Una canna da pesca per mio nonno
Rizzoli, 2009 (Prima pubblicazione: 2001)
Racconti freschi, affascinanti, in cui la materia narrativa
è un’evocazione dalla quale nascono sogni, riflessioni, ricordi e in cui prende
vita una prosa controllata e vibrante. I personaggi sono enigmatici, lievi e i
fatti narrati rapide tracce di esistenze balenanti. In una lingua limpida e
cristallina, duttile e musicale Gao riesce a farci comprendere un mondo lontano
e per molti versi misterioso, parlando direttamente alla nostra sensibilità e
alle nostre inquietudini.
Federico Rampini ci ricorda che “Gao Xingjian è l’unico
autore cinese ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura, eppure per la
stragrande maggioranza dei suoi connazionali è uno sconosciuto. Il regime di
Pechino ha stabilito che lui non esiste”.
Prima del suo esilio parigino e del massacro di piazza
Tienanmen, Gao ebbe un ruolo fondamentale nel suo paese, come autore e come
traduttore. Poi più nulla. Su di lui si abbatté la censura di Stato, che non
tollerò la sua straordinaria modernità e universalità. Perché l’idea che esista
un linguaggio universale tocca le fondamenta di ogni regime autoritario, di
chiunque difenda una presunta diversità di valori per respingere ogni critica
sulla violazione dei diritti umani e della libertà.