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Rosa Matteucci - Tutta mio padre



 

Candidato 2010

Rosa Matteucci

Tutta mio padre

Bompiani, 2010

 

 

"Qui non c'è più nessuno." È solo l'inizio di un picaresco e straziante viaggio al termine della notte, a ritroso in un tempo spento e bruciante, alla ricerca dell'impossibile riscatto di una figura paterna speculare e complementare a quella dell'io narrante, che mette in scena con coraggio assoluto il gran teatro di splendori e miserie in una decadenza familiare. È un'Odissea da vertigine nell'Italia in bianco e nero del secolo scorso, smitizzata da una prosa feroce e appassionata, colta e barocca eppur versata alle più impensate contaminazioni fino a farsi stile inconfondibile. Qui Ulisse è un uomo che ha tentato così tante vite da non viverne davvero neppure una, la sua; eppure sa che un giorno la figlia lo renderà davvero un eroe, quale nella realtà mai era stato, nelle pagine di un romanzo destinato a restare, dove il riso più sfrenato suona dal profondo degli abissi della commozione. "Il sacco con le spoglie di mio padre lo caricherò sulle spalle e lo porterò via. Piccola e ostinata come una formica che trasporti la carcassa di un cervo volante. Lo custodirò con cura, mi accaparrerò i suoi resti e la sua memoria."

 

 


Rosa Matteucci - Lourdes


Rosa Matteucci

Lourdes

Premio Giovane Autore Esordiente 1999

Adelphi, 2017


Infagottata nella sua uniforme da viaggio, la giovane Maria Angulema si accinge, incongrua dama di carità avventizia, a compiere il pellegrinaggio di Lourdes con uno scopo segreto e bruciante: rendere al mittente il pesante fardello di dolore che si porta dietro da quando suo padre è morto in un incidente automobilistico – e «chiedere formale spiegazione e magari soddisfazione di tanta sofferenza al Padreterno». Ferma nel suo proposito, armata soltanto della sua «anima sbiadita e pesta», l’avventizia si trova subito sommersa, fin dalla stazione di partenza, da «una folla rumorosa composta da pellegrini, parenti dei pellegrini, malati veri, parenti e familiari dei malati veri, malati finti, parenti e familiari dei malati finti, curiosi, sfaccendati, militari in libera uscita, puttane nigeriane, dame o sorelle di carità – riconoscibili, queste ultime, dalla divisa uguale a quella di Maria –, barellieri o fratelli». Incompresa e appariscente, scaraventata suo malgrado sul palcoscenico delle celebrazioni religiose, Maria si accanisce con goffe manovre nel tentativo di espugnare la grotta di Massabielle, da cui viene costantemente respinta, mentre sempre più incombenti si fanno alcune comparse demoniache – come la Micchelina e la Nazzarena, cugine diabetiche di Montecastrilli, la stridula Samantha col tiacca, la terrifica Liona, «mangiatrice di viscere alla brace» armata di roncola – o angeliche, come il bellissimo Gonzalo Gómez y Morena, barelliere della Vergine della Macarena di Siviglia, che ha occhi «simili a due laghi profondi» e di cui Maria si crede innamorata prima che tutto venga travolto, dentro e fuori di lei, dall’incontro sublime con il Padre che, avvolgendola «in un abbraccio d’Amore», la consola infine di ogni afflizione. Il reiterato strazio, che la comicità rendeva ancor più tormentoso, sbocca allora come un maestoso estuario nell’illuminazione – e nasce così il sospetto che solo attraverso quella sinistra e beffarda sequenza di eventi essa potesse o dovesse essere raggiunta. Si dice che un nuovo scrittore si riconosca innanzitutto da una certa inflessione della voce. È il caso del primo romanzo di Rosa Matteucci, che ci prende di sorpresa con l’insolenza, la drasticità, la vocazione alla comicità della voce narrante, l’audacia dell’impasto linguistico – ma anche con la sua superba capacità di nominare la dolorante sostanza del mondo.

 

Rosa Matteucci - Cuore di mamma


Rosa Matteucci

Cuore di mamma

Finalista narrativa italiana 2007

Adelphi, 2006


Da una parte una madre asserragliata nella solitudine, chiusa fra quattro mura che emanano freddo e infelicità, in una casa di campagna dove nulla pare funzioni, torva, proterva, sospettosa. Dall’altra una figlia dalla vita scombinata, che sente ogni settimana il dovere, angoscioso e astioso, di visitare la vecchia madre. E che ora vuole risolvere i suoi crucci, trovandole una badante. Ma la madre resiste. Il conflitto, al tempo stesso lacerante e orribilmente comico, culmina in una festa per anziani, sgangherata e grottesca, finché tutto si raggela in un’istantanea di vero dramma. Occorreva una mano sicura, un occhio che non arretra dinanzi a nulla per raccontare con precisione una storia del genere. Una di quelle storie così comuni che non si trovano nei libri. 

 

Rosa Matteucci - Lourdes


Rosa Matteucci

Lourdes

Vincitore Opera prima 1999

Adelphi, 1998

 

Infagottata nella sua uniforme da viaggio, la giovane Maria Angulema si accinge, incongrua dama di carità avventizia, a compiere il pellegrinaggio di Lourdes con uno scopo segreto e bruciante: rendere al mittente il pesante fardello di dolore che si porta dietro da quando suo padre è morto in un incidente automobilistico – e «chiedere formale spiegazione e magari soddisfazione di tanta sofferenza al Padreterno». Ferma nel suo proposito, armata soltanto della sua «anima sbiadita e pesta», l’avventizia si trova subito sommersa, fin dalla stazione di partenza, da «una folla rumorosa composta da pellegrini, parenti dei pellegrini, malati veri, parenti e familiari dei malati veri, malati finti, parenti e familiari dei malati finti, curiosi, sfaccendati, militari in libera uscita, puttane nigeriane, dame o sorelle di carità – riconoscibili, queste ultime, dalla divisa uguale a quella di Maria –, barellieri o fratelli». Incompresa e appariscente, scaraventata suo malgrado sul palcoscenico delle celebrazioni religiose, Maria si accanisce con goffe manovre nel tentativo di espugnare la grotta di Massabielle, da cui viene costantemente respinta, mentre sempre più incombenti si fanno alcune comparse demoniache – come la Micchelina e la Nazzarena, cugine diabetiche di Montecastrilli, la stridula Samantha col tiacca, la terrifica Liona, «mangiatrice di viscere alla brace» armata di roncola – o angeliche, come il bellissimo Gonzalo Gómez y Morena, barelliere della Vergine della Macarena di Siviglia, che ha occhi «simili a due laghi profondi» e di cui Maria si crede innamorata prima che tutto venga travolto, dentro e fuori di lei, dall’incontro sublime con il Padre che, avvolgendola «in un abbraccio d’Amore», la consola infine di ogni afflizione. Il reiterato strazio, che la comicità rendeva ancor più tormentoso, sbocca allora come un maestoso estuario nell’illuminazione – e nasce così il sospetto che solo attraverso quella sinistra e beffarda sequenza di eventi essa potesse o dovesse essere raggiunta. Si dice che un nuovo scrittore si riconosca innanzitutto da una certa inflessione della voce. È il caso del primo romanzo di Rosa Matteucci, che ci prende di sorpresa con l’insolenza, la drasticità, la vocazione alla comicità della voce narrante, l’audacia dell’impasto linguistico – ma anche con la sua superba capacità di nominare la dolorante sostanza del mondo.