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Silvia Di Natale |
L'ombra del cerro |
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Finalista narrativa italiana 2006 |
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Feltrinelli, 2005 |
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Ombre. Le ombre dei cerri sull’Appennino tosco-romagnolo. L’ombra della Linea Gotica. Le ombre che coprono gli spostamenti dei partigiani, nascosti nei boschi e pronti a sferrare l’attacco definitivo contro gli occupanti. Sono i giorni decisivi che seguono l’otto settembre ’43. L’Italia è un paese allo sbando. Si combatte per mettere fine a un conflitto. E si combatte casa per casa, paese per paese. I destini di molti si incrociano. Il romanzo fa perno intorno alla vicenda di Solidea e Rinaldo e al loro amore. Che è appena cominciato quando lui entra nelle fila partigiane, e lei deve difendersi dall’ingiuria della violenza: catturata dai fascisti, per salvarsi la vita, Solidea diventa l’amante di un ufficiale tedesco. La storia di Solidea e Rinaldo, destinata a drammatici sviluppi, si incrocia con quella di altre coppie (Passatore, capo partigiano, e la sua impavida compagna Zoraide, la timida Ortensia e il soldato russo Sergej) e con quella di Don Alvaro messo di fronte a una drastica decisione per poter salvare i ragazzi dell’orfanotrofio dalla vendetta e dalla rabbia della guerra. I personaggi si moltiplicano su una scena apparentemente circoscritta che, come nei poemi antichi, diventa il mondo e finisce con il contenere tutte le storie che il mondo produce quando è ferito dalla guerra. E sono storie di rappresaglie, di sacrifici, di spie, di coraggio e di tradimenti, storie dove di volta in volta spiccano il sangue (che macchia – anche simbolicamente – il verde dei campi), la pietà dei vinti e la rabbia che nutre il sogno di un nuovo paese libero. E infatti L’ombra del cerro è soprattutto una storia di speranza. La speranza di un futuro migliore, di un paese in cui le generazioni che verranno potranno ricostruire liberamente e in pace. |
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Silvia Di Natale - L'ombra del cerro
Silvia Di Natale - Kuraj
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Silvia Di Natale |
Kuraj |
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Vincitore Opera prima 2001 |
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Feltrinelli, 2000 |
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I kuraj sono i cespugli secchi che il grande vento della steppa fa rotolare lontano e, quando si muovono, sembra che sia tutta la pianura a muoversi, a spostarsi. Così li vedono i tunciàn, nomadi discendenti di Gengis Khan, che conoscono i sortilegi della natura e al vento tributano sacro rispetto. Anche la piccola Naja viene sospinta dalle steppe dell'Uzbekistan alla Germania del dopoguerra come da un vento fatale. Suo padre, Ul'an, l'ha affidata all'ufficiale tedesco Gunter Berger con il quale ha combattuto, insieme a molti altri nomadi convinti di avere uno stesso nemico, la Russia di Stalin. Naja deve integrarsi in una nuova famiglia e in una nuova società, entrambe faticose e incomprensibili. La memoria del suo popolo la difende, la protegge ma, quando la vita la incalza, è capace di lottare, di cambiare, di crescere. Alla voce narrante di Naja è affidato il racconto delle sue peripezie di bambina e di donna alla ricerca di un posto nel mondo, ma anche del mitico passato dei tunciàn, nonché la memorabile ricostruzione corale della disfatta tedesca in Russia. Dominando con sapienza una mole straordinaria di eventi, di personaggi, di vite che si intrecciano l'una con l'altra, Silvia Di Natale scrive un romanzo che parla di guerra e di pace, di popoli ed eserciti in fuga, di uomini spazzati via dalle tempeste della Storia, di sentimenti che resistono, di tanti uomini e donne che non dimenticano. E che non si dimenticano. |
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