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# 12 |
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Angelo Petrella |
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Napoli nera: Cane rabbioso, Nazi paradise |
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Meridiano Zero, 2009 |
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Per tutti è un eroe, un bravo poliziotto e uno scrittore di successo. Ma è un cane rabbioso. Un poliziotto assassino e corrotto. Qualcuno sta cercando di incastrarlo, e lui ha solo ventiquattro ore per evitare il carcere. Tutta colpa di una partita di droga. Cane rabbioso è uno sparo nel buio, L’esordio crudo, frenetico, sconvolgente di Petrella è il suo gioiello, una pietra nera in ogni luce, ogni consolazione si è spenta. Un paio di giorni e di notti nella mente folle di un cattivo totale, scossa dalla coca e dagli psicofarmaci, rosa fino alle ossa dalla rabbia verso tutti, e dall’angoscia. In Nazi Paradise, con la svastica tatuata sul braccio e la testa rasata, il protagonista si guadagna da vivere craccando i siti delle banche, per poi dividersi tra la curva e le chat erotiche. Ma poi qualcosa va storto, si ritrova piantato in asso dagli amici, gli sbirri addosso e lo spettro di Poggioreale davanti. Non è la sua testa che vogliono, ma quella di uno più in alto di lui. Marcire o tradire? Sbirri, ultras, hacker, tossici e neonazisti percorrono senza legge le vene aperte di Napoli, nel sottobosco degradato che nessuno racconta, perché non arriva nemmeno a diventare crimine organizzato. Petrella scarnifica il linguaggio e ne fa quello che vuole. Le parole sono uno schiocco di frusta che ti afferra per lo stomaco, il suo noir è un colore estremo, è la negazione di qualsiasi altro colore. |
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Angelo Petrella - Napoli nera: Cane rabbioso, Nazi paradise
Giorgio Havis Marchetto - 1915-1918: un uomo, una donna: un epistolario di guerra della Val Posina
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# 24 |
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Giorgio Havis Marchetto |
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1915-1918: un uomo, una donna: un epistolario di guerra della Val Posina |
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Meridiano Zero, 2010 |
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Un epistolario di guerra pressoché integro, un carteggio così intenso, è cosa rarissima. Cinquecento lettere d'amore, spedite tra il giugno 1916 e il maggio 1919 da due innamorati, Elisa e Pietro. Elisa è costretta dalla guerra stessa a emanciparsi, mentre Pietro, seppur lontano, ritrae la sua anima nello spazio protetto della famiglia, l'unico in grado di restituirgli un senso di realtà, il suo continuo scrivere è il solo modo per non morire. A rendere unica questa raccolta è il numero di lettere dell'amata pervenuteci (duecentosettanta). Negli ultimi anni un'enorme quantità di lettere dei soldati al fronte è stata depositata nei vari istituti dedicati alla ricerca e allo studio della scrittura popolare ed è stata oggetto di analisi approfondite e di numerosissime pubblicazioni. Ma la conservazione delle lettere di risposta dei vari destinatari - madri, fidanzate, mogli, genitori, figlie - non ha avuto altrettanta fortuna. Le lettere che arrivavano al fronte subivano destini imprevedibili: blocchi della censura, mancata consegna, perdita, e, nel caso peggiore, morivano insieme al destinatario, come lui non facevano più ritorno a casa. Queste lettere hanno il sapore di un dono raro. Scritte quasi un secolo fa, hanno visto le tragedie del Carso, sono state tra le mani tremanti di un soldato in trincea, amate e desiderate tra i pidocchi ed il colera, spesso vicine alla morte. |
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Massimo Del Papa - Lucio-ah: le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti
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# 6 |
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Massimo Del Papa |
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Lucio-ah: le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti |
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Meridiano Zero, 2011 |
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Le canzoni di Battisti sono emozioni collettive, ciascuno le assorbe a modo suo ma mai da solo. Sono momenti da vivere insieme, da cantare con la chitarra in riva al mare o attorno al fuoco. Sono sogni di gruppo, fatti per viaggiare, per amare, per conoscersi, per raccontarsi. Battisti era tacciato di qualunquismo e persino di fascismo, perché la destra lo venerava. Ma nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso a Milano fu trovata l'intera collezione dei suoi dischi. A quanto pare sia i fascisti che i comunisti si innamoravano con le sue canzoni. La verità è che lui ha sempre mantenuto una rigorosa separazione tra impegno politico e creatività artistica. Massimo Del Papa parla dell'uomo e dell'artista, di ogni suo album, del sodalizio con Mogol, che come lui non si è mai rifugiato nella nostalgia del passato ma ha sempre tenuto gli occhi fissi sul presente. Racconta la collaborazione con i più importanti cantanti e musicisti, la partecipazione a Sanremo, il duetto con Mina a Teatro 10, il fallito assalto alle classifiche americane e il prematuro ritiro dalle scene. Ma soprattutto Del Papa allaccia strettamente tutto questo con lo scorrere degli anni in Italia, con i costumi, l'attualità, la politica, per mettere in luce quanto di quelle passate stagioni italiane vive nella musica di Battisti. |
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Massimo Del Papa - Happy: l'incredibile avventura di Keith Richards
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# 5 |
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Massimo Del Papa |
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Happy: l'incredibile avventura di Keith Richards |
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Meridiano Zero, 2010 |
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Ferino, belluino, con quei capelli arruffati a nido d'aquila, una pozzanghera d'inchiostro sulla faccia scavata, il labbro inferiore sporgente. E le mani, dure, nodose, mani di uno che va per le spicce. Mani da killer. Di un brutto attraente, carismatico. Uno di quelli di cui si dice: se non fosse diventato quello che è, sarebbe finito male. Keith Richards è una delle rockstar più grandi di tutti i tempi, alla guida della rock band più importante di sempre, i Rolling Stones, un'icona planetaria. Ma la sua vita ha sempre corso sul lato sbagliato della strada. Denunce, arresti, violenze, risse, autodistruzione, episodi macabri, retroscena inconfessabili: troppo anche per il pazzo circo del rock. D'un tratto quello stinco di diavolo era bandito da mezzo mondo. Keith Richards ha mantenuto per tutta la vita un'incredibile e in fondo ingenua integrità al di là del bene e del male. Anche in vecchiaia, quando la sua metamorfosi piratesca è apparsa inevitabile. Anche imbottito di Vicodin dopo un'operazione che gli ha raschiato il cervello in seguito a un incidente che solo a lui poteva capitare: spaccarsi la testa cadendo da una palma per cogliere una noce di cocco. Non chiedetevi perchè uno di sessantadue anni debba arrampicarsi su una palma. In questo libro Massimo Del Papa racconta la storia completa di un fuorilegge salvato dalla musica, la prima di tutte le sue droghe, e la sua disperata voglia di vita, eternamente ribadita: "La vita è splendida, non ho mai voluto ammazzarmi, non sono così scemo". |
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Matteo Strukul - Nessuna resa mai: la strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero
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# 4 |
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Matteo Strukul |
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Nessuna resa mai: la strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero |
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Meridiano Zero, 2010 |
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Per chi da tempo apprezza la musica e la poetica di Massimo Priviero l’acquisto del libro “Nessuna resa, mai” sarà un investimento a consolidamento delle proprie convinzioni. Per chi si avvicinerà a questo autore dopo la lettura del libro, l’acquisto fatto sarà, probabilmente, propedeutico alla conoscenza diretta della discografia del cantautore veneto. Già, perché il lettore che non conosce Priviero sarà incuriosito da questo artista un po’ fuori dalle righe, capace di fare cose davvero “originali” pur di incontrare l’idea di uno sguardo da parte di una ipotetica innamorata. Una persona, Priviero, dotato di un rigore e di una forza d’animo fortemente caratterizzata dal senso del dovere, dall’approccio “operaio” inteso come dignità del lavoro, racchiuso nelle sue modalità di inventare storie, di costruire personaggi nelle canzoni, di motivare se stesso a non mollare mai, a resistere al di là d’ogni speranza. Il libro è, fondamentalmente, costituito da una lunga chiacchierata che racconta degli album e delle canzoni incise da Priviero (gustose e da riflessione le pagine dedicate alla collaborazione da parte di “Little” Steve Van Zandt). Una chiacchierata mai banale e mai ridondante nella quale l’autore del libro è davvero un “facitore” di domande corrette e coerenti, dalle quale si percepisce competenza e qualità. A vantaggio dell’artista chiamato in causa, ovviamente, e, soprattutto, del lettore che in maniera piana, chiara ed esaustiva riesce a farsi un’idea compiuta della personalità artistica ed umana di Priviero. Una personalità con molte sfaccettature: colto, estroverso, diretto, curioso, ma anche riservato, intimista, cultore di mondi interiori di grande spessore ma le cui chiavi sono celate nel più intimo delle dimore. Rocker e soul man di potente impatto ma anche capace di ballate ed emozioni profonde. Aperto al mondo (i suoi racconti di vagabondaggi europei lo dimostrano) ma anche fortemente radicato nella cultura del suo veneto, nelle storie umane e collettive degli alpini in Russia oppure nelle leggende legate alla prima guerra mondiale, narrate in maniera epica eppure fortemente umane da “veci” delle sue terre. L’opera di Matteo Strukul ci conduce alla conoscenza di un Priviero che non ti aspetti: di un artista e di un uomo modernissimo eppure profondamente “antico” nell’accezione migliore del termine. In particolare per quanto riguarda l’ambito di quei valori per lui non negoziabili: la coerenza, l’onestà, la lealtà, la dignità. Di questo humus è impastata la sua musica e le liriche che canta da oltre vent’anni. Se molti se ne sono accorti da tempo, altri potrebbero essere aiutati a farlo dalla lettura di questo bel libro. (http://www.lisolachenoncera.it/rivista/letture/nessuna-resa-mai/) |
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Fabrizio Poggi - Angeli perduti del Mississippi: storie e leggende del blues
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# 3 |
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Fabrizio Poggi |
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Angeli perduti del Mississippi: storie e leggende del blues |
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Meridiano Zero, 2010 |
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La leggenda narra che Robert Johnson strinse il patto con il diavolo a un crocicchio, cedendo la sua anima in cambio del talento per suonare la chitarra come nessuno aveva mai fatto prima. Il blues nacque così: imbevuto fin dall'inizio di magia arcana e spettrale. Proprio per questo ancora oggi le sue formule, i suoi riti e linguaggi rimangono sconosciuti e occulti. "Angeli perduti del Mississippi" decodifica i meccanismi che costruiscono le atmosfere rapinose e corsare che ammantano la musica del diavolo, e lo fa attraverso una miscellanea di micro-racconti, di frammenti narrativi incastrati come tasselli di un medesimo mosaico. Un affresco tanto affascinante da assumere i contorni di un viaggio letterario e culturale che odora di zolfo e distillerie, chitarre e demoni, e che porta progressivamente a trasfigurare l'opera in una ballata sulla musica nera. Un suggestivo vagabondare, insomma, che disegna una geografia storico-sociale, oltre che musicale, ricca di spunti. Un libro che non manca di tratteggiare le vite dei principali alfieri del blues - da B.B. King a Bessie Smith, da Buddy Guy a Elmore James - ma che racconta anche il double talk, la lingua "nascosta" con cui i neri parlavano per non farsi comprendere dai bianchi, e l'hoodoo, quell'insieme di credenze popolari e pratiche magiche o propiziatorie legato al mondo africano. |
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Massimo Del Papa - Ti vivrò accanto: la favola infinita di Renato Zero
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# 2 |
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Massimo Del Papa |
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Ti vivrò accanto: la favola infinita di Renato Zero |
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Meridiano Zero, 2009 |
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Da autentico corsaro della critica musicale Massimo Del Papa compone, con "Ti vivrò accanto", un patchwork ribollente e abrasivo in grado di staccare dallo stampo delle parole i contorni e i colori di un artista, unico, difficilmente definibile, per quella sua capacità camaleontica di cambiare pelle e anima. Si arriva così alla fine di un viaggio pieno di avventure e canzoni indimenticabili per trovare Renato Zero, tratteggiato qui in tutta la sua ribellione, fra abissi e cime, stelle e inferni personali che rappresentano la cifra più vera per mantenere intatto il proprio credo d'artista: non tradire se stesso. Il libro offre un panorama completo sull'opera di Renato Zero: la ricostruzione degli esordi sulle assi del palcoscenico del Piper romano, il primo successo con dischi come Zerofobia, Zerolandia, EroZero, per fotografarlo, scarico e svuotato, agli inizi degli anni Ottanta dopo gli ultimi fuochi di Artide e Antartide e vederlo finire dritto nel baratro dell'indifferenza, tradito da un pubblico che aveva condiviso il sabba a base di lustrini, tutine attillate e canzoni manifesto. E poi, dopo il deserto, la rinascita, sdoganata attraverso la ricreazione di un personaggio che sposa l'opposto del 'gemello malvagio' del debutto, ora invece tutto introspezione, sermoni e crisi mistiche. |
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Matteo Strukul - Il cavaliere elettrico: viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola
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Matteo Strukul |
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Il cavaliere elettrico: viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola |
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Meridiano Zero, 2008 |
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Massimo Bubola è una figura centrale nella canzone d'autore italiana. Negli oltre trent'anni della sua carriera ha composto diciannove album (compresi compilation e live) e scritto più di trecento brani. Già alla fine degli anni 70 Bubola trasfonde nelle sue canzoni la potenza del linguaggio del rock, senza rinunciare a una poetica che si abbevera alla tradizione della musica popolare e della canzone d'autore italiana. Miscelando questi elementi, arriva a maturare una formula musicale ricca di suggestioni letterarie che è stata definita 'rock d'autore'. Non a caso è proprio al sodalizio con Bubola che si devono i due album del periodo folk rock di Fabrizio De Andrè: Rimini e L'indiano. Ma l'autore veronese continua a sviluppare un percorso personale, che porterà alla creazione di un'epica musicale attraverso i ritratti di personaggi storici come Giuseppe Garibaldi, Dino Campana, Tina Modotti, o con la moderna rivisitazione della latinitas di Eulario & Niso. Questa epopea rock, figlia delle tradizioni italiane, nulla ha da invidiare a quella a stelle e strisce di Bob Dylan e suggerisce in ambito musicale le medesime istanze che costituiscono la spina dorsale della New Italian Epic di oggi. Per questo Matteo Strukul, critico musicale fra i più attenti e preparati della nuova generazione, ha deciso di raccogliere la testimonianza di Massimo Bubola: per porre in luce i guizzi e le riflessioni, la letteratura e l'istinto rock che caratterizzano l'intera sua opera. |
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Marta Pastorino - Effetti collaterali
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# 8 |
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Marta Pastorino |
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Effetti collaterali |
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Meridiano Zero, 2006 |
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Un uomo e una donna, seduti sul bordo del letto in una stanza in penombra. L'uomo, come ogni sera, aggiunge un frammento al racconto della sua vita. La donna lo ascolta in silenzio. Quando l'uomo si addormenta, lei gli sussurra all'orecchio parole che ormai lui non può sentire. Con uno stile delicato ma emotivamente intenso, l'autrice racconta la storia dell'imprevedibile incontro tra due vite naufraghe, sospinte l'una verso l'altra dalla muta casualità della corrente. |
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Silvia Nirigua - Un quarto di me
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# 7 |
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Silvia Nirigua |
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Un quarto di me |
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Meridiano Zero, 2006 |
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Due ragazzi e due ragazze, agli angoli di un quadrato: parlano a quattro voci e raccontano la loro notte. Quattro giovani, che provengono da ambienti diversi, quattro come noi, ognuno con le sue certezze, i suoi sogni, ma anche le debolezze che affondano nel recente passato, nella scuola, nel difficile rapporto con i genitori. In poche ore ognuno di loro si ritrova protagonista di un incontro, particolare: quattro occasioni d'amore, che potrebbero essere inizi di qualcosa, che irrompono nelle loro vite per mettere a soqquadro l'ordine che si erano creati. |
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Ronnie Pizzo - A tempo perso viviamo tutti i giorni
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# 6 |
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Ronnie Pizzo |
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A tempo perso viviamo tutti i giorni |
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Meridiano Zero, 2005 |
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La generazione che Ronnie Pizzo racconta ha vent'anni e non ha altro che se stessa. Si muove tra discoteca, scuola e festini, senza riuscire mai a sentirsi adulta. Per sconfiggere la noia del vuoto in cui galleggia, usa metodi e strategie che sono già stati sperimentati dalle generazioni precedenti: corse in macchina e gare mortali sui cavalcavia come riti d'iniziazione di gruppo, cocktail di droghe che diventano via via più pesanti. E poi il sesso, naturalmente, casuale e confuso. Una generazione fotografata per quello che è, senza moralismi né tenerezze. Ma Ronnie Pizzo sfugge al romanzo generazionale perché ci racconta tutto correndo, con sequenze da videoclip, quasi una versione cartacea del film "Lola corre". |
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Paola Presciuttini - Non dire il mio nome
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# 5 |
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Paola Presciuttini |
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Non dire il mio nome |
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Meridiano Zero, 2004 |
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A Rosignano Solvay, una striscia di sabbia bianca come il talco con dietro una fabbrica che luccica come un’astronave e davanti il mare aperto, vive una bambina con la sua famiglia: un padre debole e iracondo e una madre senza volontà. Dopo un’infanzia di avventure e di tumulti e un’adolescenza turbata, in cui si susseguono amori maschili e amori femminili, in una tormentata e sofferta ricerca di definizione di identità sessuale, la giovane, in preda a una confusa disperazione, decide di fuggire e sale sulla prima nave in partenza. Al di là di quel viaggio senza meta precisa, l’aspettano un ignoto che la sconvolgerà profondamente, amicizie affettuose di uomini e di donne che conforteranno le sue inquietudini, e lavori improbabili che andranno dall’apritrice di ostriche alla guardarobiera delle discoteche, dalla lavapiatti alla donna delle pulizie: ma alla fine la giovane, nonostante e attraverso tutto questo, in una girandola di eventi che trascina lei stessa e il lettore in un vortice inarrestabile di ilarità e commozione, riuscirà davvero a trovare quell’amore, che, attraverso le oscillanti esperienze della sua tumultuosa adolescenza, aveva sempre sperato arrivasse. |
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Francesca Genti - Il vero amore non ha le nocciole
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# 4 |
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Francesca Genti |
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Il vero amore non ha le nocciole |
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Meridiano Zero, 2004 |
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Un caleidoscopio di folgoranti bozzetti metropolitani, che schizza un mondo virato in tonalità game boy, dove tutto si muove a velocità supersonica e bisogna correre per non restare indietro. Una seduzione ironicamente naif, un flash intenso e stupito sugli oggetti di consumo che ci circondano, nei loro colori sgargianti e nella loro verità di plastica. Ma soprattutto in queste pagine è il corpo a essere visto sotto una luce differente: istantanea, abbagliante, stroboscopica, in grado di far appassire di colpo ogni concetto di normalità, e ogni percezione del limite dell'ammissibile. |
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Davide Cavagnero - Noi due
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# 3 |
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Davide Cavagnero |
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Noi due |
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Meridiano Zero, 2004 |
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Ventisei anni fa due gemelle sono nate tenendosi per mano. Oggi si ritrovano nella casa dei loro genitori, ormai vuota. Mentre il giorno si spegne, Magda e Laura provano a ricordare il tempo in cui erano così simili da passarsi emozioni e ricordi e patire l'una le ferite dell'altra. In mezzo, la morte del padre, i ricordi della madre, una maestra senza nerbo, le piste delle biglie, un grosso crocifisso che cigola, "Anna Karenina", un cucchiaino andato per traverso, i punti di sutura sulla pelle chiara, il mal di testa dietro alle tempie e un dolore urlato, senza lacrime. Alla ricerca dell'identità, un amore eccessivo che trova sfogo nel modo sbagliato, la forza e la debolezza di due persone che vorrebbero essere una e, perché no, magari potrebbero. |
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