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Luciano Erba |
Il nastro di Moebius |
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Vincitore poesia 1980 |
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Mondadori, 1979 |
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Èrba, Luciano. - Poeta e saggista italiano (Milano 1922 - ivi 2010). Studioso del Seicento, della poesia simbolista e della letteratura del primo Novecento, E. è stato autore di una poetica che è il frutto della rielaborazione delle esperienze del quotidiano, non scevra però di una vena metafisica. Prof. di letteratura francese all'univ. Cattolica di Milano fino al 1997, nel suo ruolo di scrittore E. ha interpretato con discrezione il ruolo di consapevole epigono della tradizione del Novecento, volgendo a esiti di limpida intelligenza una lezione ermetica alleggerita dal confronto con i maestri francesi del disincanto ironico e delle melodie orecchiabili (da Apollinaire a Prévert) e con una poetica degli oggetti di marca lombarda, secondo l'indicazione di L. Anceschi. Insieme con P. Chiara, E. ha curato l'antologia Quarta generazione. La giovane poesia: 1945-1954 (1954), che di tale linea lombarda ha concretamente disegnato la proiezione moderna. L'ironia, l'allusività, la rielaborazione in forma poetica di materiali derivati sia dall'esperienza quotidiana sia dal proprio percorso di formazione culturale caratterizzano la ricerca letteraria di E. fin dall'esordio (1951) con il volume Linea K., mentre la denuncia della civiltà contemporanea viene mediata attraverso uno scetticismo legato alla consapevolezza dell'impossibilità dell'intervento; oscillante fra concretezza e sottile metafisica, la sua scrittura ha mantenuto nel tempo un'insolita coerenza, come attestano i successivi Il bel paese (1955); Il male minore (1960); Il prato più verde (1977); Il nastro di Moebius (1980); Il cerchio aperto (1983); Il tranviere metafisico (1987); L'ippopotamo (1989); L'ipotesi circense (1995); Negli spazi intermedi (1998); Nella terra di mezzo (2000), raccolta incentrata sulla Cina; Poesie 1951-2001 (2002); Remi in barca (2006). Ha pubblicato, inoltre, i saggi Magia e invenzione (1967) e Huysmans e la liturgia (1971). Nel 2007 gli è stato conferito il premio Antonio Feltrinelli dell'Accademia nazionale dei Lincei. |
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Luciano Erba - Il nastro di Moebius
Luciano Erba - Il tranviere metafisico
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Luciano Erba |
Il tranviere metafisico |
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Vincitore 1988 |
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Scheiwiller, 1987 |
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Luciano Erba definisce se stesso "piccolo borghese" e Raboni: "conservatore illuminato". Del tutto estraneo a qualsiasi movimento culturale e quindi non appartenente a nessuna scuola particolare, rivela così una personalità decisa, un'espressività esclusivamente sua, non confondibile con tendenze e mode epocali. Scrive comi gli dettano il cuore, l'intelligenza e la raffinatezza di pensiero. Predilige "le cose", perché le può "far vivere" e quindi dar loro un senso. E non importa se questa sua particolare scelta crea la diminuzione dell'immaginario in favore della "presa sulla realtà"! Montale diceva: "sostanziale irrealismo", perché in una poetica così "reale", spesso irradiata da lame balenanti di sottile ironia e sfiorata da un velo impalpabile di personale umorismo, si celi una profonda complessità esistenziale, circondata anche da una aureola fatta di malinconia e da una segreta nostalgia per un'epoca perduta fra le spire del tempo impietoso, che fugge, lasciando i "superstiti", cioè i "sopravvissuti" sgomenti, un po' delusi, decisamente non coesi e non volontariamente allineati ad un "modus vivendi" diverso in tutto, accettato ma non condiviso. |
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