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Mario Soldati | |||
Tutti i racconti del maresciallo | |||
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serie | Omnibus | ||
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Mondadori, 2013 | |||
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Si ritrovano sempre con le gambe sotto il tavolo, Mario Soldati e l'amico Gigi Arnaudi, origini piemontesi ma naturalizzato in Valpadana, di professione maresciallo dei carabinieri. E così, alla trattoria del Leon d'Oro, o alle Tre Ganasce, o anche nel vagone ristorante di un treno, il Maresciallo racconta i suoi casi professionali e lo scrittore li annota mentalmente, per poi metterli su carta: vicende di normale umanità nella provincia italiana, una quotidianità in cui Arnaudi si muove da scaltro pedinatore di storie, immalinconito dalle manette, degustando il piacere dell'indagine come quello di un buon pasto, o di un buon racconto. Quello stesso piacere che lo scrittore ammette di provare nel «montare gli ingranaggi di precisione della suspense - disseminare il racconto di indizi nascosti... immaginare casi di umana iniquità e perversione». Tutti casi che si prestano a «variazioni sul tema eterno dei delitti e delle pene». E, infine, quel medesimo piacere che Soldati regala al lettore facendolo entrare in vicende poliziesche che sono «pretesto per una divagazione su un personaggio, scoperta di un paesaggio, rievocazione di un momento lirico». | |||
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Mario Soldati - Tutti i racconti del maresciallo
Mario Soldati - Nuovi racconti del maresciallo
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Mario Soldati | |||
Nuovi racconti del maresciallo | |||
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serie | # 2 | ||
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Rizzoli, 1984 | |||
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Scriveva Mario Soldati nei risvolti di copertina di questo libro, riferendosi al precedente volume I racconti del Maresciallo: “Dunque, torna il Maresciallo. Strano, si direbbe che una specie di successo ricorrente costringa ogni tanto il personaggio a presentarsi: forse è l’istinto che in termini psicoanalitici si chiama la ricerca del padre e che esprime il nostro bisogno di ritrovare quella figura severa, esemplare, protettiva. “L’ambiente in cui Arnaudi rientra in azione è assai mutato in questi anni. Tira un’altra aria. Oggi, il maresciallo dei carabinieri non conduce più le indagini in bicicletta, ma accorre sul luogo dei delitti a sirene spiegate; si serve dell’alta tecnologia e del programmatore elettronico per le indagini come per la classificazione delle prove; interroga i tecnici del laboratorio più volentieri dei testimoni: e tutto questo anche se i suoi metodi più sicuri restano le silenziose, illimitate risorse del ragionamento e della immaginazione”. | |||
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Mario Soldati - I racconti del maresciallo
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Mario Soldati |
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I racconti del maresciallo |
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serie |
# 1 |
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Mondadori, 1967 |
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"Nei "Racconti del Maresciallo", Mario Soldati compare esplicitamente tra le pagine, nome e cognome, fingendo che le storie che egli riferisce gli siano state raccontate, e forse gli sono state raccontate per davvero, da un amico piemontese di nascita ma padano per trascorsi professionali, il maresciallo dei carabinieri Gigi Arnaudi. Tutte le storie prevedono un esordio rituale: il Soldati e l'Arnaudi seduti a tavola, alla trattoria del Leon d'Oro, o delle Tre Ganasce, o magari al vagone ristorante. Si mangia, si beve, e si racconta. Soldati intinge brillantemente la sua materia gialla in questa saporosa e cordiale zuppa di conversazioni familiari, rinunciando di proposito a modi polizieschi, di tale of terror o anche di novella criminale." (Cesare Garboli) |
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Mario Soldati - I racconti del maresciallo
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Mario Soldati I racconti del
maresciallo |
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Romanzi |
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Omnibus |
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Riduzioni televisive e
cinematografiche |
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Sceneggiato televisivo del 1968 con la
regia di Mario Soldati, 6 episodi. Il maresciallo è interpretato da Turi Ferro
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Sceneggiato televisivo del 1984 con la
regia di Giovanni Soldati, 6 episodi. Il maresciallo è interpretato da Arnoldo
Foà |
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Mario Soldati - Lo specchio inclinato
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Mario Soldati |
Lo specchio inclinato |
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Vincitore 1976 |
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Mondadori, 1975 |
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Quante volte, leggendo i romanzi e i racconti di Soldati, mi sono chiesto da dove viene, di che cosa si nutre quel sottile, mutevole equilibrio che si instaura in essi - storia dopo storia, frase dopo frase - tra coppie sempre diverse di contrari: entusiasmo e ironia, elogio del passato e nostalgia del futuro, razionalità e abbandono, esplorazione minuziosa della mappa del reale e spericolata invenzione del diverso, del gratuito, del non dimostrabile... Un equilibrio grazie al quale, o a dispetto del quale, non c'è pagina di Soldati che non presenti agli occhi del lettore almeno due facce almeno, visto che tra i singoli membri di ogni coppia di contrari e i singoli membri di ogni altra coppia non tardano a nascere, via via, rapporti squisitamente capillari e inquietanti. Da dove viene? D'accordo, qualsiasi risposta a una domanda del genere è. per definizione, impertinente e impossibile (non ci mancherebbe davvero altro, se volessimo e potessimo «spiegare» il fascino, la singolarità, lo stile di uno scrittore!); eppure, per chi conosca Soldati e i libri di Soldati, la tentazione è forte di far risalire l'infinita binanetà dei suoi procedimenti espressivi a un'originaria, segreta lacerazione del suo mondo psicologico e morale, cioè a una sua remota - ma ancora attiva, ancora aperta e sanguinante - «doppiezza». Ebbene, di tale binarietà, di tale doppiezza, è proprio questo libro di scritture simbolicamente confidenziali (un diario intermittente e puntiglioso degli anni 1965-71. Naturale prosecuzione di quello 1947-64 già pubblicato col titolo Un prato di papaveri) a fornirci il diagramma più nettamente leggibile e un dossier addirittura allarmante nel suo intreccio di casualità e attenzione, svagatezza nevrotica e pazienza da certosino. Capriccioso, beffardo, mai distratto, Lo specchio inclinato rispecchia in primo luogo, mi sembra, l'irrefrenabile tendenza del suo autore a raccontare ciò che pensa e a sentenziare su ciò che gli accade, disponendo in figure e in cadenze temporali quel che altri offrirebbe come semplice materiale di riflessione e, per contro, condensando in aforismi non di rado paradossali e sbilenchi. in schegge di provocatorio umor nero, aperture certamente suscettibili di un disteso sviluppo narrativo. L'oggetto testuale e la lettura che ne risulta dispiegano così (come sempre in soldati: ma qui, direi, in uno stadio di particolare incandescenza) una fluidità piena di trabocchetti e di echi, una «facilità» che continuamente si nega, che continuamente rimanda ad altro, come in una lunghissima, intricata, eccitante caccia al tesoro la cui posta sia - chissà quando, chissà dove - la scoperta del proprio cuore. Fatti e personaggi, ricordi e presentimenti, evocazioni di luoghi (la straordinaria geografia di Soldati, così ricca di nomi e di sapori, così araldica e insieme così terrestre!) e riflessioni, più fisiologiche che politiche, sulle strutture sociali e sul loro destino, appaiono immersi, insomma, in quell'oscura trasparenza, in quell'immobilità frusciante, in quella limpidità invisibilmente e drammaticamente incrinata nelle quali ogni lettore di Soldati sa riconoscere a occhi chiusi il tono, la dimensione propria e inconfondibile della sua arte. Giovanni Raboni |
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Mario Soldati - L'attore
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Mario Soldati |
L'attore |
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Vincitore 1970 |
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Bompiani, 2017 |
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Romanzo Premio Campiello 1970, amatissimo dal pubblico e ampiamente lodato dalla critica, L’attore è senza dubbio l’opera di maggior successo di Soldati. Al centro della vicenda, realistica, e allo stesso tempo singolare e imprevedibile, è Enzo Melchiorri, vecchio caratterista senza lavoro alle prese con i debiti causati dal vizio del gioco della moglie Licia. L'interno famigliare si rivela avvolto in una rete ambigua di inganni, di ricatti e seduzioni, sacrifici e tormenti... L'azione, tra una villetta liberty di Bordighera, i casinò della Costa Azzurra e la Roma della burocrazia Rai, ci regala una vivace descrizione dell'Italia del boom, di una borghesia in declino e in mutazione. |
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Mario Soldati - A cena col commendatore
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Mario Soldati |
A cena col commendatore |
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Candidato 1951 |
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(Edizione Club degli Editori, 1961) |
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Tre racconti tenuti insieme dalla felice ed emblematica invenzione del Commendatore narrante. Nel primo, La giacca verde, il celebre direttore d'orchestra W., appena avviate le prove dell'“Otello”, interrompe l'esecuzione e se ne va, rescindendo clamorosamente il suo contratto. Aveva riconosciuto improvvisamente il M° Romualdi, timpanista in orchestra, e di colpo si era ricordato Firenze, durante la guerra: Dolores, la donna di Romualdi, era finita nel suo letto. Restava ancora molto da chiarire, e non si poteva farlo nella buca dell'orchestra... Il padre degli orfani è il sovraintendente alla Scala, uomo chiacchierato quanto riservato: un erotomane raffinato e pieno di fascino. Che cosa nasconde sotto quella benefica istituzione che ha trasformato la sua sontuosa villa in Brianza in un esemplare orfanotrofio che egli stesso amministra e dirige? Infine, La finestra. Il Commendatore è a Londra subito dopo la guerra, felice di incontrare la sua cara amica Twinkle. Una donna affezionata e sfuggente che segue un suo amore perduto: un pittore italiano di cui ritrova, in un museo, un quadro non firmato ma ben riconoscibile. Riproduce la finestra di una sua stanza, abitata anni prima. Il pittore è morto, ma la prova de suo amore, sempre sottaciuto, è ormai inconfutabile. |
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Mario Soldati - Le lettere da Capri
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Mario Soldati |
Le lettere da Capri |
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Vincitore 1954 |
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(Edizione Bompiani, 2018) |
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Costruito su un gioco di tre narratori e più piani temporali, "Le lettere da Capri", forse il libro più problematico e sfaccettato dell'autore, racconta un'intricata storia di amore e gelosie, ambiguità e finzioni: quella di Harry, colto americano studioso d'arte che vive in Italia, lacerato dall'opposizione tra la moglie Jane e la prostituta romana Dorothea, oggetto di un'attrazione feroce e morbosa. Vera e propria confessione, il romanzo è il resoconto spietato di un quadrato amoroso: un gioco di specchi e di inganni reciproci dal quale emerge prepotente come un grido il rifiuto del perbenismo, la voglia di evasione dai sensi di colpa e dalle costrizioni e il ritratto di una società in bilico tra convenzioni e rivolta. |
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