed è l’urgente ricerca di se stessi e della felicità a guidare questa insolita storia famigliare, che procede a flashback nel tempo e attraverso i due angoli opposti d’Islanda, da un arcaico fiordo dell’est alla piana di Keflavík, «il posto più nero del paese», che ha avuto il suo unico periodo di splendore all’epoca della controversa base americana, quando navi cariche di prodotti mai visti venivano accolte come messaggere di nuovi tempi, ponti verso il mondo e la modernità. Una storia di pescatori che vogliono navigare fino alla luna e di astronauti americani che si addestrano all’allunaggio nei campi di lava, di giovani sognatori che scoprono i Beatles e i Pink Floyd e di monelli che assaltano i camion USA per fare scorta di M&M’s. Un romanzo corale in cui tanta voce hanno le donne e la stessa natura parla per raccontare l’anima di un paese, e quel potere delle parole di dare corpo ai desideri e decidere destini, di farci affrontare le acque più insidiose, anche se non sappiamo nuotare, anche se i pesci non hanno gambe. |
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Yoko Ogawa - L'isola dei senza memoria
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Shortlist International Booker Prize |
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2020 |
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Yoko Ogawa |
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L'isola dei senza memoria |
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The Memory Police |
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Il Saggiatore, 2018 |
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In un tempo non precisato, su un’isola senza nome l’intera popolazione progressivamente smette di ricordare. Come per un’inspiegabile epidemia della memoria, sparisce l’idea di qualcosa, quindi sparisce la cosa stessa. Un giorno dopo l’altro, l’epidemia colpisce tutto e tutti. Nottetempo un guizzo inatteso, e gli uccelli è come se non esistessero più: cancellati dalla mente, vibrano nell’aria come meteore senza senso. Che cos’erano le fotografie e i francobolli, cosa i frutti del bosco e le caramelle? Che cos’era il suono del carillon, cosa il profumo delle rose? Dimenticati, i fiori vengono gettati nel fiume, per sbarazzarsi di ciò che è inutile oramai. Gli abitanti dell’isola non ricordano più i traghetti, non sanno più andarsene. Gli abitanti dell’isola non ricordano più la funzione di gambe e braccia, non sanno più muoversi. Gli abitanti dell’isola bruciano i libri su un rogo per disfarsi di quegli oggetti di carta che nessuno è in grado di usare. La Polizia Segreta vigila sull’oblio collettivo, perseguitando chi, per cause misteriose, non riesce a dimenticare. Vigila e perseguita chi dei libri vorrebbe ancora servirsi, come un’autrice e il suo editore, impegnati a difendere la memoria attraverso la narrazione scritta, ultimo baluardo contro la cancellazione della coscienza. Nell’Isola dei senza memoria di Yoko Ogawa la dimenticanza si fa regime totalitario, sistema di sorveglianza, come nelle migliori distopie e nelle peggiori deviazioni del reale. Una fiaba allegorica e oscura, terribilmente vera, sul potere della memoria e la devastazione generata dalla sua perdita, che equivale alla perdita dell’umanità; sulla speranza della letteratura come ultima traccia del nostro labile passaggio sulla Terra. Yoko Ogawa scrive così il surreale libro nero di un mondo in cui il divenire è svuotamento e la vita persecuzione; in cui alienazione e separazione dal senso sono le uniche costanti nel buio grottesco della natura umana. |
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Fernanda Melchor - Stagione di uragani
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Shortlist International Booker Prize |
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2020 |
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Fernanda Melchor |
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Stagione di uragani |
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Hurricane Season |
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Bompiani, 2018 |
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La Matosa è un villaggio di poche anime nella provincia messicana più remota. Lontano da tutto, persino dall’umanità stessa. Su strade di terra battuta si intrecciano le vite di uomini e donne che ogni giorno affrontano violenza, crudeltà, dolore, senza smettere di sperare in attimi di luce. Tutto inizia con la scoperta di un cadavere, un corpo abbandonato in un canneto. A scoprirlo è un gruppo di ragazzini in cerca di avventure che finisce però per inciampare nella morte. In un alternarsi di voci il corpo riprende vita: ha le fattezze della Strega, una fattucchiera di paese la cui identità è avvolta nel mistero, che cura i mali del corpo e dello spirito di chi le si affida. Si dice che nella sua casa sia nascosto un tesoro: ed ecco innescarsi una spirale di eventi alimentati dalla sete di denaro. Ispirandosi a fatti realmente accaduti, Fernanda Melchor ricrea un mondo lontanissimo nello spazio ma che potrebbe nascondersi nel cuore oscuro di ogni paese, città o quartiere, un mondo in cui tutti cercano pace ma trovano efferatezza e disperazione. |
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Daniel Kehlmann - Il re, il cuoco e il buffone
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Shortlist International Booker Prize |
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2020 |
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Daniel Kehlmann |
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Il re, il cuoco e il buffone |
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Tyll |
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Feltrinelli, 2019 |
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Non si sa se Tyll Ulenspiegel sia realmente esistito, ma dal Medioevo questa specie di Peter Pan tedesco, questo giullare che getta scompiglio, buffone di corte che si prende gioco dei potenti, è entrato nella tradizione popolare tedesca e, almeno in parte, europea. Daniel Kehlmann racconta il suo Tyll. Un bambino mingherlino nato nel piccolo villaggio di Ampleben, nel Nord della Germania, nel Diciassettesimo secolo, poco prima dello scoppio della Guerra dei trent'anni, che scappa dopo che suo padre viene bruciato con l'accusa di stregoneria. L'apprendista acrobata che, presa la via della strada, diventa il funambolo che balla in bilico sulla fune, incanta e irride gli astanti. Il giullare irriverente voluto da tutti, che finisce alla corte del Re d'Inverno, re che è durato il tempo di una sola stagione. E i tempi sono assai duri, imperversano il freddo, la fame e la guerra. L'Europa si è lasciata andare al sonno della ragione. Sulla strada impervia, Tyll, accompagnato dall'amica sorella Nele, tra boschi stregati, pentacoli e quadrati magici, incontra molte celebrità della sua epoca, come il dottor Fleming che scriveva poesie in tedesco, lingua ancora non formata, Athanasius Kircher, gesuita alla ricerca di un drago con il cui sangue vuole creare una medicina contro la peste, la regina di Boemia, Wallenstein e il re di Svezia Gustav Albert Wasa, circondato dai suoi rudi soldati sul campo di battaglia. |
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Shokoofeh Azar - L'illuminazione del susino selvatico
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Shortlist International Booker Prize |
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2020 |
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Shokoofeh Azar |
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L'illuminazione del susino selvatico |
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The Enlightenment of the Greengage Tree |
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edizioni e/o, 2020 |
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Iran 1979. La famiglia di Bahar è un’eccentrica dinastia di mistici, poeti e filosofi che fugge da Teheran allo scoppio della Rivoluzione. Segnata da un terribile lutto – a raccontare la storia è il fantasma di Bahar stessa, arsa viva in un rogo in una sommossa –, si rifugia tra i boschi del Mazandaran, lontano da uomini e strade. Lo sperduto villaggio di Razan li accoglie all’ombra delle sue foreste millenarie fra spettri, prodigi, vecchie leggende e le rovine di un antico tempio zoroastriano. Nel giro di un decennio, però, i tentacoli della nuova Repubblica Islamica giungono fino a loro, portando morte e distruzione, guerra e fanatismo, e spezzando per sempre l’equilibrio tra il mondo dei vivi e gli esseri della foresta. Anche la famiglia di Bahar verrà travolta e divisa, e ciascuno dei suoi componenti dovrà andare incontro da solo al proprio straordinario destino. Poetico e dolente, L’illuminazione del susino selvatico è un’opera che affonda le sue radici nel rito stesso del racconto, nel bisogno umano del mito, contrapposti come unica possibilità di salvezza all’ottusa brutalità del regime. Il ritratto di un’epoca e di una nazione sradicate con violenza dalla propria storia, scisse tra dolore e memoria, tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Con una lingua potente e immaginifica, capace di rievocare la tradizione della narrazione orale persiana, Shokoofeh Azar ci regala un romanzo di feroce bellezza, confermandosi come una delle voci più intense e originali dell’Iran contemporaneo. |
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Juan Gabriel Vásquez - La forma delle rovine
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Shortlist International Booker Prize |
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2019 |
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Juan Gabriel Vásquez |
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La forma delle rovine |
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The Shape of the Ruins |
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Feltrinelli, 2016 |
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Cosa collega gli omicidi di Jorge Eliécer Gaitán, la cui morte ha spezzato in due la storia della Colombia, e quello di John F. Kennedy? In che maniera un crimine accaduto nel 1914, quello del senatore liberale colombiano Rafael Uribe Uribe, può segnare la vita di un uomo nel XXI secolo? Violenza, omicidi illustri, colpevoli trovati troppo in fretta o scomparsi nel nulla, indagini insabbiate, depistaggi, segreti di stato, menzogne attraversano la storia della Colombia, come la nostra, lasciando dietro di sé rovine e reliquie, vittime e sospetti. Sono un'eredità pesantissima per le generazioni future e la base di un fiorire di teorie cospirative più o meno fantasiose. Nel suo romanzo più importante, Juan Gabriel Vásquez affronta questa inestricabile matassa in prima personadiventando il protagonista di una serrata investigazione nelle pieghe di una spirale di cospirazioni. |
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Olga Tokarczuk - Guida il tuo carro sulle ossa dei morti
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Shortlist International Booker Prize |
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2019 |
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Olga Tokarczuk |
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Guida il tuo carro sulle ossa dei morti |
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Drive Your Plow Over the Bones of the Dead |
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Nottetempo, 2012 |
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Janina Duszejko, anziana insegnante di inglese in un paesino di provincia, e in inverno custode delle case di vacanza nella Conca di Klodzko, ha solo due passioni: gli animali e l’astrologia. Passa il tempo a calcolare l’oroscopo di chi incontra, a tradurre le poesie di William Blake e a cercare di impedire le battute di caccia nella valle, sabotando le tagliole e raccogliendo le trappole. Quando nella zona cominciano a verificarsi morti misteriose, Janina sostiene che si tratti di omicidi, i cui esecutori sarebbero gli animali selvatici, decisi a vendicarsi sugli uomini per la loro violenza. La sua teoria si diffonde nella valle, insieme alla paura. Attraverso la forma del giallo, Olga Tokarczuk ci racconta in modo ironico e grottesco le contraddizioni della responsabilità umana sulla natura e sugli esseri viventi.“Il libro della Tokarczuk gioca con i generi del romanzo e conduce questo gioco con spirito e arguzia”. Frankfurter Allgemeine Zeitung |
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