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V. S. Naipaul - Alla curva del fiume


Finalista

1979

V. S. Naipaul

Alla curva del fiume

A Bend in the River

 

Rizzoli, 1982

 

Attratto da un richiamo fatale nel cuore dell'Africa, il giovane Salim, indiano di fede musulmana, lascia la costa orientale del continente per rilevare da un amico di famiglia un eccentrico bazar in riva a un fiume punteggiato dalle «isole scure» dei giacinti e circondato da un paesaggio primordiale di foreste, torrenti nascosti e impervi, canali infestati da zanzare e solcati da chiatte, buganvillee rigogliose, tramonti velati di nuvole lungo le rapide. Qui cercherà di contribuire, con pochi sodali, all'evoluzione di una società travolta da recenti tumulti. E in un primo momento la comunità dell'«ansa del fiume» – così come l'intero paese – sembrerà avviarsi a un promettente progresso. Ma quello slancio innovatore, fagocitato dal Grande Uomo (nel quale non è difficile riconoscere il dittatore Mobutu), si convertirà presto in un futurismo grottesco (il «radioso avvenire»); e, unito alla feroce rabbia accumulata nel periodo coloniale e a un equivoco ritorno alla ‘nazione autentica’, susciterà un sistema di controllo paranoico e una catena di cieche rappresaglie – consegnando Salim a un destino di apolide senza patria e senza vera identità. Sull'ansa del fiume non è solo uno dei libri più fortunati di Naipaul e il suo più esplicito omaggio all'amato Conrad: ma è quello in cui il suo sguardo si concreta, più che in ogni altro, in una prosa iperrealista, ipnotica e allucinata.

 

Dolore - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Dolore



Adelphi, 2020 (Prima pubblicazione: 2020)

 
 

Questo testo, inedito per l’Italia, è uno degli ultimi scritti da V.S. Naipaul - ed è anche uno dei più diretti e personali. È apparso per la prima volta sul «New Yorker» del 6 gennaio 2020.




Il ritorno di Eva Perón - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Il ritorno di Eva Perón



Adelphi, 2018 (Prima pubblicazione: 2019)

 
 

Con il suo inconfondibile tocco, Naipaul ricostruisce tre esemplari parabole umane che si traducono in altrettante variazioni sul potere in tutti i suoi toni, dal tragico al grottesco. La figura di Mobutu, dominus del Congo/Zaire, è un condensato di dissimulazione ideologica, con la sua capacità di perpetuare le leggi dispotiche del colonialismo belga sotto una sorta di «socialismo africano ancestrale» e di spacciare per «rivoluzione» maoista l’esercizio crudele della regalità. Michael de Freitas alias Michael X, sedicente attivista per i diritti civili, finito sulla forca per aver massacrato alcuni affiliati a Trinidad, è uno dei tanti riverberi farseschi dell’Africa della diaspora: un «uomo del Black Power senza potere e senza la pelle nera», che si impone come mito underground solo nell’Inghilterra «provinciale, ricca e sicura» in cui ha trascorso la giovinezza come pusher e magnaccia. La vicenda del regime peronista ha il suo contrappunto nella passione del popolo per Evita, aspirante attrice emersa dalla «cittadina più tetra della pampa», e predestinata a eternare i suoi tratti fantasmatici e sensuali nella fissità dell’imbalsamazione, dopo la morte ad appena trentatré anni. E cornice ideale del trittico è il magistrale saggio su Joseph Conrad, vero corpo a corpo critico con lo scrittore che più di ogni altro ha segnato Naipaul, dove il personaggio chiave di «Cuore di tenebra» diventa la sintesi archetipica delle tre parabole che abbiamo attraversato.




Lo scrittore e il mondo - V. S. Naipaul


 

V. S. Naipaul

Lo scrittore e il mondo



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2017)

 
 

Chi desidera sapere – nel senso innanzitutto di vedere – come è fatto il mondo, oggi e l'altro ieri, non ha che da aprire questi reportage di Naipaul, che coprono quattro decenni e abbracciano quattro continenti, soffermandosi anche in luoghi-crocevia come la «sua» Trinidad. Empatico e spietato al tempo stesso, Naipaul vede in molti degli scenari che attraversa un'irrisolta concentrazione di modernità e decadenza, esito di una continuità deviante tra il periodo coloniale e i governi-regimi successivi. Così è in un'India disseminata di villaggi anonimi semi o sottosviluppati e di stazioni ferroviarie che la notte rende «indistinguibili l'una dall'altra». O in un Congo- Zaire – quello della dittatura di Mobutu, «cittadino, capo, re, rivoluzionario» – che si riverbera, al di là dell'Oceano, in tanti frammenti dell'«Africa della diaspora»: ad esempio nella «comicità assoluta, fumettistica» della surreale Saint Kitts, nei Caraibi, dove il re-pastore Papa Bradshaw, spesso a bordo di una Rolls Royce gialla, deve trattare con il sindacato WAM e l'opposizione PAM. O, ancora, in un'Argentina velleitaria e impoverita, predata e predatoria, archetipo di tutte le dittature latino-americane che hanno imparato «a sfruttare l'effetto drammatico del silenzio» come parte della «strategia del terrore». L'effetto finale, anche grazie a una prosa capace di alternare lunghi indugi descrittivi e improvvise sintesi aforistiche, è una contemporanea compressione e dilatazione del mondo.




La perdita dell'Eldorado. Una cronaca coloniale - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

La perdita dell'Eldorado

Una cronaca coloniale



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2012)

 
 

Crescere in un mondo dal «passato ignoto» può segnare una vita intera. Non stupisce dunque che Naipaul, da ragazzo, a Trinidad, sentisse «l’assenza della storia»: nessuno, intorno a lui, sapeva che Chaguanas, la sua città d'origine, trae il nome dai nativi che Colombo aveva chiamato «indiani» e che ora non esistono più, come i Caribi e gli Aruachi, svaniti senza lasciare monumenti; a nessuno interessava che l'isola fosse servita agli spagnoli solo come base per la corsa al­l'oro nella giungla sudamericana; e su quanto rimaneva delle piantagioni di canna da zucchero, risalenti alla successiva dominazione inglese, nessuno si interrogava. La storia era stata sostituita dai favoleggiamenti, che depuravano i fatti dalle loro scorie livide ammantandoli di innocenza, e soffondeva di un'aura fantastica i tumultuosi eventi delle Indie Occidentali. Ma alla fine degli anni Sessanta, attraverso lo studio rigoroso dei documenti conservati al British Museum, Naipaul intraprende un viaggio che lo sprofonda «in un orrore al quale non era preparato», in un «indicibile dolore»: ma lo spinge anche a scrivere questa lucida, scabra cronaca, dove il fiabesco Eldorado si tinge di barbarie e lascia affio­rare schiavitù, massacri e torture divenuti e rimasti per secoli agghiacciante normalità. Visitando sotto la sua guida i grandi momenti in cui Trinidad è stata toccata dalla «storia», vedremo così gli europei 'civiliz­zatori' in una sinistra quotidianità, e l'e­popea della Conquista trasfigurarsi in catastrofe. E, una volta di più, verificheremo che Naipaul sa come nessun altro diagnosticare e curare una malattia tipicamente coloniale: la perdita della memoria.




I mimi - V. S. Naipaul


 

V. S. Naipaul

I mimi



Adelphi, 2012 (Prima pubblicazione: 2011)

 
 
Singh, giovane coloniale di origine indiana, lascia alla fine della seconda guerra mondiale la nativa Isabella, isola incastonata nello smalto turchese dei Caraibi, per andare a studiare a Londra, da cui, al termine dei corsi universitari, ripartirà con una moglie bianca e una valigia piena delle schegge dei suoi sogni. Tornato a casa, e diventato un imprenditore di successo, Singh decide di entrare in politica in un momento cruciale per la sua piccola patria, da poco avviata verso l’indipendenza. Ma, mentre è di nuovo a Londra per chiedere sussidi finanziari e aiuto politico alla ex potenza coloniale, i compagni di partito approfitteranno della sua assenza per escluderlo dal potere. A Singh, condannato a un duplice fallimento, non resta che fuggire i miasmi della sua terra, contaminata fin nell’essenza, per ritirarsi in un piccolo albergo alla periferia della metropoli inglese, dove si dedicherà alla stesura delle sue memorie, riflettendo sull’ominoso destino cui il cittadino coloniale pare votato. E giungerà all’inquietante quanto amara conclusione che il coloniale può soltanto rassegnarsi a essere una copia sfocata del colonizzatore: i mimi del Terzo Mondo sono condannati a perpetuare, in una tragica parodia, gesti non loro e a patire fino in fondo i tormenti di un morbo immedicabile – quello della marginalità.


La maschera dell'Africa. Immagini della religiosità africana - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

La maschera dell'Africa

Immagini della religiosità africana



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2010)

 
 

V.S. Naipaul viaggia sempre alla ricerca di qualcosa. In "Fedeli a oltranza" aveva esplorato quel groviglio rovente di pulsioni e ideologie che ancora non si chiamava fondamentalismo islamico: qui tenta invece di afferrare la sfuggente sopravvivenza delle credenze arcaiche in ciò che nel continente africano – e spesso non altrove – si intende per «modernità». È un itinerario lungo e tortuoso, che porta Naipaul dall’Uganda e dal Ghana alla Nigeria, dalla Costa d’Avorio e dal Gabon fino al Sudafrica, e che attraverso una scansione di incontri, fatti nudi e storie individuali gli fa trovare subito qualcosa di imprevisto: «Ero convinto che nell’immensa vastità dell’Africa le pratiche magiche non fossero diffuse in maniera uniforme» ha scritto Naipaul presentando "La maschera dell’Africa". «Ho dovuto ricredermi. Ovunque ho incontrato indovini che “gettavano le ossa” per leggere il futuro, e ovunque ho ritrovato la stessa idea di un’“energia” da imbrigliare attraverso il sacrificio rituale. In Sudafrica la “medicina da battaglia” è un composto fatto con parti del corpo soprattutto animali, ma anche umane. Vederlo con i miei occhi, sentirne il potere, mi ha riportato molto vicino all’inizio di tutto». Comincia così un altro viaggio, che non era semplice osare, alla ricerca del nucleo primigenio di un intero continente. Un viaggio di cui questo libro immediato, quasi orale, è un fedele resoconto: che appassiona, irretisce, e non di rado illumina.




Scrittori di uno scrittore. Modi di guardare e di sentire - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Scrittori di uno scrittore

Modi di guardare e di sentire



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2010)

 
 
«Il mio intento in questo libro non è la critica letteraria né la biografia ... Voglio soltanto, e in maniera del tutto personale, passare in rassegna i tipi di scrittura che mi hanno influenzato nel corso della mia evoluzione. Ho detto scrittura, ma intendo più precisamente visione, modo di guardare e di sentire». È dunque un viaggio quello che Naipaul ci propone, il suo viaggio: dalla natia Trinidad («un puntino sul mappamondo») agli ambienti letterari della Londra anni Cinquanta, dall’India alla Cartagine di Polibio e di Flaubert, e alla Roma di Cicerone e di Virgilio. Così la scrittura, che è sempre «prodotto di una specifica visione storica e culturale», permette di esplorare il tempo oltre che lo spazio – e di affiancare Derek Walcott a un materassaio analfabeta, Nirad Chaudhuri e Anthony Powell a un politicante con velleità letterarie («lo Stalin di Trinidad»), Gandhi a Giulio Cesare. E nel corso del viaggio ogni incontro si rivela decisivo: per una inesausta ricerca di precisione, per il nitore dell’espressione, e soprattutto per una percezione originale del mondo.


Semi magici - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Semi magici



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2007)

 
 

È una tarda estate berlinese, verso la metà degli anni Settanta. Approdato a un'inerte maturità, Willie Chandran viene scosso dai proclami idealistici della sorella e, gettandosi alle spalle l'educazione londinese e un ventennale, indolente soggiorno in Africa, decide di tornare in India per abbracciare la causa di un gruppo di guerriglieri separatisti. Non c'è altra via, del resto, per chi come lui, privo di cittadinanza nel mondo, patisce il sentimento immedicabile di chi non si sente a casa in nessun luogo. Da quel momento non gli verranno risparmiate esperienze e disillusioni di ogni tipo: in remote foreste di tek, dove i ribelli-terroristi hanno i loro campi, si imbatterà in una comunità di cattivi maestri imbevuti di maoismo-leninismo e di ottusi psicopatici per i quali uccidere un «uomo ricco» è un meccanico esercizio di tiro al bersaglio; nelle prigioni statali ritroverà gli stessi contadini dai «luminosi occhi neri» già traditi dai ribelli, e condividerà con i detenuti camerate di cemento senza mobili, dove lo spazio a disposizione di ciascuno non va oltre una stuoia; e, una volta rientrato a Londra, la civiltà occidentale gli si rivelerà sfibrata dalle nevrosi, riassunte nella parabola di Roger, l'amico avvocato che lo ha fatto scarcerare e che vive una profonda crisi sentimentale e finanziaria. Romanzo e insieme reportage e libro di viaggio, "Semi magici" ci consegna il memorabile ritratto di un uomo in permanente «traduzione», e ci conduce insieme a lui attraverso la più oscura notte della storia recente.




I coccodrilli di Yamoussoukro - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

I coccodrilli di Yamoussoukro



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2004)

 
 

Nessuno sa quale potrà essere l’aspetto finale della strana creatura architettonica concepita dal presidente della Costa d’Avorio su istigazione di un misterioso progettista, non estraneo alle pratiche magiche tribali. E quando Naipaul riesce finalmente a raggiungere l’area, si trova davanti un paesaggio che agisce su di lui come un’allucinazione: un paio di alberghi internazionali, una moschea, un troncone di autostrada che finisce nel nulla, e sullo sfondo l’abbacinante verde smeraldo di un campo da golf miracolosamente preservato dalla polvere ocra che, a quelle latitudini, ricopre ogni cosa. Su tutto domina il palazzo del presidente, circondato da mura altissime e da un lago popolato di coccodrilli – cui un inserviente in uniforme provvede a fornire, secondo una ritualità oscura, un congruo numero di animali vivi (e non manca il sospetto che venga aggiunto occasionalmente qualche essere umano). In questo libro Naipaul ha voluto riunire i due poli dell’estraneità più ominosa e dell’intimità più dolorante. Così nel racconto vero che apre il volume ci viene mostrata l’immagine da cui ha avuto un traumatico inizio, in Naipaul, il conflitto che lo ha opposto, attraverso successive elaborazioni, al suo retaggio indiano. E non sarà facile neppure per chi legge fissare a lungo la smorfia folle di Naipaul padre, paragone del giornalismo laico e progressista di Trinidad, mentre viene costretto all’atto destinato a guastargli la vita e il lavoro: sollevare sulla testa i brandelli sanguinolenti della capra sgozzata da lui stesso durante un rito sacrificale in onore della dea Kalì. "I coccodrilli di Yamoussoukro" è stato pubblicato per la prima volta nel 1981.




Leggere e scrivere - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Leggere e scrivere



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2002)

 
 
Più volte nel corso della sua esistenza Naipaul è tornato con la memoria a quando, ancora bambino a Trinidad, sognava di diventare un grande scrittore. Ma non ci aveva mai raccontato come si accostò alla scrittura e, prima ancora, alla lettura; come riuscì a crearsi, in una colonia alla periferia dell'impero britannico, un mondo soltanto suo, affatto estraneo alla letteratura della madrepatria sulla quale si era formato. Né ci aveva mai confessato in che misura il legame con l'India abbia agito in profondità nella sua vita. A poco a poco, Naipaul si è reso conto che compito della sua opera letteraria sarebbe stata una tenace esplorazione di quelle "aree di tenebra" che gli erano apparse sin dall'infanzia.


Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Fedeli a oltranza

Un viaggio tra i popoli convertiti all'Islam



Adelphi, 2014 (Prima pubblicazione: 1998)

 
 

Nel 1995, Naipaul torna dopo circa vent’anni in quattro paesi sconvolti, in diversa misura, dal trionfo dell’Islam. In Indonesia, un’antica società pastorale ha lasciato il posto a una teocrazia governata dai grattacieli di Giakarta, dove i nuovi manager si genuflettono alla Mecca – ma senza perder d’occhio l’andamento, sullo schermo, dei corsi azionari. In Iran, l’ayatollah Khalkhalli, il Višinskij di Khomeini, è agli arresti domiciliari, mentre nella sua Qom ogni furore iconoclasta – che non sia la pratica interdetta del bridge, o l’acquisto clandestino di cd – appare spento. In Pakistan, l’oro saudita con cui il presidente Zia è andato al potere è servito essenzialmente a scatenare faide tribali che si credevano sepolte da secoli. Intanto, in Malesia, la gioventù islamica fa proseliti, vaticinando per la nazione un futuro da grande potenza del Sud-Est asiatico. Nel corso del viaggio, e degli incontri, il taccuino di Naipaul si riempie di storie e osservazioni secche, nitide, mai prevedibili, restituendoci una carta aggiornata e preoccupante di quel tifone ideologico – il fondamentalismo islamico – di cui l’Occidente sembra non voler conoscere le traiettorie, ma dal quale continua a temere di essere travolto. "Fedeli a oltranza" è stato pubblicato per la prima volta nel 1998.




Una via nel mondo - V. S. Naipaul


 

V. S. Naipaul

Una via nel mondo



Adelphi, 2019 (Prima pubblicazione: 1944)

 
 

«Nel nostro sangue, nelle nostre ossa, nel nostro cervello portiamo i ricordi di migliaia di esseri». Si direbbe che sia innanzitutto la sfida di questo «mistero dell’eredità» a spingere V.S. Naipaul di nuovo verso Trinidad, l’isola dove è nato, fonte primaria e privilegiata, da sempre, delle sue storie. La via che sceglie è affascinante e singolare: una sorta di romanzo-non romanzo in cui confluiscono e si intersecano tutte le forme – dalla narrazione autobiografica al saggio al racconto di viaggio alla ricostruzione storica – che egli ha sperimentato nella sua opera. Anche i piani temporali si intrecciano, in un tessuto che annoda insieme i fili della memoria storica e letteraria con quelli del ricordo personale e familiare. All’inizio è la vita di un singolo (Naipaul stesso), alla fine saranno molte le vite che qui trovano (e perdono) una «via nel mondo». Con lucido, impavido spirito critico, che si amalgama con una sotterranea commozione, Naipaul cerca di riconquistare quel passato così sfuggente rievocandolo in una narrazione vasta e ricca – tenace nella sua determinazione di sottrarre luoghi, fatti e persone alla oscura forza che li cancella. È come se assistessimo all’espandersi di una memoria che muove da alcune nitide, folgoranti immagini infantili per abbracciare terre e tempi sempre più remoti, fino alle crudeli avventure di Sir Walter Raleigh e del rivoluzionario Francisco Miranda. 




L'enigma dell'arrivo - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

L'enigma dell'arrivo



Adelphi, 2016 (Prima pubblicazione: 1988)

 
 

"L’enigma dell'arrivo" è nello stesso tempo un'intensa meditazione autobiografica e una delle più ipnotiche narrazioni della maturità di Naipaul. Tutto ruota intorno al luogo in cui lo scrittore si insedia al suo ennesimo ritorno in Inghilterra: un cottage nella valle del Wiltshire che solo un breve viottolo separa dall’incanto arcano di Stonehenge, i cui antichi tumuli «profilati contro il cielo» si intravedono dal varco di una siepe. Da qui – da questo osservatorio opaco e metafisico, dove cupi parchi secolari convivono con autostrade solcate da camion colorati come giocattoli – lo scrittore scruta e ricorda, in un unico flusso. Scruta la comunità circostante (mungitori, contadini, piccoli imprenditori e giardinieri in tweed) come un microcosmo ibernato in una «rete di risentimenti reciproci», di gente infelice che per sopravvivere deve restare «cieca alla propria condizione». E ricorda le tante sequenze del suo passato di nomade e apolide, dalla Trinidad romantica e perduta della sua infanzia (un universo «di campi di canna da zucchero e di capanne e di bambini scalzi») a una Londra «estranea e sconosciuta», che gli porterà – tra i doni taumaturgici – una passione febbrile per Charles Dickens. L’esito è un percorso umano e intellettuale di disillusione radicale, in cui Naipaul – immettendo nella propria cadenza un inconsueto timbro malinconico – trova il solo appiglio e la sola vera patria in una tortuosa vocazione di scrittore.




Una casa per il signor Biswas - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Una casa per il signor Biswas



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 1988)

 
 
Nel 1961 la scena letteraria fu scossa da un romanzo molto diverso da tutti quelli che negli stessi anni venivano letti, discussi e acclamati. Era la possente saga di Mr Biswas, nato in una capanna di Trinidad, involontario responsabile della morte del padre, e da allora destinato a spendere la vita in cerca di una casa diversa da quelle in cui via via si consuma la sua dannazione: la vecchia veranda che condivide con la sposa bambina Shama; la bottega di Chase, villaggio-mercato dove cerca per la prima volta una sua via nel mondo; il riparo di fango e paglia delle piantagioni di canna da zucchero in cui viene arruolato come caposquadra. Epica resa dei conti col viluppo di sentimenti che lega ciascuno alle proprie origini, commedia nera, satira di un mondo meticcio che ci restituisce, rovesciata, l’immagine dell’Occidente, questo grande romanzo popolare (che non a caso apparve per la prima volta in Italia all’interno di una collana che ospitava, fra gli altri titoli, "Via col vento" e "La saga dei Forsythe") fu la rivelazione di un universo di suoni, odori e voci che rimane un puro incanto esplorare, e prima ancora il folgorante debutto del suo cantore più celebre, V.S. Naipaul.


Il massaggio mistico (Il massaggiatore mistico) - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Il massaggio mistico (Il massaggiatore mistico)



Adelphi, 2013 (Prima pubblicazione: 1966)

 
 
Membro – suo malgrado – della comunità indù dell'isola di Trinidad, Ganesh Ramsumair è estraneo e insofferente, oltre che alla cultura delle sue origini, al­l'enclave degli invasori inglesi così come ai nativi afrocaraibici e alle loro convinzioni «primitive». Vive immerso nei libri, per i quali nutre una «voluttuosa riverenza», e coltiva una vaga vocazione alla scrittura, ma nella sua goffaggine sembra incapace di sottrarsi a un’esistenza prevedibile e mediocre: dapprima viene forzato a sposare un'ado­lescente della sua etnia e poi quasi costretto a ereditare il mestiere del padre ap­pena defunto – ovvero a diventare uno dei tanti (troppi) massaggiatori del­l'isola. Gli eventi prenderanno tuttavia una piega inattesa e paradossale: protetto da due bizzarri mentori, e assistito da una buona sorte nella quale riconoscerà i segni inequivocabili della predestinazione, Ganesh continuerà a scrivere con caparbietà, e soprattutto sco­prirà di possedere poteri taumaturgici e aura carismatica, fino a trasformarsi nel primo massaggiatore pandit nella storia di Trinidad. Da quel momento la sua ascesa sarà inarrestabile: i suoi libri diventeranno best seller e il «massaggiatore mistico», al culmine di una fulminea quanto rocambolesca carriera, finirà per assurgere al rango di leader politico. Folgorante debutto di un Naipaul appena venticinquenne, "Il massaggiatore mistico" è un romanzo di formazione e insieme un trattato etnografico carico di ironia, dove la confusa identità di Trinidad non merita mai uno sguardo benevolo. Traspare tuttavia, in filigrana, l'amore malcelato per un paese ibrido e fantastico, dove si mescolano un sole che picchia malvagio e l'ombra dei tamarindi, le miserabili capanne con il tetto di paglia e gli alberi dei panfili – e il lento succedersi di nascite, matrimoni e funerali è l'unico motivo di distrazione.