Visualizzazione post con etichetta Narratives of Empire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Narratives of Empire. Mostra tutti i post

Gore Vidal - Washington D.C.



 

 

 

Gore Vidal

1967

Washington D.C.

Washington D.C.

Serie Narratives of Empire 

# 6

Rizzoli, 1968

Washington, DC, è l'ultimo capitolo di Narratives of Empire di Gore Vidal, la sua acclamata serie di romanzi storici sul passato americano. Offre un ritratto illuminante della repubblica dai tempi del New Deal all'era McCarthy. Ampiamente considerato come l'ultimo commento di Vidal su come il sistema politico americano degrada coloro che vi partecipano, Washington, D.C. è una splendida storia di corruzione e ambizioni malate. Ripercorre le sorti di James Burden Day, un potente senatore conservatore che punta alla presidenza; Clay Overbury, un giovane e pragmatico assistente del Congresso con aspirazioni politiche proprie; e Blaise Sanford, uno spietato magnate dei giornali che comprende l'importanza del denaro e dell'immagine nella politica moderna. Con arguzia e intuito caratteristici, Vidal racconta la vita nella capitale della nazione in un momento in cui questi uomini e altri trasformarono l'America in "forse l'ultimo impero sulla terra".

 

 

Gore Vidal - Hollywood



 

 

 

Gore Vidal

1989

Hollywood

Hollywood

Serie Narratives of Empire 

# 5

Bpmpiani, 1990

Tra i miti contemporanei, Hollywood è forse quello che più ha influito sulle mode e i mutamenti della nostra società negli ultimi 70 anni. Fin dal momento in cui questo piccolo villaggio situato sulla costa occidentale degli Usa assurge a capitale della cinematografia, il riverbero delle "luci della ribalta" scandisce e accompagna la vita di milioni di persone. Questo vivido romanzo di Gore Vidal ripercorre il tumultuoso periodo della consacrazione della cosiddetta "Mecca delle illusioni". Ambientata tra il 1916 e il 1924, la vicenda narra quegli avvenimenti in cui si riconosce la seconda epopea degli Stati Uniti: l'intervento nella prima guerra mondiale e l'affermazione di uno star-system che è forse la più alta espressione del sogno americano. Così, accanto ai personaggi creati da Gore Vidal, si muovono gli autentici protagonisti della storia: Charlie Chaplin, Mary Pickford, Gloria Swanson, William Hearst, Thomas Ince, Woodrow Wilson e Franklin Delano Roosevelt fanno rivivere il tramonto di un'era e i fasti e le miserie dei "ruggenti anni venti".

 

 

Gore Vidal - Lincoln



 

 

 

Gore Vidal

1984

Lincoln

Lincoln

Serie Narratives of Empire 

# 2

Bompiani, 1988

All'alba di una fredda mattina dell'inverno 1860-61 Abraham Lincoln scende dal treno a Washington protetto da due guardie del corpo: è appena stato eletto presidente degli Stati Uniti e già si complotta per assassinarlo, ancor prima del suo insediamento. La nazione è stata spaccata in due dal problema dello schiavismo, è sul punto di sfasciarsi. Le truppe del Sud sono alle porte della capitale, attorno a Lincoln non c'è nessuno in grado di guidare l'esercito, ma ci sono, in compenso, molte trame per farlo cadere. In quattro anni di presidenza i tentativi di assassinarlo, tra l'altro, si moltiplicano. I suoi stessi compagni di partito lo chiamano "l'onesto scimmione" e, magari per motivi opposti, lo trattano con disprezzo, lo accusano duramente. Ecco dunque il ritratto di un Lincoln molto diverso da quello ufficiale, di assoluta fedeltà storica ma di una verità umana e drammatica che trascende qualsiasi intento o parvenza biografica. Così, a tracciare questa immagine smagliante e spregiudicata del grande Presidente, sono la moglie Mary, che lo adora anche mentre sta per impazzire; il segretario di stato Seward, che nel suo spirito machiavellico passa dal disprezzo alla venerazione; Salmon P. Chase, il rivale più accanito, e la sua bella figlia Kate; il giovane segretario John Hay, che nei quattro anni di convivenza alla Casa Bianca riesce a coglierne i sentimenti e i pensieri più intimi; fino allo stesso commesso di farmacia, David Harold, che sarà al centro del complotto destinato a concludersi con l'assassinio. La tecnica narrativa di Vidal, già felicemente sperimentata su altri soggetti storici, tende a portare il lettore all'interno della vicenda, per cui a leggere queste pagine si ha l'impressione di aggirarsi furtivi per i corridoi della Casa Bianca, assieme a Lincoln, partecipando delle sue angosce, dei suoi problemi, dei suoi sentimenti. E valga per tutte l'opinione di uno storico come David Donalt dell'Università di Harvard: "È straordinario come Vidal abbia inserito tanto di storicamente documentato nel suo romanzo. E trovo — con un certo sbalordimento, considerando quante volte io stesso mi sono occupato di questo tema — che Vidal sia riuscito a trasformare un argomento per me familiare in una narrazione che ha tenuto vivo il mio interesse fino all'ultima pagina." 

 

 

Gore Vidal - L'età dell'oro



 

 

 

Gore Vidal

2000

L'età dell'oro

The Golden Age

Serie Narratives of Empire 

# 7

Fazi, 2017

Narratives of Empire è una vera e propria controstoria dell’America, dagli albori della repubblica statunitense fino al secondo dopoguerra, composta da sette romanzi: Burr, Lincoln, Il candidato, Impero, Hollywood, Washington D.C., L’età dell’oro. Suscitando allo stesso tempo feroci polemiche e grandi consensi, questi volumi hanno accompagnato lo scrittore Gore Vidal per oltre trent’anni. La saga narra l’evoluzione degli Stati Uniti da piccolo Stato provinciale e culturalmente arretrato a impero globale dominante in ogni ambito, compresa la cultura, intrecciando episodi e personaggi reali e d’invenzione. Protagoniste sono due famiglie discendenti dal figlio illegittimo del vicepresidente Aaron Burr – noto per aver assassinato Alexander Hamilton, il fondatore del federalismo americano. È con L’età dell’oro che ricominciamo la pubblicazione di quest’imponente opera. Ambientato tra il 1939 e il 1954, quando l’egemonia americana è al suo apice, è l’ultimo volume della serie e, come tutti gli altri, costituisce un romanzo a sé. Racconta, fra le tante, la storia di Caroline, ex attrice e giornalista, Peter, intellettuale irriducibilmente radical, e Tim, regista tormentato ma in fin dei conti “integrato”, delle loro vicende personali di fortuna e disgrazia, di amore e morte, del loro modo di interagire con i vertici della politica e dell’arte – l’altro grande tema del libro, che vede sfilarne tutti i protagonisti, compreso Gore Vidal, personaggio di se stesso. Pagine di grande tensione, nelle quali l’autore sostiene tesi scomode – in particolare una, su Pearl Harbor – e nelle quali i confini tra storia, letteratura e critica sociale si fanno labili. Vidal, del resto, ha più volte citato la celebre battuta di Tolstoj: «La storia sarebbe una gran bella cosa, se solo fosse vera». Solo Gore Vidal avrebbe potuto darci una visione degli Stati Uniti, in un periodo cruciale della loro e della nostra storia, così penetrante, irriverente, ironica, divertente e al contempo intrisa di senso tragico, scritta con l’inconfondibile eleganza e il consueto acume.

 

 

Gore Vidal - Impero



 

 

 

Gore Vidal

1987

Impero

Empire

Serie Narratives of Empire 

# 4

Fazi, 2019

Dopo L’età dell’oro e Emma, 1876 prosegue il ciclo Narratives of Empire: sette romanzi che, tra feroci polemiche e grandi consensi, hanno accompagnato Gore Vidal per oltre trent’anni. Una vera e propria controstoria dell’America, dalla costituzione degli Stati Uniti d’America fino al secondo dopoguerra, in cui s’intrecciano magistralmente episodi e personaggi reali e d’invenzione. Con Impero, Gore Vidal ci trasporta dal diciannovesimo al ventesimo secolo, dalla repubblica di Lincoln alla nazione che vuole estendere il proprio dominio nel mondo, prefigurando quella che sara` la storia americana futura. Attraverso gli occhi di John Hay, segretario di Stato sotto i presidenti William McKinley e Theodore Roosevelt, assistiamo alla nascita della politica espansionista degli Stati Uniti, che decreta la fine degli antichi ideali su cui si fondava la repubblica di Lincoln e l’inizio dell’Impero Americano. Con il ventesimo secolo, inizia la conquista del mondo, che vede gli USA in competizione con l’Europa, il Giappone e la Russia. Oltre a John Hay, Henry James, lo scrittore che denuncia la politica espansionista americana; Henry Adams, nipote e pronipote di presidenti, grande storiografo, simbolo di antichi ideali che non esistono piu`; Caroline Sanford, ambiziosa e anticonformista proprietaria del «Tribune», il giornale di Washington, in lotta con il fratellastro Blaise per l’eredita` paterna. Ma emergono, fra tutti, i ritratti magistrali di due importantissimi protagonisti del periodo, simboli dell’anima contraddittoria degli Stati Uniti: Theodore Roosevelt e William Randolph Hearst, proprietario di ben otto giornali nazionali, astuto inventore e abile manipolatore di notizie, pubblico moralista dalla vita privata dissoluta. Entrambi diventano nel romanzo la personificazione di due archetipi centrali in tutta l’opera di Vidal: il detestato imperialismo americano e il potere pernicioso dei media. «Vidal e` il maestro del romanzo storico americano... La sua visione della politica americana, passata e presente, è talmente potente da destare ammirazione». Harold Bloom

 

 

Gore Vidal - Emma, 1876



 

 

 

Gore Vidal

1976

Emma, 1876

1876

Serie Narratives of Empire 

# 3

Fazi, 2018

È il 1876, l’anno in cui cade il centenario della fondazione degli Stati Uniti. Charles Schuyler, pungente corsivista del «New York Herald», dopo quasi mezzo secolo torna dall’Europa con la figlia Emma. Ad accoglierli, l’aria salmastra e i fumi di una città tutta nuova: ormai straniero nella sua città natale, Charles non riconosce più nulla. Emma, invece, nata trentacinque anni fa in Italia, ha lasciato il vecchio continente per la prima volta: rimasta vedova di uno spiantato principe parigino – venuto a mancare improvvisamente durante una cena con l’amante –, cercherà marito e affermazione nell’alta società di New York. Nel frattempo, tra fastose celebrazioni, fanfare, fuochi d’artificio e smodate esibizioni di spirito patriottico, si consumano torbidi intrighi. Un patto segreto fra due partiti che si alternano alla guida del paese per truccare le elezioni, una totale mancanza di regole che permette alle élite di arricchirsi sempre di più, una corruzione dilagante a ogni livello nell’amministrazione statale: Emma, 1876 è l’affresco storico di un’epoca lontana eppure così drammaticamente simile all’attualità. Con questo romanzo prosegue la ripubblicazione di Narratives of Empire, grande saga composta da sette romanzi che, tra feroci polemiche e grandi consensi, hanno accompagnato Gore Vidal per oltre trent’anni: una vera e propria controstoria dell’America, dagli albori della repubblica statunitense fino al secondo dopoguerra, in cui s’intrecciano magistralmente episodi e personaggi reali e d’invenzione.

 

 

Gore Vidal - Burr


Finalista

1974

Gore Vidal

Burr

Burr

serie Narratives of Empire

 # 1

 

Bompiani, 1975

 

Burr, di Gore Vidal (Milano, Bompiani, 1975). Che lo scrittore americano Gore Vidal (1925-2012) fosse un genio non c’è dubbio alcuno. Che la sua scrittura fosse poliedrica, accattivante, difficilissima, ma anche coinvolgente e intelligente, nemmeno. Burr è un romanzo storico – in una saga di sette libri – sulle origini “proibite” della storia degli Stati Uniti d’America. Vidal scrive mentre cammina sulla lama di un rasoio, attento a non finire nei baratri laterali o a tagliarsi in due. Terreno pericolosissimo mettere mano al mito americano. Così come pericolosissimo è parlare di corruzioni, bugie, cospirazioni, dare dell’incompetente a George Washington o dell’ipocrita a Thomas Jefferson. Il titolo deriva da Aaron Burr (terzo vice-presidente degli Stati Uniti), dalla cui prospettiva privilegiata l’io narrante ci dice cosa succedeva al tempo dietro le quinte del potere americano.

 


Gore Vidal - Narratives of Empire