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Mauro Curradi |
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Junior |
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Meridiano Zero, 2005 |
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Tra Prato e Firenze, l'ascesa di una giovane borghesia provinciale avida e sensuale: personaggi pieni di contraddizioni, sullo sfondo di un travagliato secondo dopoguerra. Francesco Rapaccini, Junior, è figlio del boia di Prato, repubblichino noto per gli orrori compiuti con l'amante Tamara. Sedicente 'compagno', Francesco non esita a gettare ombre infamanti sugli operai del lanificio che il padre gli ha lasciato. L'amico d'infanzia Marco, da sempre infatuato della moglie di Francesco, ma mosso soprattutto da un sentimento le cui ragioni saranno svelate solo alla fine, tesse una rete diabolica: la mano che tende all'amico lo trascinerà nel disastro, non solo economico. Per salvar il marito, e da lui spinta, la donna cede alle attenzioni di Marco. |
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Mauro Curradi - Junior
Mauro Curradi - Persona non grata
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Mauro Curradi |
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Persona non grata |
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Meridiano Zero, 2003 |
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Perché Michele, giovane accademico italiano, accetta di attraversare i due Yemen insieme a Brad, un collega statunitense dal comportamento poco limpido? Perché segue quell'americano che non gli piace e garantisce per lui, facendogli ottenere un permesso di transito alla frontiera? Davvero Brad ha "trovato le parole più adatte a convincerlo" o Michele cerca solo di fuggire? E da che cosa? Partito al seguito di una persona non grata (formula con cui gli americani vengono respinti alla frontiera sudyemenita), Michele in realtà è in viaggio per cercarne un'altra, un "latitante se stesso" rinnegato per anni. In questo libro della "trilogia africana" di Curradi la fuga dalla civiltà occidentale assume i toni dell'esilio, ma è anche e soprattutto un'iniziazione. Lasciando l'Occidente, sterile e irrimediabilmente incagliato nelle convenzioni sociali, i protagonisti del romanzo trovano un mondo fertile e ricco di sensualità. L'incontro con la civiltà africana e quella araba avviene con la curiosità, l'apertura e l'attenzione verso "l'altro" proprie del viaggiatore più esperto. |
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Mauro Curradi - Passato prossimo
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Mauro Curradi |
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Passato prossimo |
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Meridiano Zero, 2002 |
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Nel travagliato universo della società italiana tra fascismo e postfascismo, affrescato da Curradi con la consueta lucidità, un sapido intreccio di storia patria e familiare: memorie che vanno dai truci frammenti della vita politica, all’immagine di donne sottomesse alla scabrosa pratica della pedicatio mulieris. Giulia, nata dall’amore clandestino di un politico romano con la cognata, vive il mancato riconoscimento paterno con un senso di isolamento, acuito vieppiù dalla fuga dell’amato alla vigilia del matrimonio. La madre, sullo sfondo dell’occupazione tedesca di una Roma magistralmente fotografata da Curradi in un nitido richiamo alla città aperta di Rossellini, tesse una rete di intrighi che consentano alla figlia di riconquistare, se non l’amore, almeno il nome del promesso sposo. Ma il ‘matrimonio bianco’ frutto di un accordo ipocrita che sfuma nel ricatto, non può soddisfare l’emotività complessa di Giulia, figura femminile attuale e di rara intensità, né lenire la sua tensione sessuale. Tra una crescente esplorazione della carnalità, e la volontà di invertire il rapporto di forze con un marito che spera di dominarla attraverso umiliazioni private e pubblica indifferenza, la protagonista tenta di volgere a suo vantaggio le contraddizioni della morale borghese… |
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Mauro Curradi - Cera e oro
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Mauro Curradi |
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Cera e oro |
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Meridiano Zero, 2002 |
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"Abituata a vedere il potere incarnato da una sola persona, la gente dei villaggi credeva che Derg fosse il nome di un uomo. Derg, dissero, ha ammazzato suo padre. Da allora il mondo dimenticò l'Etiopia". Così le ultime pagine di "Cera e Oro", di Mauro Curradi, titolo derivato dal nome di un movimento poetico nato in Etiopia alla fine del XVIII secolo. Se è vero, come scrive Simone Weil, che tra il presente che ci lega, e il futuro che creiamo nell'immaginazione, "solo il passato è pura realtà", allora qui ci troviamo di fronte a quel l'indigeribile realtà fatta della memoria reciproca di due mondi a stretto contatto fra loro: quello della colonia bianca dove viene accolto il protagonista Michele, un professore delI'istituto italiano di Stoccolma trasferito all'università di Addis Abeba, e quello rugoso, polifonico di una terra ferita, l'Etiopia, tenuta a bada da una pietà distaccata che impegna per tutto il libro il personaggio-protagonista. Curradi possiede il genio freddo di una prosa tutta mentale che raggiunge qui la massima tensione, a contatto con un altrove vissuto come di sbieco, secondo acuminate pertinenze. A poco a poco la visione si stringe fino a illuminare il vecchio Haile Selassie, l'amico rinnegato di Rimbaud seguito da Curradi nella recitazione ultima del suo potere: "Sua Antichità era il monumento di se stesso. Dietro lo stimolo di un film cercava adesso la memoria non di un fantasma paterno, ma i propri occhi di bambino, incuriositi da un giovane straniero, nato in una terra di cui parlava la lingua e che era stata per lui l'unica prova di un continente altrimenti immaginario". (Giacomo Trinci) |
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