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Fulvio Tomizza - L'albero dei sogni


Fulvio Tomizza

L'albero dei sogni

Vincitore narrativa 1969

Mondadori, 1969

 

Dal villaggio contadino ai collegi, dall'iniziazione comunista nella cittadina di confine — siamo nell'immediato dopoguerra, in quella striscia di terra che oppose Italia e Jugoslavia - all'euforica Trieste degli alleati, dalla Belgrado bohémienne alla Lubiana dei cineasti, fino all'ultimo rifugio nella terra natale, italiana e slava, cattolica e pagana, padronale e proletaria, dove tuttavia è ormai scoccata l'ora dell'esodo, e al piccolo “eroe” non resterà, prima di unirsi agli altri, che trarre il bilancio delle proprie sconfitte. Ecco la lunga diaspora di Stefano Marcovich, protagonista de L'albero dei sogni, esasperata autobiografia di un adolescente alle prese con avvenimenti, idee e sentimenti che da qualsiasi parte li guardi tendono inevitabilmente alla divaricazione, al dramma, al conflitto derivante dalla consapevolezza di avere comunque tradito. Città e campagna, comunismo e cattolicesimo. la tradizione paterna e la nuova cultura: Stefano cresce e matura dentro queste lacerazioni, tentato continuamente dalle verità che crede di intravvedere, e continuamente contraddetto dai fatti, dalle idee, dai sentimenti, che finiscono per caricarlo di rimorsi e sensi di colpa. La dimensione culturale a cui Tomizza appartiene naturalmente, quella autobiografica e mitteleuropea che da Svevo passa attraverso Saba, Stuparich e Slataper, si rinnova e si trasforma perciò in questo romanzo secondo una dilatazione particolare, più spontanea e meno letteraria, la cui risonanze interiore, propriamente legata all'origine di un mondo in perenne crisi di verifica, ideologica, umana e perfino sentimentale, arricchisce le pagine di una dolorosa e viscerale tensione.

 


Fulvio Tomizza - I rapporti colpevoli


Fulvio Tomizza

I rapporti colpevoli

finalista 1993

Bompiani, 1995

 

Chi è quella figura che dall'alto della sua casetta-finestra di Materada guarda e trascrive le mille Istrie che mirabilmente prolificano tra mare, costiera e colli dell'interno, e che ci porta tra villaggi e casali, tra tesori di ubicazioni, toponimi, carezze linguistiche, piante, animali, colori, ma soprattutto personaggi più o meno parentali con il brulichio delle loro vicende, con i loro gentili o foschi enigmi? E chi è colui che staccatosi dall'osservatorio non cessa poi di chinarsi a lavorare la terra, di tutelare macchie intricate, filari di viti, ulivi e perfino sassi, di “sciogliersi” nell' ambiente? E dove si nasconde veramente l'identità, col suo profumo? Tomizza mostra infine che essa può salvarsi financo nell'altrove, pur che sopravviva un “qualcuno” — una madre -capace di riattizzare i sapori, gli odori, i gesti, le parole: che sono i segni piziaci del Luogo, la sua ultima essenza.

 

Fulvio Tomizza - Gli sposi di Via Rossetti



Fulvio Tomizza

Gli sposi di Via Rossetti

finalista 1986

Mondadori, 1986

 

Nella primavera del 1944, in una Trieste occupata dall'esercito tedesco e lacerata dall'odio tra italiani e sloveni, due pacifici sposi vengono barbaramente trucidati. Trent'anni dopo uno scrittore, dopo aver ritrovato uno strano gruppo di lettere, prova a ricostruire la misteriosa vicenda.

 

Fulvio Tomizza - Dove tornare



Fulvio Tomizza

Dove tornare

finalista 1974

Mondadori, 1974

 

Il narratore di “Dove tornare” è un artista che vagheggia “un socialismo davvero libero e civile, di reciproco rispetto e disincantata fraternità”, consapevole com'è che il socialismo può trovare “il suo coronamento nel procedere abbracciati in una parca festa, nell'unirsi al coro improvvisatosi intorno a un chiosco durante il primo maggio o a un festival della gioventù […]. Sono momenti di gioia trepida, insicura, che necessita dell'appoggio e del concorso altrui, come del resto avviene per la stessa fede, la decisione, la protesta” [p. 34]. Ma questo suo socialismo è molto letterario e poco ortodosso; sembra più un'inclinazione spirituale che una fede politica. Sembra più una giustificazione della bontà dell'autore che una dichiarazione d'appartenenza partitica.

 

Fulvio Tomizza - La quinta stagione



Fulvio Tomizza

La quinta stagione

finalista 1965

Marsilio, 2014

 

«La cosa più sconcertante de La quinta stagione è che sia al contempo un classico romanzo di formazione e la sua negazione. Stefano cresce, certo, ma quella che era sempre stata creduta banco di prova di coraggio e modello d'iniziazione per ragazzi - la guerra, insomma - qui non possiede più nulla di formativo» HELENA JANECZEK

 

Fulvio Tomizza - L'albero dei sogni





Fulvio Tomizza

L'albero dei sogni

Candidato 1969

(Edizione Mondadori, 1977)

 

Dal villaggio contadino ai collegi, dall'iniziazione comunista nella cittadina di confine — siamo nell'immediato dopoguerra, in quella striscia di terra che oppose Italia e Jugoslavia - all'euforica Trieste degli alleati, dalla Belgrado bohémienne alla Lubiana dei cineasti, fino all'ultimo rifugio nella terra natale, italiana e slava, cattolica e pagana, padronale e proletaria, dove tuttavia è ormai scoccata l'ora dell'esodo, e al piccolo “eroe” non resterà, prima di unirsi agli altri, che trarre il bilancio delle proprie sconfitte. Ecco la lunga diaspora di Stefano Marcovich, protagonista de L'albero dei sogni, esasperata autobiografia di un adolescente alle prese con avvenimenti, idee e sentimenti che da qualsiasi parte li guardi tendono inevitabilmente alla divaricazione, al dramma, al conflitto derivante dalla consapevolezza di avere comunque tradito. Città e campagna, comunismo e cattolicesimo. la tradizione paterna e la nuova cultura: Stefano cresce e matura dentro queste lacerazioni, tentato continuamente dalle verità che crede di intravvedere, e continuamente contraddetto dai fatti, dalle idee, dai sentimenti, che finiscono per caricarlo di rimorsi e sensi di colpa. La dimensione culturale a cui Tomizza appartiene naturalmente, quella autobiografica e mitteleuropea che da Svevo passa attraverso Saba, Stuparich e Slataper, si rinnova e si trasforma perciò in questo romanzo secondo una dilatazione particolare, più spontanea e meno letteraria, la cui risonanze interiore, propriamente legata all'origine di un mondo in perenne crisi di verifica, ideologica, umana e perfino sentimentale, arricchisce le pagine di una dolorosa e viscerale tensione.

 

 



Fulvio Tomizza - La miglior vita





Fulvio Tomizza

La miglior vita

Vincitore 1977

(Edizione Rizzoli, 1977)

 

Il romanzo tratta la difficile scelta del protagonista, il sagrestano, Martin Crusich, riguardo al proprio avvenire, di fronte al bivio imposto da due guerre mondiali e dalla ridefinizione dei nuovi confini, geografici e culturali; una storia italiana di frontiera; ma è anche un romanzo sulla vita di un paese dell'Istria, Radovani, di una piccola comunità la cui cronaca, fatta di lavoro e umiltà, viene scandita solo dalle registrazioni parrocchiali.