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Niccolò Tucci - Il segreto


Niccolò Tucci

Il segreto

Vincitore Opera prima 1956

Garzanti, 1956

 

È il libro che rivelò Tucci agli italiani. Niccolò Tucci, scrive Paolo Milano, «per molti italiani, da almeno vent'anni, è uno scrittore mitico, nel senso che la sua opera italiana è la breve punta di un iceberg la cui mole sommersa è costituita dai suoi scritti in inglese insieme ai foltissimi inediti.» Assai noto negli Stati Uniti, dove risiede, ha pubblicato due sole opere nella sua lingua natale: Il segreto, questo volume di racconti, che ha vinto, nel 1956, il premio Viareggio opera prima e il recente romanzo Gli Atlantici, Premio Bagutta 1969. Del «Segreto» Eugenio Montale ha scritto: I due racconti autobiografici, Il segreto e Ombre lunghe si pongono decisamente fra i migliori esempi di un tipo di racconto che attraverso Proust guarda ad Hamsun, alla Mansfield e magari ai primi racconti di Hemingway e Joyce.

 


Niccolò Tucci - Gli atlantici


Niccolò Tucci

Gli atlantici

Vincitore 1969

Garzanti, anno

 

Un libro intriso di sfoggio estetico in forma di racconto ibrido, un po’ biografia e un po’ favola, un po’ romanzo e un po’ saggio, un po’ una cosa seria e un po’ uno scherzo, dove ognuno di questi confini si percepisce esserci ma non lo si distingue chiaramente. La vicenda si svolge nella Lugano alto-borghese degli inizi del ‘900, residenza di industriali italiani ed esuli dell’aristocrazia russa e la voce narrante è un bambino, figlio di una famiglia il cui padre è, appunto, un industriale italiano originario della Puglia e la madre un’aristocratica russa divorziata. La voce è immediatamente surreale e così rimane per tutto il libro. Il bambino parla come un adulto cinico e smaliziato e le vicende assumono tinte grottesche sullo sfondo dell’Europa che si avvicina alla Prima Guerra Mondiale. Tucci mescola sketch da cabaret con protagonista il bambino e i suoi fratelli e sorelle alla descrizione della società alto-borghese e profondamente contraddittoria di Lugano, le incomprensioni tra i genitori e i loro patimenti per la vicenda scandalosa del divorzio della madre. Tutto è ricoperto da una patina di allucinazione, una visione distorta dell’infanzia, quasi degenere, secondo l’idea che si possa vivere cercando di perpetuare un’eterna infanzia ma che ciò porti inevitabilmente all’assurdo.