Visualizzazione post con etichetta Paolo Di Stefano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Di Stefano. Mostra tutti i post

Paolo Di Stefano - Azzurro, troppo azzurro


Paolo Di Stefano

Azzurro, troppo azzurro

Finalista narrativa italiana 1997

Feltrinelli, 1997


Storia di un amore casuale e di una follia metropolitana, ma anche storia di una fuga e di un ritorno provvisorio dentro nebbie impenetrabili. Storia di qualcosa che precipita improvvisamente e che spinge il quarantenne Rizzo a commettere un atto terribile solo apparentemente immotivato, mentre le voci del televisore trasmettono insensatezze e non si ferma neanche l'eco bellissima di quella canzone: Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo per me.

 

Paolo Di Stefano - Giallo d'Avola


Paolo Di Stefano

Giallo d'Avola

Vincitore narrativa 2013

Sellerio, 2013

 

La mattina del 6 ottobre 1954 scompare nelle campagne di Avola Paolo Gallo, aveva portato le bestie al pascolo, ma di lui viene trovato solo il cappello e macchie di sangue sul terreno. Abita lo stesso casale del fratello Salvatore, mezzadri entrambi, le loro famiglie sono divise da un muro e da una inimicizia profonda. L’incriminazione è facile: la galera pronta per Salvatore e suo figlio Sebastiano, analfabeti e in più confusi. Un legal thriller in terra contadina che intreccia la verità storica con la ricostruzione dello scrittore in una cronaca incalzante.

 


Paolo Di Stefano - Ogni altra vita. Storia di italiani non illustri


Paolo Di Stefano

Ogni altra vita. Storia di italiani non illustri

Vincitore 2016

Il Saggiatore, 2015

 

C’è chi vende uova dopo la guerra e chi usa la stoffa dei paracadute per cucire gonne. Chi fugge dall’Italia per fare fortuna all’estero e chi se ne va per scampare a un padrino violento. Ci sono donne che si buttano con l’elastico dai ponti e ragazzi che cadono da una finestra per non rialzarsi più. Partigiani e sarte, minatori e cameriere, maestri di scuola. Madri, padri, figli, figlie. E poi c’è uno scrittore, Paolo Di Stefano, che legge i diari o ascolta le parole di questi italiani non illustri – forse assurti agli onori o ai disonori della cronaca per lo spazio breve di un’indignazione, ma poi subito dimenticati – e restituisce loro la voce che avevano smarrito, o di cui erano stati privati. Dalla Sicilia arcaica e petrosa delle guerre mondiali alla Milano grigia ma bella di oggi, Di Stefano racconta di innamoramenti e matrimoni, di bombe che cadono dal cielo e di battaglie che si combattono in famiglia; di litigi, incomprensioni, rotture; di piccole rivincite e grandi rivoluzioni del costume. Il ventennio fascista, gli anni sessanta e settanta delle proteste studentesche, e poi i decenni a noi più vicini, quelli in cui la Storia si fa storia, cronaca o memoria commossa di chi c’era e ricorda chi invece non c’è più. Con la grazia lieve e limpida che da sempre caratterizza la sua scrittura, Di Stefano scova in ogni minuta vicenda personale quel frammento di universalità che a ogni pagina ci fa riconoscere nei suoi protagonisti – e in lui stesso, perché è la sua voce ad armonizzare le altre, creando un epos dell’Italia contemporanea che illumina il genius loci inconfondibile di questo nostro paese, a cui non si smette mai di tornare.

 

Paolo Di Stefano - Nel cuore che ti cerca


Paolo Di Stefano

Nel cuore che ti cerca

finalista 2008

Rizzoli, 2008

 

Rita ha dieci anni quando, in una mattina di marzo, a pochi passi da scuola, viene portata via su un furgone azzurro. Prigioniera in una stanza sotterranea due metri per tre, resiste per otto anni e si salva grazie alla sua forza e a un'inesauribile voglia di vivere. È la sua stessa voce a raccontare la discesa all'inferno, le crudeltà subite da un mostro dispotico che l'ha sottratta al mondo ma che ai suoi occhi riesce a rivelare inaspettate dolcezze. Il dramma di Rita si riflette come in uno specchio nel dolore del padre Toni Scaglione, incapace di rassegnarsi alla sua perdita. Le voci di padre e figlia si alternano, ripercorrendo, ora con durezza ora con slanci poetici, un passato familiare prima felice poi sempre più lacerato. La scena del dramma (su cui si affaccia il coro per lo più indifferente di chi ha assistito al prepararsi e al compiersi del crimine) si concentra sulla claustrofobica prigione di Rita per poi aprirsi alle strade di Milano. Qui si aggira ostinato il padre, seguendo le esili tracce della bambina e del suo carceriere e continuando la ricerca a Firenze, a Zurigo e infine a Siracusa dove il giorno di santa Lucia accade qualcosa che somiglia molto a un miracolo. Ma il viaggio di Scaglione si fa a mano a mano scavo inferiore verso la scoperta del senso profondo della paternità. Noir psicologico, il romanzo dà voce a un'adolescenza mancata, a una società cinica ma ancora capace di generosità, a un padre d'oggi che non si arrende all'evidenza delle indagini.