Visualizzazione post con etichetta Salvatore Mannuzzu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salvatore Mannuzzu. Mostra tutti i post

Salvatore Mannuzzu - La figlia perduta


Salvatore Mannuzzu

La figlia perduta

Finalista narrativa italiana 1993

Einaudi, 1992


Sei racconti legati da identità di temi, da luoghi che ritornano 'quasi' se stessi passano da una storia all'altra, in un gioco di echi e "false relazioni". Sono tutti percorsi di ricerca tra una figura maschile, adulta e anzi paterna, e una figura femminile più giovane, sfuggente e vitale. Il rapporto parentale può variare e anche non esserci, ma si tratta sempre, in fondo, di un padre e una figlia che si muovono pericolosamente lungo la frontiera tra il perdersi e il trovarsi, con provocazioni, malintesi, bugie e soprattutto reticenze da cui, in ogni momento, possono esplodere il rancore o l'amore ugualmente sopiti. In tutto questo, il tempo ha la parte del grande corruttore: avvelena e trasforma le vicende, o le spegne anno dopo anno. Ma non spegne il senso della ricerca, anzi, proprio quando il contatto o solo la vicinanza delle due figure sembra più improbabile, padre e figlia imparano a reinventarsi: si raccontano storie che ripetono la loro storia, oppure scelgono un ruolo e lo recitano come in un teatrino di famiglia. Racconti nel racconto e racconti paralleli non servono solo a schermare, a evitare la collisione frontale, a colpirsi di lato: sono la strategia con cui i personaggi di Mannuzzu cercano di cogliere i barlumi della vita nel silenzio calato su di loro, tentano ancora di far impigliare sensazioni e desideri alla rete delle loro esistenze.

 

Salvatore Mannuzzu - Procedura


Salvatore Mannuzzu

Procedura

Vincitore narrativa 1989

Einaudi, 1989

 

Sardegna 1978: mentre l'Italia intera è angosciata dalle notizie del sequestro Moro, a Sassari il giudice Valerio Garau, che sta bevendo un caffè insieme con la collega e amante Lauretta, cade riverso al suolo e muore fulminato da un grano di cianuro di potassio. Omicidio, suicidio o tragico errore? L'amante, l'ex moglie, qualcuno dei colleghi, il marito dell'amante, tutti avrebbero avuto buoni motivi per liberarsi di lui. E poi chi era davvero Valerio Garau? Un cinico, un seduttore, un bugiardo, un ragazzo malcresciuto, un ingenuo? Il giudice chiamato dal continente a far luce sull'impossibile caso si muove fra palazzi polverosi e villette in abbandono, fotografie ingiallite e reperti archeologici, furti di lettere e serrature violate, portando avanti un'istruttoria che risulta ogni giorno piú enigmatica, dentro un ambiente giudiziario carico di gelosie, vigliaccherie, omertà. E, come ha scritto Natalia Ginzburg, alla fine il giudice lascerà l'isola «dove si è piegato a individuare il segreto d'un volto scomparso, avendo mescolato al destino di quel volto la propria infelicità». Da questo libro, che ha vinto il premio Viareggio nel 1989, è stato tratto il film Un delitto impossibile (2000), per la regia di Antonello Grimaldi, con Carlo Cecchi e Angela Molina. *** «Un romanzo ammirevole nella sua sobria e struggente musicalità. Pagine da antologia ci danno insperatamente l'antica gioia della lettura disinteressata, lenta, che credevamo di avere dimenticato». Geno Pampaloni «Là dove Sciascia s'interessa alla Giustizia, Mannuzzu s'appassiona ai giudici in carne ed ossa, all'umana misura di chi giudica». Massimo Onofri

 


Salvatore Mannuzzu - La figlia perduta





Salvatore Mannuzzu

La figlia perduta

Candidato 1992

(Edizione Einaudi, 1992)

 

Sei racconti legati da identità di temi, da luoghi che ritornano, da personaggi che restando quasi se stessi passano da una storia all'altra, in un gioco di echi e «false relazioni». Sono tutti percorsi di ricerca tra una figura maschile, adulta e anzi paterna, e una figura femminile più giovane, sfuggente e vitale. Il rapporto parentale può variare e anche non esserci, ma si tratta sempre, in fondo, di un padre e una figlia che si muovono pericolosamente lungo la frontiera tra il perdersi e il trovarsi, con provocazioni, malintesi, bugie e soprattutto reticenze da cui, in ogni momento, possono esplodere il rancore o l'amore ugualmente sopiti. In tutto questo, il tempo ha la parte del grande corruttore: avvelena e trasforma le vicende, o le spegne anno dopo anno. Ma non spegne il senso della ricerca, anzi, proprio quando il contatto o solo la vicinanza delle due figure sembra più improbabile, padre e figlia imparano a reinventarsi: si raccontano storie che ripetono la loro storia, oppure scelgono un ruolo e lo recitano come in un teatrino di famiglia. Racconti nel racconto e racconti paralleli non servono solo a schermare, a evitare la collisione frontale, a colpirsi di lato: sono la strategia con cui i personaggi di Mannuzzu cercano di cogliere i barlumi della vita nel silenzio calato su di loro, tentano ancora di far impigliare sensazioni e desideri alla rete delle loro esistenze.