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Herta Müller - Herta Müller. Un incontro italiano


 

 

 

Herta Müller

Herta Müller. Un incontro italiano


 

Avagliano, 2009

 

"La mia scrittura è la chiave per comprendere il mondo e la chiave d'accesso verso il mio io. È il mio lavoro, il mio punto fermo, è stata l'unica cosa che mi ha sempre dato forza, per mia scelta". Herta Müller si racconta a Gabriella Lepre nella prima intervista italiana concessa a Roma diciannove anni fa. Il ruolo sociale e politico dell'intellettuale, il rapporto con la scrittura e la sua vicinanza a Levi, Pavese e Calvino, i nodi dei suoi romanzi: la dittatura, l'esilio, la guerra, la libertà. Una conversazione letteraria e politica con la scrittrice-simbolo della nuova Europa unita. 

 

Herta Müller - Le vie sottili


 

 

 

Herta Müller

Le vie sottili


 

Gruppo Editoriale L'Espresso, 2011

 

Che cosa sono "le vie sottili" di cui ci parla in questo libro Herta Müller, la grande scrittrice rumena di lingua tedesca premio Nobel nel 2009? Sono le vie della nostalgia e della perdita, le vie del sogno e del senso inatteso che la realta' piu' crudele talvolta ci svela. Certo, la parola "amore", nel severo vocabolario dell'autrice, non ha cittadinanza: se non ritrovata come per caso nei discorsi frammentati della madre, sopravvissuta ai campi di concentramento sovietici, o nei lamenti del vecchio nonno, o ancora nei gesti di un tenero poeta amico, ormai scomparso.

Nella scrittura altera e ruvida di Herta Müller, nei suoi racconti che sono anche spietate riflessioni sul nostro presente, i sentimenti non sono che brandelli, tracce di un'umanita' calpestata non una ma cento volte dal passo della Storia. Calpestata e tuttavia mai arresa - e forse e' proprio in questa resistenza che la parola "amore" potrebbe sbocciare.

 

Herta Müller - Cristina e il suo doppio


 

 

 

Herta Müller

Cristina e il suo doppio 

Cristina und ihre Attrappe oder Was (nicht) in den Akten der Securitate steht, 2009

 

Sellerio, 2010

 

«Dovunque arrivassi, mi sono trovata a dover convivere con questo mio doppio. Non si limitavano a mandarmelo al seguito, succedeva anche che mi precorresse. Benché sin dall’inizio io abbia scritto sempre e soltanto contro la dittatura, il mio doppio continua fino ad oggi a battere la sua strada per i fatti propri. Si è reso autonomo».

Solo dopo insistenti richieste e ripetuti tentativi nel 2004 Herta Müller ha potuto visionare il suo doppio, ovvero il fascicolo che la Securitate di Bucarest aveva costruito ai suoi danni. Nome in codice «Cristina», novecento pagine di un dossier incompleto, sottoposto ad accurata «pulizia» da parte dei nuovi servizi rumeni, quelli non più comunisti. E seguendo il fascicolo l’autrice ha scritto questo, da lei stessa definito «racconto autobiografico». Lucida testimonianza letteraria sull’arma più micidiale in mano al potere opaco, che domina mediante il possesso esclusivo dell’informazione: l’arma della disinformazione. Più sottile della semplice calunnia, che agisce soprattutto tra i nemici, la disinformazione invece punta a distruggere le vittime nel campo degli amici, seminando quei dubbi e sospetti che proprio gli amici debbono temere. Herta Müller ne fu vittima, perché tedesca in terra rumena e perché scrittrice «ai margini». Sul lavoro, fu contattata dalla Securitate, che le chiese di diventare informatrice. Al suo rifiuto, scattarono i caratteristici tre momenti della trappola della «disinformazia». Primo: diffusione da parte del centro della falsa notizia che la vittima fosse un’informatrice del servizio stesso. Secondo: notizia «registrata» dal servizio, in apparente oggettività, che nell’ambiente della vittima si diffondeva una certa diffidenza a causa di sospetti sulla sua lealtà. Infine, terzo tempo: fonti di stampa diffondevano come «notizia» che i servizi avevano registrato informazioni sulle diffidenze.

Un libretto istruttivo, dunque, non solo per capire la vita governata dalle spie nel mondo comunista al suo epilogo; ma anche per orientarsi in luoghi e tempi lontani dal comunismo: dovunque, e accade sempre più spesso, ci sfiori l’esperienza della disinformazione.

 

Herta Müller - Essere o non essere Ion


 

 

 

Herta Müller

Essere o non essere Ion

Este sau nu este Ion, 2005

 

Transeuropa, 2012

 

Essere o non essere Ion è la prima opera che il premio Nobel Herta Müller ha scritto in romeno: un testo geniale che mescola prosa, poesia e arte visiva, un caleidoscopio di parole e immagini che riesce a unire una raffinatezza stilistica elevatissima e un'immediatezza giocosa e surreale che parla al bambino che è in tutti i lettori. Un gioiello letterario e visivo che, utilizzando ritagli di riviste e giornali, fa affiorare in superficie la lingua romena che è sempre stata presente nella scrittura della Müller, seppur nascosta dentro la sua lingua madre, il tedesco. Herta Müller gioca con le parole, con quella lingua amata e odiata, la lingua della dittatura di Ceausescu che l'ha costretta all'esilio. E mentre prende il controllo artistico della lingua usata per interrogarla, mentre la interroga a sua volta, trova un modo nuovo per continuare il suo percorso letterario, per scandagliare i traumi, biografici o storici che siano, attraverso la scrittura, attraverso la scomposizione e ricomposizione delle parole. Per ritrovare forse, nel gioco, un senso. 

 

Herta Müller - Il re s'inchina e uccide - Il fiore rosso e il bastone


 

 

 

Herta Müller

Il fiore rosso e il bastone

Der König verneigt sich und tötet, 2003

 

Keller, 2012

 

Questi scritti densi, leggeri e acuti allo stesso tempo, sospesi tra memoria, diario, poesia e riflessione ci permettono di scoprire il mondo privato e letterario di Herta Müller, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura, e di lanciare uno sguardo più lucido sul mondo. Ogni pagina è resa ancora più affascinante dall'incontro tra pensiero e quotidianità, tra gesti e oggetti semplici e interpretazioni del mondo, tra ricordi dell'infanzia e consapevolezze dell'età adulta che l'autrice rumena di lingua tedesca restituisce con una lingua e con immagini che restano a lungo nella memoria.

 

Herta Müller - Lo sguardo estraneo - La vita è un peto in un lampione


 

 

 

Herta Müller

Lo sguardo estraneo

Der fremde Blick oder das Leben ist ein Furz in der Laterne, 1999

 

Sellerio, 2009

 

"L'uomo dei servizi segreti lascia cadere la sua sentenza incongrua: "gli incidenti stradali possono capitare". All'indomani la bicicletta e Herta sono investite. Lei non andrà più in bicicletta, i campi e le strade non le scorreranno più accanto e sotto. È solo il primo episodio di un racconto che intende esemplificare l'insediarsi dell'altro sguardo estraneo, quello della paura e della vigilanza: poi vengono gli episodi ulteriori, l'ustione ai capelli, l'adescamento dei profumi, le perquisizioni domestiche. Ma è anche, non so quanto deliberata, la metafora di un modo perduto d'essere, e dunque di pensare e raccontare e scrivere, in cui le cose scorrono, si succedono l'una all'altra piacevolmente e logicamente, seguono una musica continua. La scrittura di Herta è, al contrario, rotta e slegata (slegato è aggettivo decisivo, in lei), e non solo la scrittura, ma l'esistenza intera, le notti e i giorni. Sul suo spartito, il tempo è spezzato. Lo sguardo estraneo, nella varietà di nomi che l'hanno definito, è una solida categoria della letteratura e delle arti in genere: la battaglia di Waterloo vista con gli occhi di una cavalla ferita a morte, o il genere umano con quelli del vecchio trottatore pezzato Cholstomer, fino all'Effetto di straniamento teorizzato e praticato dal teatro di Brecht." (dalla Nota di Adriano Sofri)

 

Herta Müller - In trappola


 

 

 

Herta Müller

In trappola

In der Falle, 1996

 

Sellerio, 2010

 

Più che saggi letterari questi tre scritti di Herta Müller possono essere definiti incontri con una poesia intesa come vita, come pane quotidiano, come unico mezzo per sopravvivere. L’autrice riflette infatti su tre poeti e racconta del loro esprimersi in poesia, cercando nella loro esperienza l’«immagine dell’essere umano». Esperienza che non fu solo quella del totalitarismo, ma fu soprattutto, per loro e per una fetta importante di umanità, quella della continuità inconcepibile del totalitarismo: attraverso il nazismo, la guerra, i campi di concentramento, fino ai regimi comunisti dell’est europeo. Generazioni diverse e successive, perdute entro questa continuità senza vie di fuga dalla trappola. Cioè da quell’impasto di «paura di morire»; di angoscia di sapere (come Primo Levi) di essere legati a un capo della corda all’altro capo della quale sono i sommersi, i morti, e «che alla fine sono loro i più forti»; e di senso di colpa per appartenere a un’identica storia. La stessa trappola, del resto, prigione dell’autrice, che invisa al regime per le sue idee e per la sua provenienza etnica di tedesca sotto Ceauşescu, aveva contemporaneamente presente il ricordo colpevole del padre militare nelle SS. A questo assurdo indicibile solo la poesia come modo d’essere può ridare la parola. Così, molto più che scrivere di letteratura su sofferti poeti del mondo tedesco, Herta Müller legge, attraverso la poesia, nel vissuto, scava stati dell’animo come emergono dalle parole clandestine di tre menti vietate, deportate, dimenticate o suicide. Riflette sulla condizione di chi è costretto a dover scegliere sempre tra tre categorie di appartenenza: chi collabora volontariamente, chi può essere chiamato a collaborare e chi rifiuterà di collaborare lasciandosi come unica possibilità la poesia, detta o taciuta, emersa o sepolta per sempre.

 

Herta Müller - In viaggio su una gamba sola - Su una gamba sola


 

 

 

Herta Müller

In viaggio su una gamba sola

Reisende auf einem Bein, 1989

 

Marsilio, 2020

 

Alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, Irene lascia il "paese del dittatore" dove è nata e cresciuta e si mette in viaggio per "l'altro paese". In perenne movimento tra stazioni grandi e piccole, treni e sale d'aspetto, Irene affronta il passaggio da un luogo familiare a una terra straniera, e la difficoltà di mettervi radici. Con il suo stile secco e tagliente e una narrazione priva di tentazioni sentimentali, in questo romanzo, per tanti aspetti autobiografico, il premio Nobel Herta Müller racconta l'esperienza della fuga dalla dittatura e di un esilio volontario, che non per questo risulta però meno doloroso. Racconta di un'esistenza "slegata", ovvero priva di legami e alla ricerca di un tessuto che le permetta di connettere i momenti sparsi della sua esistenza; degli amori, delle inibizioni, di nostalgie e ricordi di una donna di trentacinque anni "non più giovane", che vive tra i confini.

 

La volpe era già il cacciatore - Herta Müller


 

Herta Müller

La volpe era già il cacciatore



Feltrinelli, 2020 (Prima pubblicazione: 2020)

 
 
Sono gli ultimi tempi prima della caduta del regime di Ceauçescu in Romania. Adina fa la maestra, e ha in casa una pelle di volpe. Un giorno si accorge che in sua assenza è scomparsa la coda della volpe. È l’inizio: la prossima a scomparire è una zampa, poi un’altra. Adina è stata presa di mira dai servizi segreti. Pubblicato per la prima volta in Germania nel 1992 e finora mai tradotto in Italia, il romanzo si sviluppa attraverso una successione di quadri ed episodi – evocati con straordinaria potenza da una scrittura secca, ipnotica – che raccontano la storia di Adina, dell’amica Clara e del suo amante Pavel, informatore della Securitate, e del musicista Paul. Fino al crollo della dittatura. La minaccia, tuttavia, non cessa: chi è la volpe – e chi il cacciatore?


La mia patria era un seme di mela - Herta Müller


 

Herta Müller

La mia patria era un seme di mela

Una conversazione con Angelika Klammer



Feltrinelli, 2015 (Prima pubblicazione: 2015)

 
 
Una conversazione che è quasi un romanzo, un’autobiografia che sorge in un dialogo con un’interlocutrice sensibile e discreta. Quando Herta Müller parla di sé e delle esperienze che l’hanno formata, sono subito presenti le immagini, i motivi stessi della sua narrativa che il lettore non mancherà di cogliere. E questi accompagnano il racconto di un’infanzia in un villaggio del Banato rumeno, osservato dagli occhi di una bambina che crea per sé fantastici mondi paralleli, prima di approdare al mondo parallelo per eccellenza che è la scrittura. C’è poi la vita nella dittatura di Ceaus¸escu e nella soffocante ombra dei suoi servizi segreti, cui segue l’emigrazione a Berlino Ovest verso la fine degli anni ottanta. Dall’infanzia solitaria nella campagna rumena al premio Nobel nel 2009, La mia patria era un seme di mela racconta la parabola di una vita vissuta nella letteratura e in un’inflessibile sincerità delle parole. “In questo libro-intervista Herta Müller racconta in una maniera che inquieta e commuove. Grande letteratura.” Der Spiegel


L'uomo è un grande fagiano nel mondo - Herta Müller


 

Herta Müller

L'uomo è un grande fagiano nel mondo



Feltrinelli, 2014 (Prima pubblicazione: 2014)

 
 
Un uomo attende il passaporto che gli permetterà di emigrare. Nel tempo bloccato dell'attesa un uomo conta i giorni. Il luogo è un villaggio della minoranza tedesca in Romania e il tempo sono gli ultimi anni prima della caduta del regime di Ceausescu. Molti inutili sacchi di farina costa al mugnaio Windisch la speranza di poter abbandonare il paese ed emigrare in Germania. Ma solo quando sua figlia Amelie accetta di compiacere le voglie del parroco e del poliziotto, anche i passaporti, finalmente, arrivano. Squarci di una luce brutale raccontano questo tempo di attesa. L'immagine che la sovrasta è quella del fagiano, con le sue ali così inette al volo e che in rumeno è a sua volta immagine della creatura umana irretita nel fatale impaccio della sua vita.


La paura non può dormire - Herta Müller


 

Herta Müller

La paura non può dormire

Riflessioni sulla violenza del secolo scorso



Feltrinelli, 2017 (Prima pubblicazione: 2012)

 
 
“Ogni vita umana è come uno schiaffo del vento.”Così cantava Maria Tanase, la grande interprete rumena che la dittatura volle censurare ma la cui voce non poté spegnere nel cuore della gente. Alla verità di queste parole, alla violenza di un secolo e ai suoi totalitarismi, alla propria esperienza di vita e di scrittura sono dedicati i saggi qui raccolti, che Herta Müller ha scritto nel corso degli ultimi anni e fra i quali è compreso anche il discorso pronunciato dalla scrittrice in occasione del conferimento del premio Nobel nel 2009.Alla lettura intensamente personale dell’opera di autori e artisti – da Elias Canetti al poeta e amico Oskar Pastior, da Emil Cioran a Maria Tanase e altri – si affiancano testi in cui il racconto su di sé è sempre anche l’accusa di ogni collaborazione all’abuso e alla violenza. Ed è nello stesso tempo un profondo scavo nel rapporto fra la percezione e la parola, dal quale sorge una poesia di così dura bellezza. Politica, raffinata riflessione letteraria e sulla scrittura, autobiografia: qui tutto nasce dal medesimo nervo, bruciante e scoperto. Poiché, come scrive l’autrice: “Io non devo una sola frase alla letteratura, bensì all’esperienza vissuta. A me stessa e soltanto a me, perché voglio poter dire quel che mi circonda”.


Oggi avrei preferito non incontrarmi - Herta Müller


 

Herta Müller

Oggi avrei preferito non incontrarmi



Feltrinelli, 2019 (Prima pubblicazione: 2011)

 
 
“Sono convocata. Giovedì alle dieci in punto.” Una giovane donna senza nome, in una città rumena, un appuntamento obbligato e temuto con i servizi segreti del regime di Ceaus?escu. Durante il tragitto per presentarsi all’interrogatorio, immagini della vita attraversano la mente della protagonista: l’infanzia in una cittadina di provincia e il desiderio semierotico da lei provato per il padre, il primo matrimonio con un uomo che “non era capace di picchiarmi e perciò si disprezzava”, i racconti strazianti del nonno sulla deportazione. E poi la giovane amica Lilli, uccisa da una sentinella alla frontiera con l’Ungheria mentre tentava di fuggire dal paese; e Paul, le sue giornate e le sue notti trascorse fin troppo spesso nell’alcol, ma anche i momenti di felicità vissuti insieme a lui, come bagliori fuggevolmente accesi. Tutto si affaccia alla memoria e si intreccia al presente, agli interrogatori e alle vessazioni, all’angoscia quotidiana e agli stratagemmi con cui il pensiero cerca tenacemente di non soccombere.


L'altalena del respiro - Herta Müller


 

Herta Müller

L'altalena del respiro



Feltrinelli, 2010 (Prima pubblicazione: 2010)

 
 
Gennaio 1945, la guerra non è ancora finita: per ordine sovietico inizia la deportazione della minoranza tedesca rumena nei campi di lavoro forzato dell'Ucraina. Qui inizia anche la storia del diciassettenne Leo Auberg, partito per il lager con l'ingenua incoscienza del ragazzo ansioso di sfuggire all'angustia della vita di provincia. Cinque anni durerà l'esperienza terribile della fame e del freddo, della fatica estrema e della morte quotidiana. Per scrivere questo libro Herta Müller ha raccolto le testimonianze e i ricordi dei sopravvissuti e in primo luogo quelli del poeta rumeno tedesco Oskar Pastior. Avrebbe dovuto essere un'opera scritta a quattro mani, che Herta Müller decise di proseguire e concludere da sola dopo la morte di Pastior nel 2006. È infatti attraverso gli occhi di quest'ultimo, e cioè quelli del ragazzo Leo nel libro, che la realtà del lager si mostra al lettore. Gli occhi e la memoria parlano con lingua poetica e dura, metaforica e scarna, reale e nello stesso tempo surreale - come la condizione stessa della mente quando il corpo è piagato dal freddo e dalla fame. Fondato sulla realtà del lager, intessuto dei suoi oggetti e della passione, quasi dell'ossessione per il dettaglio quale essenza della memoria e della percezione.