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Giorgio Montefoschi |
Il volto nascosto |
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finalista 1991 |
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Bompiani, 2015 |
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Il volto nascosto racconta la lunga storia d’amore tra Ernesto Finzi e Carla Paladino: una storia iniziata con gli incontri nelle loro case romane, divisi da una disparità sociale che lascia il passo a un abbandono senza ragioni, all’ossessione del ritorno, alla speranza di una vita che si fa coniugale. Finché, man mano che gli anni passano, sorge, nel susseguirsi dei fatti e nella mente accecata di uno dei due protagonisti, un sospetto sconvolgente. Un sospetto che potrebbe demolire quanto costruito fin qui nel matrimonio, ma anche schiudere il cuore una volta per sempre. |
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Giorgio Montefoschi - Il volto nascosto
Giorgio Montefoschi - La terza donna
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Giorgio Montefoschi |
La terza donna |
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finalista 1985 |
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Garzanti, 2000 |
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In una calda estate romana due donne s'interrogano sull'assenza del- l'uomo ch' è stato padre dell'una e marito dell'altra. Dai loro discorsi, ricordi e congetture, e dalle indagini che la figlia con amore caparbio conduce presso gli amici di famiglia e i parenti, lentamente affiorano gli incerti contorni della figura del protagonista. Federico Trotta: spesso assente, in viaggio, lontano, sconosciuto a chi credeva conoscerlo, distratto, quasi sepolto dentro se stesso. Ma a poco a poco, dall'ombra sfuggente della vita di Federico, emergono anche i tratti di un' altra donna, meta segreta, forse, di un'esistenza rincorsa dall'inquietudine, fantasma d'amore che aspetta alla fine del viaggio per riconsegnare il senso e la bellezza della vita. «Un libro che può pretendere a buon diritto la rilettura e il difficile vaglio del tempo.» Carlo Bo. «Molte pagine della Terza donna hanno una pienezza, una dolcezza, una gravità di scrittura, una densità e coerenza d'immagini, una vastità di respiro, che basterebbero a fare di Montefoschi uno dei tre o quattro prosatori italiani più notevoli della sua generazione.» Giovanni Raboni. |
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Giorgio Montefoschi - Il museo africano
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Giorgio Montefoschi |
Il museo africano |
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Candidato 1976 |
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(Edizione La nave di Teseo, 2019) |
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“Sentivo dentro di me con urgenza, in quegli anni, il bisogno di partire, del viaggio senza meta per andare ovunque, e insieme il disperato bisogno del ritorno. Insomma, pensavo ai luoghi, allo stare, al tempo, al movimento. Ma con una immensa nostalgia: sì, con una immensa nostalgia di tutto – questo si può capire, essendo molto giovane. Dunque, immaginai e vidi quattro giovani che attraversavano un’America sconfinata, meravigliosa, luminosa e buia come sull’orlo di una catastrofe. Immaginai e vidi un villaggio di montagna vicino al confine austriaco nel quale uno dei quattro viaggiatori si sarebbe rifugiato per sempre. Immaginai amori languidi e furibondi, e li scrissi. Pensai – e lo scrissi – che viaggiando, tornando stando ‘dall’altra parte’, mai i miei personaggi avrebbero smesso di pensare a quello che avevano perduto.” Giorgio Montefoschi |
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Giorgio Montefoschi - L'amore borghese
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Giorgio Montefoschi |
L'amore borghese |
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Candidato 1978 |
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(Edizione La Nave di Teseo, 2020) |
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"A ripensarci, solo un incosciente poteva intitolare nel 1978 un suo romanzo L'amore borghese, in pieno post Sessantotto, con la borghesia fatta a pezzi e i sentimenti, a cominciare dall'amore, dileggiati o messi sotto le scarpe. Del resto, era vero: volevo raccontare la storia di un adulterio, descrivere una famiglia borghese proprio di quell'epoca, e i tormenti di uno scrittore che dalle strettoie palesi di quell'epoca voleva sollevarsi. Nelle interviste mi chiedevano: lei parla della borghesia? Sì, rispondevo, ma è così strano? Poi, con la sua recensione, arrivò Carlo Bo. Che scrisse: "L'abilità dello scrittore va colta nel confronto fra la mediocrità dei dati (adulterio, matrimoni, vita di scrittore) e il riflesso interiore delle conseguenti vicende. Il lettore, alla fine, ha qualcosa di molto più importante di un piccolo catalogo di notizie: ha cognizione di un sentimento capitale della vita... che è poi il mistero o quanto del mistero siamo in grado di cogliere"." (Giorgio Montefoschi) |
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Giorgio Montefoschi - Lo sguardo del cacciatore
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Giorgio Montefoschi |
Lo sguardo del cacciatore |
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Candidato 1988 |
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(Edizione Rizzoli, 1987) |
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In un "interno" familiare, apparentemente rassicurante e borghese, si sviluppa il triangolo d'amore che unisce Leone Bellentani, sua moglie Sofia e la bella Sandra Ballio, apparsa improvvisamente quasi dal nulla. È una vicenda d'amore, di seduzione, di tradimento in cui cacciatore e preda si scambiano continuamente di ruolo, ed è anche una saga familiare, ambientata tra Roma e la campagna intorno a Latina, che comunica alla fine un senso di conquistata serenità. |
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Giorgio Montefoschi - La casa del padre
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Giorgio Montefoschi |
La casa del padre |
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Vincitore 1994 |
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(Edizione Bompiani, 1994) |
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Tre generazioni di una famiglia romana sono protagoniste del romanzo di Giorgio Montefoschi. Pietro Bellelli ha vent’anni all’inizio di questa storia, quando la famiglia decide di trasferirsi di nuovo nella vecchia casa dove lui e le sue due sorelle hanno trascorso l’infanzia: è un ragazzo apprensivo, nostalgico, disponibile a credere in un evento che presto accadrà. Ma un ombroso pudore dei propri sentimenti lo separa dal padre, imputato d’esser debole, incapace di risolvere gli enigmi del mondo. Padre e figlio vorrebbero amarsi; si osservano da questa distanza. Poi, amore e morte cadono insieme sulla scena del sofferto conflitto. E passano gli anni. Pietro ha cercato in altri la figura paterna, s’è sposato, di nuovo ha cambiato casa. Ora è suo figlio, Mario Bellelli, all’incirca ventenne a scrutare il corso dei suoi pensieri. Mentre egli stesso, Pietro, rivolge a sé le domande che un tempo rivolgeva al padre, e si chiede perché tutto gli sembri estraneo e come mai debba sentirsi colpevole come un traditore, colmo di un rimpianto oscuro. Di nuovo padre e figlio sono uniti e divisi. Ancora restano impenetrabili gli enigmi del mondo. E nessuna dimora, nessuna casa del padre, neanche la ricchezza della memoria che s’è accumulata, sembrano poter placare l’ansia di Pietro e Mario Bellelli. Finché un’improvvisa leggerezza, un’innocenza fin qui sconosciuta, preparano un vero e proprio colpo di scena, dal quale dovremo apprendere che non esistono padri e figli. Poiché siamo tutti padri, tutti figli, ospiti della medesima casa. |
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