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Poul Anderson - Tempesta di mezza estate


 

 

 

 

 

 

 

 

Poul Anderson

Tempesta di mezza estate

A Midsummer Tempest, 1974

serie Operation Otherworld

# 3

Longanesi, 1977

 

È molto probabile, e Leibniz lo confermerebbe, che mentre Carlo I d’Inghilterra si batteva contro gli insorti puritani, in qualche abisso stellare all’altro capo dell’universo un altro Carlo I si battesse nella stessa disperata guerra. E soltanto distorsioni infinitesimali rifratte dagli innumerevoli specchi dello spazio distinguono le sorti dei due re, e mentre la mano dell’uno si solleva, la mano dell’altro giace inerte. E mentre la cavalleria dell’uno attacca, la cavalleria dell’altro arretra. E pochi secondi di anticipo, e lo sdrucciolare intempestivo di un fante, attraverso anni luce di echi divaricano per sempre il destino dei due gemelli sovrani; e quanto è vero che esistono due Carli, tanto è vero che l’uno muore mentre l’altro celebra la vittoria. Scherzi graziosi combinano i buchi e i salti dell’universo mentre le storie parallele si svolgono, e un sovrano è soccorso da lucenti treni a vapore che percorrono di slancio le verdi pianure insanguinate, e accanto alla spada di Rupert, si erge a difesa del re la bacchetta magica di Prospero. Quante storie possibili accadono nell’universo, oltre a quelle narrate dalle nostre limitatissime cronache? Quante volte re Carlo ha sconfitto i puritani, a fronte di quell’unica volta a noi nota, quando il destino ne ha chiesto la testa? Da mago e maestro, da storico e veggente, Poul Anderson ha provato a raccontare l’avventura di Carlo e di Cromwell in una delle probabili Inghilterre che certo riusciremmo a trovare viaggiando per infiniti anni luce lungo l’illimitata curva dell’universo.

 

Poul Anderson - Operazione Caos


 

 

 

 

 

 

 

 

Poul Anderson

Operazione Caos

Operation Chaos, 1971

serie Operation Otherworld

# 1

Urania n° 1010, 1985

 

Steven Matuchek è un lupo mannaro, e quella che poi sarà sua moglie, Virginia Graylock, è una strega. Si conoscono nel corso dell'invasione degli Stati Uniti scatenata dal Califfato Saraceno, lui come capitano dei servizi segreti, lei come capitano di cavalleria (con dotazione quindi di scopa personale), e la loro missione consiste nel neutralizzare un demone che il nemico vorrebbe usare in barba ad ogni convenzione sugli armamenti. Dopo di che le loro avventure continueranno in tempo di pace - si fa per dire - in questo mondo parallelo dove il magico e l'occulto sono accuratamente regolati da leggi scientifiche... e dove è perfino consentito fare una spedizione all'inferno in caso di estrema necessità.

 

Poul Anderson - Tre cuori e tre leoni


 

 

 

 

 

 

 

 

Poul Anderson

Tre cuori e tre leoni

Three Hearts and Three Lions, 1953

serie Operation Otherworld

# 2.5

La Tribuna, 1971

 

J. B. Fletcher ha scritto che la fantascienza, come del resto buona parte della narrativa contemporanea, ha notevoli affinità strutturali e ideologiche con il mondo allegorico. E' praticamente impossibile riassumere qui le caratteristiche coincidentali, dall'agente demonico all'ornamento cosmico, che la science fiction mutua dall'allegoria. Ma è il caso di ricordare, tanto più a proposito data la natura di questo celebre romanzo di Anderson, che ci troviamo di fronte a un testo il quale rappresenta una specie di versione speculare, in senso fantascientifico, del romanzo medievale; e non per le troppo facili analogie esterne, ma proprio per le sue strutture: la vicenda dominata dalla classica quest, o ricerca mistica, l'impulso letteralmente demonico che spinge il suo protagonista, i paralleli allegorici tra le Orde del Caos e la minaccia della Germania nazista. Ma se questa è materia esemplare di speculazione, scendendo a considerazioni più accessibili bisogna ricordare che questa storia di Anderson (apparsa in precedenza, in una versione più breve su Fantasy e Science Fiction, che in Italia ebbe una traduzione sulla quasi leggendaria Fantascienza Garzanti) si raccomanda al lettore non appassionato collezionista di saggi estetici per le sue qualità più immediate: una vivacità d'invenzione senza appesantimenti, una sotterranea carica di ironia e di autoironia che culmina proprio nella rappresentazione d'un mondo in cui sarebbero possibili incantesimi e miracoli, un linguaggio nervoso e teso, plastico ed immaginoso. Stare a rivedere le bucce del retroterra culturale di Anderson in questa particolare vicenda, e analizzarlo criticamente sarebbe un esercizio divertente ma sterile; certo, gli si può rimproverare d'aver fieramente mescolato elementi di due cicli diversi, quello arturiano e quello carolingio (più qualche prestito dalla mitologia tedesco-scandinava), come può osservare da sé chiunque abbia letto Wace e il Boiardo, Chrétien de Troyes e Geoffrey di Monmouth, Marie di Francia e la Chanson de Roland. Tuttavia quando (facendo le debite proporzioni) si rilegge l'Eneide, non si è certo immediatamente spinti a chiedersi come mai Enea possa amare e abbandonare Didone, se è vissuto quattrocento anni prima di lei; e confusioni gigantesche e sacrileghe sul conto di personaggi epici le hanno combinate molti altri autori classici: Stazio, per citarne uno solo, in base a un criterio appena appena rigoroso meriterebbe la fucilazione, e probabilmente anche Euripide e Sofocle: quindi, perché prendersela con Anderson? Perciò è il caso di tralasciare scrupoli superflui e di apprezzare questo romanzo, il capolavoro di Poul Anderson, ed uno dei più belli della science-fantasy, per quello che è: un'opera unica nonostante i suoi confessati prestiti dai romanzi cavallereschi e da Un americano alla Corte di re Artù, un romanzo d'una freschezza incantevole, d'una immediatezza accattivante, delizioso e irripetibile, lontano dagli eccessivi forzati pseudocerebralismi e dalla pseudopoesia che inquinano parte della fantascienza attuale, come dalle vistose dabbenaggini della space-opera più diffusa.