Terre Basse

Feltrinelli, 2014 (Prima pubblicazione: 2014)

Feltrinelli, 2014 (Prima pubblicazione: 2014)

Feltrinelli, 2012 (Prima pubblicazione: 2012)

Feltrinelli, 2011 (Prima pubblicazione: 1994)
“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di colui che vede e di quel che è visto... Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio.”La storia di un viaggio nell’affascinante terra portoghese si trasforma nello spunto per una riflessione sul viaggiare come esperienza fondamentale.

Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2017)
Chi desidera sapere – nel senso innanzitutto di vedere – come è fatto il mondo, oggi e l'altro ieri, non ha che da aprire questi reportage di Naipaul, che coprono quattro decenni e abbracciano quattro continenti, soffermandosi anche in luoghi-crocevia come la «sua» Trinidad. Empatico e spietato al tempo stesso, Naipaul vede in molti degli scenari che attraversa un'irrisolta concentrazione di modernità e decadenza, esito di una continuità deviante tra il periodo coloniale e i governi-regimi successivi. Così è in un'India disseminata di villaggi anonimi semi o sottosviluppati e di stazioni ferroviarie che la notte rende «indistinguibili l'una dall'altra». O in un Congo- Zaire – quello della dittatura di Mobutu, «cittadino, capo, re, rivoluzionario» – che si riverbera, al di là dell'Oceano, in tanti frammenti dell'«Africa della diaspora»: ad esempio nella «comicità assoluta, fumettistica» della surreale Saint Kitts, nei Caraibi, dove il re-pastore Papa Bradshaw, spesso a bordo di una Rolls Royce gialla, deve trattare con il sindacato WAM e l'opposizione PAM. O, ancora, in un'Argentina velleitaria e impoverita, predata e predatoria, archetipo di tutte le dittature latino-americane che hanno imparato «a sfruttare l'effetto drammatico del silenzio» come parte della «strategia del terrore». L'effetto finale, anche grazie a una prosa capace di alternare lunghi indugi descrittivi e improvvise sintesi aforistiche, è una contemporanea compressione e dilatazione del mondo.

Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2010)
V.S. Naipaul viaggia sempre alla ricerca di qualcosa. In "Fedeli a oltranza" aveva esplorato quel groviglio rovente di pulsioni e ideologie che ancora non si chiamava fondamentalismo islamico: qui tenta invece di afferrare la sfuggente sopravvivenza delle credenze arcaiche in ciò che nel continente africano – e spesso non altrove – si intende per «modernità». È un itinerario lungo e tortuoso, che porta Naipaul dall’Uganda e dal Ghana alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio e dal Gabon fino al Sudafrica, e che attraverso una scansione di incontri, fatti nudi e storie individuali gli fa trovare subito qualcosa di imprevisto: «Ero convinto che nell’immensa vastità dell’Africa le pratiche magiche non fossero diffuse in maniera uniforme» ha scritto Naipaul presentando "La maschera dell’Africa". «Ho dovuto ricredermi. Ovunque ho incontrato indovini che “gettavano le ossa” per leggere il futuro, e ovunque ho ritrovato la stessa idea di un’“energia” da imbrigliare attraverso il sacrificio rituale. In Sudafrica la “medicina da battaglia” è un composto fatto con parti del corpo soprattutto animali, ma anche umane. Vederlo con i miei occhi, sentirne il potere, mi ha riportato molto vicino all’inizio di tutto». Comincia così un altro viaggio, che non era semplice osare, alla ricerca del nucleo primigenio di un intero continente. Un viaggio di cui questo libro immediato, quasi orale, è un fedele resoconto: che appassiona, irretisce, e non di rado illumina.

Adelphi, 2019 (Prima pubblicazione: 1997)
Il rapporto di Naipaul con la terra – l’India – da cui i suoi antenati partirono un secolo fa per Trinidad è sempre stato molto teso, aspro, oscuro: «Per me l’India è un paese difficile. Le sono al tempo stesso troppo vicino e troppo lontano». Ma proprio questo sentimento di consanguineità e insieme di opposizione sembra aver acuito lo sguardo dello scrittore, conferendogli il dono di una percezione snebbiata di cui molto raramente gli occidentali sono capaci in India. E l’occhio, in questo libro, segue quasi ossessivamente le tracce e i sintomi di una sola realtà: l’antica, non rimarginata ferita che, anche dopo l’indipendenza, sembra condannare l’India a uno stato di cronica inadeguatezza, come per una sottile vendetta storica – in qualche modo parallela a quella subita dalla Grecia – che colpisce i luoghi in cui prima che altrove il pensiero si è mostrato sovrano. Quanto più si procede nella sinuosa narrazione, tanto più ci si sente spinti verso amare conclusioni. Ma non perché l’autore indulga a teorizzazioni o sociologismi: Naipaul parla sempre di ciò che ha visto, di ciò che ha udito, di ciò che ha indagato, e questo dà alla sua pagina una vividezza, un rilievo memorabili. Una civiltà ferita: l’India è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.

Adelphi, 2014 (Prima pubblicazione: 1999)
Per Naipaul, nato a Trinidad da famiglia indiana, l’India è una ferita profonda, mai rimarginata, un luogo che rimescola tutto il suo essere. E nessuno dei vari libri che all’India ha dedicato lo testimonia come "Un’area di tenebra", vero itinerario nella caligine dove le sensazioni, gli incontri, le riflessioni si mescolano in un amalgama di cui Naipaul sembra possedere il segreto. È un viaggio dolorante, ma qui – come ha scritto John Wain – «la sofferenza è diventata creativa invece che ottundente». "Un’area di tenebra" è stato pubblicato per la prima volta nel 1964.

Mondadori, 1991 (Prima pubblicazione: 1991)