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Terre Basse - José Saramago


 

Terre Basse



Feltrinelli, 2014 (Prima pubblicazione: 2014)

 
 
“Su questa sponda sinistra del fiume sono sotterrati grandi tesori: sono i tesori provenienti da quei versanti tagliati a terrazze, dai ceppi di vite che in questi giorni di gennaio hanno già perso tutte le foglie e sono neri come radici bruciate. In questo versante di Gaia sfociano i grandi affluenti delle uve schiacciate e del mosto, qui si filtrano, decantano e dormono gli spiriti sottili del vino, caverne dove gli uomini vengono a conservare il sole.” Poche pennellate e già José Saramago ha saputo portarci per mano nel basso Portogallo, nella misteriosa regione di Aveira, dalla foce a risalire il fiume. Meta ideale per lunghe passeggiate sulle spiagge, per castelli e infiniti, sottili, affluenti. Tratto da “Viaggio in Portogallo”, pubblicato da Feltrinelli.


Lisbona - Josè Saramago


 

Lisbona



Feltrinelli, 2012 (Prima pubblicazione: 2012)

 
 
Immagina di essere un viaggiatore, anzi "il viaggiatore", appena arrivato a Lisbona. Immagina che ti venga incontro José Saramago, offrendosi di accompagnarti in una battuta di caccia fra luci, profumi e suoni di questa città unica al mondo. Immagina di muoverti con lui a zigzag fra luoghi noti e ignoti, dalla Torre di Belém al Museo di Archeologia, dal Monastero dos Jerónimos al Terreiro do Paço, dal Rossio ad Alfama, dal Museo dell'Azulejo al Bairro Alto. E infine giù fino al Tago, questa grande vena d'acqua che dona a Lisbona la luce unica che la bagna da sempre, lo specchio infinito nel quale ammirare la propria bellezza e perdersi insieme ai suoi ammiratori.


Viaggio in Portogallo - José Saramago


 

Viaggio in Portogallo



Feltrinelli, 2011 (Prima pubblicazione: 1994)

 
 

“Questo Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore, storia di un viaggio e di un viaggiatore riuniti nella fusione ricercata di colui che vede e di quel che è visto... Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d’uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio.”La storia di un viaggio nell’affascinante terra portoghese si trasforma nello spunto per una riflessione sul viaggiare come esperienza fondamentale.




Lo scrittore e il mondo - V. S. Naipaul


 

V. S. Naipaul

Lo scrittore e il mondo



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2017)

 
 

Chi desidera sapere – nel senso innanzitutto di vedere – come è fatto il mondo, oggi e l'altro ieri, non ha che da aprire questi reportage di Naipaul, che coprono quattro decenni e abbracciano quattro continenti, soffermandosi anche in luoghi-crocevia come la «sua» Trinidad. Empatico e spietato al tempo stesso, Naipaul vede in molti degli scenari che attraversa un'irrisolta concentrazione di modernità e decadenza, esito di una continuità deviante tra il periodo coloniale e i governi-regimi successivi. Così è in un'India disseminata di villaggi anonimi semi o sottosviluppati e di stazioni ferroviarie che la notte rende «indistinguibili l'una dall'altra». O in un Congo- Zaire – quello della dittatura di Mobutu, «cittadino, capo, re, rivoluzionario» – che si riverbera, al di là dell'Oceano, in tanti frammenti dell'«Africa della diaspora»: ad esempio nella «comicità assoluta, fumettistica» della surreale Saint Kitts, nei Caraibi, dove il re-pastore Papa Bradshaw, spesso a bordo di una Rolls Royce gialla, deve trattare con il sindacato WAM e l'opposizione PAM. O, ancora, in un'Argentina velleitaria e impoverita, predata e predatoria, archetipo di tutte le dittature latino-americane che hanno imparato «a sfruttare l'effetto drammatico del silenzio» come parte della «strategia del terrore». L'effetto finale, anche grazie a una prosa capace di alternare lunghi indugi descrittivi e improvvise sintesi aforistiche, è una contemporanea compressione e dilatazione del mondo.




La maschera dell'Africa. Immagini della religiosità africana - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

La maschera dell'Africa

Immagini della religiosità africana



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2010)

 
 

V.S. Naipaul viaggia sempre alla ricerca di qualcosa. In "Fedeli a oltranza" aveva esplorato quel groviglio rovente di pulsioni e ideologie che ancora non si chiamava fondamentalismo islamico: qui tenta invece di afferrare la sfuggente sopravvivenza delle credenze arcaiche in ciò che nel continente africano – e spesso non altrove – si intende per «modernità». È un itinerario lungo e tortuoso, che porta Naipaul dall’Uganda e dal Ghana alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio e dal Gabon fino al Sudafrica, e che attraverso una scansione di incontri, fatti nudi e storie individuali gli fa trovare subito qualcosa di imprevisto: «Ero convinto che nell’immensa vastità dell’Africa le pratiche magiche non fossero diffuse in maniera uniforme» ha scritto Naipaul presentando "La maschera dell’Africa". «Ho dovuto ricredermi. Ovunque ho incontrato indovini che “gettavano le ossa” per leggere il futuro, e ovunque ho ritrovato la stessa idea di un’“energia” da imbrigliare attraverso il sacrificio rituale. In Sudafrica la “medicina da battaglia” è un composto fatto con parti del corpo soprattutto animali, ma anche umane. Vederlo con i miei occhi, sentirne il potere, mi ha riportato molto vicino all’inizio di tutto». Comincia così un altro viaggio, che non era semplice osare, alla ricerca del nucleo primigenio di un intero continente. Un viaggio di cui questo libro immediato, quasi orale, è un fedele resoconto: che appassiona, irretisce, e non di rado illumina.




Una civiltà ferita: l'India - V. S. Naipaul


 

V. S. Naipaul

Una civiltà ferita: l'India


Trilogia indiana:
  1. Un'area di tenebra
  2. Una civiltà ferita: l'India
  3. India. Un milione di rivolte


Adelphi, 2019 (Prima pubblicazione: 1997)

 
 

Il rapporto di Naipaul con la terra – l’India – da cui i suoi antenati partirono un secolo fa per Trinidad è sempre stato molto teso, aspro, oscuro: «Per me l’India è un paese difficile. Le sono al tempo stesso troppo vicino e troppo lontano». Ma proprio questo sentimento di consanguineità e insieme di opposizione sembra aver acuito lo sguardo dello scrittore, conferendogli il dono di una percezione snebbiata di cui molto raramente gli occidentali sono capaci in India. E l’occhio, in questo libro, segue quasi ossessivamente le tracce e i sintomi di una sola realtà: l’antica, non rimarginata ferita che, anche dopo l’indipendenza, sembra condannare l’India a uno stato di cronica inadeguatezza, come per una sottile vendetta storica – in qualche modo parallela a quella subita dalla Grecia – che colpisce i luoghi in cui prima che altrove il pensiero si è mostrato sovrano. Quanto più si procede nella sinuosa narrazione, tanto più ci si sente spinti verso amare conclusioni. Ma non perché l’autore indulga a teorizzazioni o sociologismi: Naipaul parla sempre di ciò che ha visto, di ciò che ha udito, di ciò che ha indagato, e questo dà alla sua pagina una vividezza, un rilievo memorabili. Una civiltà ferita: l’India è stato pubblicato per la prima volta nel 1977.


Un'area di tenebra - V. S. Naipaul



V. S. Naipaul

Un'area di tenebra


Trilogia indiana:
  1. Un'area di tenebra
  2. Una civiltà ferita: l'India
  3. India. Un milione di rivolte


Adelphi, 2014 (Prima pubblicazione: 1999)

 
 

Per Naipaul, nato a Trinidad da famiglia indiana, l’India è una ferita profonda, mai rimarginata, un luogo che rimescola tutto il suo essere. E nessuno dei vari libri che all’India ha dedicato lo testimonia come "Un’area di tenebra", vero itinerario nella caligine dove le sensazioni, gli incontri, le riflessioni si mescolano in un amalgama di cui Naipaul sembra possedere il segreto. È un viaggio dolorante, ma qui – come ha scritto John Wain – «la sofferenza è diventata creativa invece che ottundente». "Un’area di tenebra" è stato pubblicato per la prima volta nel 1964.

India. Un milione di rivolte - V. S. Naipaul


 

V. S. Naipaul

India

Un milione di rivolte



Trilogia indiana:
  1. Un'area di tenebra
  2. Una civiltà ferita: l'India
  3. India. Un milione di rivolte


Mondadori, 1991 (Prima pubblicazione: 1991)

 
 
L'ultimo volume di una trilogia dedicata da V.S. Naipaul all'India (dopo "An Area of Darkness" e "A Wounded Civilization*) vuole cogliere le sfaccettature del microcosmo indiano dando la parola ai protagonisti. In particolare, i lunghi colloqui avuti a Bombay sono di norma mediati da una terza persona, un interprete che fa da tramite, non solo linguistico, tra Naipaul e la realtà locale. L'impianto è innovativo rispetto ai precedenti libri sull'India, costruiti attorno alle vicissitudini di un io viaggiante calato nel marasma della vita indiana, con esiti stilistici di commedia delle parti. Il filtro oggettivo che l'autore frappone tra la sua visione e l'incontro con la multiforme realtà indiana ha tuttavia come contrappunto un patrimonio personale di ricordi e impressioni maturate nei viaggi precedenti. Il flusso di memoria si rafforza a mano a mano che Naipaul s'inoltra nel subcontinente, venendo a contatto ora con la "modernità" di Bombay, in cui allo sviluppo industriale e al sommovimento di gerarchie considerate immutabili nella società s'intrecciano comportamenti politici e religiosi ispirati alla tradizione, ora con la decadenza di una Calcutta e di un Bengala ormai invivibili, nei quali si è persa traccia dell'ottocentesca cultura di frontiera tra oriente e occidente, ora con un meridione indiano incapace di svincolarsi dal proprio passato. Di fronte a un tale cumulo di dati, spesso in contrasto, le reminiscenze personali dell'autore introducono sequenze di sviluppo diacronico dentro il mondo atemporale indiano. Nell'ambito di questo grande movimento Centrale si articolano due successivi paradigmi d'interpretazione: la rivolta contro il sistema brahminico delle caste e l'incapacità che i brahmini stessi hanno di uscire da un torpore ormai più genetico che culturale, come indicano soprattutto due episodi ambientati nel Sud.
L'ossessione per la purezza dell'identità di gruppo è al centro di un capitolo ("L'ombra del Guru") dedicato al terrorismo sikh, le cui radici di violenza attingono al ricordo di antiche persecuzioni e alla consapevolezza di vivere in un mondo dominato dall'ingiustizia e dalla violenza. Il risentimento cupo e astioso con il quale la comunità sikh rivendica la propria immagine specifica nei confronti del multiculturalismo indiano non è forse del tutto estraneo, fatte le debite proporzioni, all'atteggiamento psicologico dell'emigrato Naipaul (nato a Trinidad, da famiglia di alta casta originaria dell'India) verso la propria terra di origine, luogo mitico e reso sacro dalla lontananza, ma estraneo e deludente alla conoscenza diretta.
D'altra parte, lo scrittore ha sempre lacerato il proprio equilibrio nella posizione scissa di chi non riesce a cancellare il patrimonio a lui trasmesso dall'induismo, pur riconoscendosi di fatto nella "superiore" cultura Occidentale, considerata sin dagli anni giovanili come l'unica possibilità di riscatto offerta agli emarginati del terzo mondo. Il "milione di rivolte" ("A million mutinies now", come indica il sottotitolo inglese del volume) con cui Naipaul vuole ridefinire la realtà e l'identità indiane è forse proiezione intensificata di un dissidio interno all'autore; non vi sono comunque dubbi sulla tecnica postmoderna che privilegia la posizione di chi sta ai margini contro la sicurezza di chi conduce il discorso dal centro, operando analisi a tutto campo. Bisogna tuttavia dire che la decisione di muoversi nel disordine apparente del frammento o nella dispersione dei significati richiama l'eredità equivoca del viaggiatore orientalista o dell'indagine etnografica ottocentesca, che vede nell'eterogeneità il carattere specifico dell'India. (Marco Vasta)