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Mario Rigoni Stern - Le stagioni di Giacomo


Mario Rigoni Stern

Le stagioni di Giacomo

Vincitore narrativa italiana 1996

Einaudi, 2013


Una piccola comunità dell'altipiano di Asiago, nel Veneto, è uscita stremata dalla Grande Guerra: ovunque macerie, povertà, disoccupazione. Chi non emigra all'estero ha davanti a sé come unico lavoro possibile quello del «recuperante»: battere la montagna alla ricerca dei residui bellici da rivendere ai grossisti di metalli per pochi centesimi. Giacomo, il protagonista del romanzo, apprende il mestiere fin da bambino, quando una giornata di recupero significava un concreto aiuto al magro bilancio familiare, o un piccolo svago domenicale: al seguito del padre e nel silenzio dei monti, Giacomo impara a dialogare con i soldati scomparsi, ma anche a conoscere la natura e a decifrarne il linguaggio segreto, ad amare piante e animali. Quello che Rigoni Stern racconta è un mondo ancora integro, dominato da un forte senso della comunità, sapiente nella sua conoscenza e nel rispetto della natura e dei suoi ritmi: una civiltà armoniosa che oggi appare come travolta da un degrado irreversibile. L'autore ce la restituisce con poetica semplicità in un libro che è insieme testimonianza appassionata, narrazione di memoria e «foto di gruppo» di profonda verità umana. Con una nota dell'autore.

 

Mario Rigoni Stern - Aspettando l'alba


Mario Rigoni Stern

Aspettando l'alba

Premio Mario Tobino - Un libro per l'inverno 2005

Einaudi, 2004

 

La guerra, i ricordi, il ritorno sui luoghi del passato. E poi la natura: i boschi, gli animali, il ritmo delle stagioni. Due filoni narrativi, un solo modo di sentire il tempo, in diciannove racconti ricchi di emozione per la vita. I racconti che compongono questo libro hanno una doppia anima: guerra e natura si alternano in un contrappunto che la scrittura di Rigoni sa modulare con verità. Così, accanto alla storia di Romedio e della sua mula che salvarono decine di feriti in Russia, o a quella di una bottiglia di grappa nascosta in una trincea da un soldato nel 1917, e ritrovata trent’anni dopo, o ancora a quella di un ritorno, dopo sessant’anni, sul luogo della sofferenza e della morte – il Lager 1|b, in Polonia – trasformato in un impossibile paesaggio bucolico, possono trovare posto due piccoli caprioli che si avvicinano alle case in cerca di cibo e di riparo, una lepre inseguita nel bosco, la legna messa da parte per l’inverno o per chi verrà dopo di noi; e poi Ast, un cane speciale, addestrato a una caccia lenta, senile: un cane per chi non sogna più carnieri abbondanti, «ma un andar lento nel bosco». Sempre un viaggiare nel tempo, con tenacia: può bastare aprire una vecchia cassettina di noce trovata in soffitta, e leggere le lettere che un ragazzo di vent’anni – il sergente Rigoni – scriveva dal fronte. O sfogliare un atlante, da cui sbalzano «ricordi vivi di noi vagabondi dentro la storia su nevi lontane»: e i ricordi che riemergono sono i più disparati. Molti insostenibili, come quello di un soldato italiano inginocchiato nella neve che grida aiuto invano. Altri quasi lieti: le patate rubate qua e là, per non nuocere a un solo contadino, con un bastone chiodato: «Patate con il chiodo. Specialità della ditta Tardivel e Rigoni». Infine, «ora che il tempo scende al tramonto», vanno salutati gli amici: Primo, Nuto, e poi i poeti segreti. «Anche il mio corpo è stanco, – scrive Rigoni, – questo vecchio corpo che tante vicende ha subito, e nelle ore notturne, in attesa del sonno o dell’alba, il pensiero si sofferma su quel tempo, e ricompaiono volti di amici, episodi, situazioni drammatiche. Non solo sofferenze, anche momenti sereni di giochi infantili, visi ridenti, lettere d’amore, sogni, canti, montagne conquistate». «Cammino sul prato dove c’era la mia baracca, conto i passi, trovo il luogo dove stavo sdraiato a meditare: sul passato, sulla fame, sulla responsabilità. Mi guardo intorno, le pecore pascolano tranquille, non ci sono cani né pastori; l’autunno è nei suoi colori più belli; è un paesaggio pastorale: sembra impossibile che qui sessant’anni fa c’erano fame, morte, miserie, urla di comando. Ora voglio anch’io mangiare una mela, una piccola mela rossa del Lager I|b: mi sembra un dono che la natura mi offre come diritto, come risarcimento di tanta non-natura patita».

 


Mario Rigoni Stern - Il sergente nella neve


Mario Rigoni Stern

Il sergente nella neve

Vincitore Opera prima 1953

Einaudi, 1953

 

I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall'alpino Rigoni Stern nell'inverno del 1944 vennero pubblicati da Einaudi nel 1953 nei «Gettoni» diretti da Vittorini sotto il titolo Il sergente nella neve. Apprezzato inizialmente soprattutto per il valore della testimonianza, il romanzo ha mostrato le sue grandi qualità espressive con la progressiva distanza temporale dai drammatici avvenimenti narrati. E ormai è giustamente considerato un classico del Novecento: per la lingua intensa e sempre concretissima, per l'alta moralità di fronte a esperienze estreme, per la totale mancanza di qualsiasi enfasi retorica, per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell'uomo per conservare la propria umanità.

 


Mario Rigoni Stern - Storia di Tönle


Mario Rigoni Stern

Storia di Tönle

Vincitore 1979

Einaudi, 1978

 

La storia di Tonle Bintarn, contadino e pastore delle antiche montagne venete, comincia con un incontro con una pattuglia della Regia Finanza quando, di là, sul trono dell'Impero sedeva Francesco Giuseppe; e termina durante la Grande Guerra in un bosco millenario piantato da monaci. In mezzo, la condanna, l'esilio e ritorni furtivi, ogni inverno, come un uccello migratore alla casa. Soltanto quando Tonle è vecchio e stanco arriva finalmente il condono. Ma è tardi per tutti: la guerra travolge ogni cosa, distrugge casolari e villaggi. Solo Tonle rimane ora caparbio con le poche pecore sui monti, al limite della linea degli scontri, difensore corrucciato di una rustica civiltà. E là, dopo un ultimo distacco, un'altra fuga e un ritorno come connaturati a un destino, tra colonne di truppe, file di ambulanze e traini e scoppi di artiglieria. Tonle Bintarn, pastore contadino, minatore, ferroviere, venditore di stampe, allevatore di cavalli, giardiniere per tutte le terre dell'Impero austroungarico e dell'Italia, incontra finalmente la pace, appoggiato a un ulivo, con la pipa in mano. Intreccio di grandi personaggi e di umili popolazioni in un angolo remoto del mondo dove la Storia s'insinua tra le vite, la vicenda di Tonle Bintarn corre via rapida e intensa, con quei singolari profumi di foreste e di nevi e d'aria in cui Rigoni Stern avvolge i suoi intensi, poetici racconti. Qui la concentrazione è ancora più fitta, gli stacchi ancora più rapidi e netti, come in un'esistenza intera composta da sequenze brevissime.

 

Mario Rigoni Stern - Il sergente nella neve


 

Vincitore 1963

Mario Rigoni Stern

1962

Il sergente nella neve


Einaudi

I ricordi della ritirata di Russia scritti in un lager tedesco dall'alpino Rigoni Stern nell'inverno del 1944 vennero pubblicati da Einaudi nel 1953 nei «Gettoni» diretti da Vittorini sotto il titolo Il sergente nella neve. Apprezzato inizialmente soprattutto per il valore della testimonianza, il romanzo ha mostrato le sue grandi qualità espressive con la progressiva distanza temporale dai drammatici avvenimenti narrati. E ormai è giustamente considerato un classico del Novecento: per la lingua intensa e sempre concretissima, per l'alta moralità di fronte a esperienze estreme, per la totale mancanza di qualsiasi enfasi retorica, per il candore e la forza con cui viene rappresentata la lotta dell'uomo per conservare la propria umanità.

 

 

Mario Rigoni Stern - Tra due guerre


 

 

Finalista 2001

Mario Rigoni Stern

2000

Tra due guerre




 

Einaudi

Il Piave mormorava..., Italiani nella Russia in fiamme, Cosí a diciott'anni andammo in guerra, Quel 25 luglio del 1943, Nel cuore la rabbia del Don, Fucilati per sbaglio, Algida Russia, La neve della rondine, Amore e morte nel bosco incantato: ecco alcune delle cinquattotto storie che compongono questa silloge di racconti che Mario Rigoni Stern ha dedicato sia ai temi piú cari - la guerra, la montagna, la natura - sia a nuovi orizzonti. Cosí la Russia che aveva attraversato come «sergente nella neve» viene ripercorsa all'epoca della perestrojka e accanto agli animali selvatici dell'Altipiano scopriamo le cicogne d'Olanda in un intreccio fra il tempo presente e un passato piú o meno lontano. Usciti, in parte, nell'arco di oltre vent'anni sulle pagine del quotidiano «La Stampa», questi racconti fulminei e ricchi di narrazione offrono al lettore la possibilità di seguire insieme allo scrittore il magico «kolobok» - la guida fatata delle favole russe - in un viaggio nella memoria e nella storia di tutti noi.

 

 




Mario Rigoni Stern - Storia di Tönle



Autore

Storia di Tönle

Vincitore 1979

Einaudi, 1978

 

La storia di Tonle Bintarn, contadino e pastore delle antiche montagne venete, comincia con un incontro con una pattuglia della Regia Finanza quando, di là, sul trono dell'Impero sedeva Francesco Giuseppe; e termina durante la Grande Guerra in un bosco millenario piantato da monaci. In mezzo, la condanna, l'esilio e ritorni furtivi, ogni inverno, come un uccello migratore alla casa. Soltanto quando Tonle è vecchio e stanco arriva finalmente il condono. Ma è tardi per tutti: la guerra travolge ogni cosa, distrugge casolari e villaggi. Solo Tonle rimane ora caparbio con le poche pecore sui monti, al limite della linea degli scontri, difensore corrucciato di una rustica civiltà. E là, dopo un ultimo distacco, un'altra fuga e un ritorno come connaturati a un destino, tra colonne di truppe, file di ambulanze e traini e scoppi di artiglieria. Tonle Bintarn, pastore contadino, minatore, ferroviere, venditore di stampe, allevatore di cavalli, giardiniere per tutte le terre dell'Impero austrounagarico e dell'Italia, incontra finalmente la pace, appoggiato a un ulivo, con la pipa in mano. Intreccio di grandi personaggi e di umili popolazioni in un angolo remoto del mondo dove la Storia s'insinua tra le vite, la vicenda di Tonle Bintarn corre via rapida e intensa, con quei singolari profumi di foreste e di nevi e d'aria in cui Rigoni Stern avvolge i suoi intensi, poetici racconti. Qui la concentrazione è ancora più fitta, gli stacchi ancora più rapidi e netti, come in un'esistenza intera composta da sequenze brevissime.