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Tempi da raccontare. Scrivere e vivere - Nadine Gordimer


 

Tempi da raccontare

Scrivere e vivere

 

 

 

 

Feltrinelli

2014

Prima pubblicazione

2014

 

Questa raccolta, che comprende saggi, articoli, conferenze che spaziano nell'arco di mezzo secolo, da metà degli anni Cinquanta a metà dei Duemila, ne dà piena testimonianza. Gordimer vi si svela narrando di sé, delle sue passioni, delle sue convinzioni, delle sue letture, del suo impegno, passando dalla lunga lotta contro il regime dell'apartheid in Sudafrica a quella condotta contro i pericoli della minaccia alla libertà di espressione, delle violenze etniche, delle discriminazioni, di una globalizzazione disumana. Il volume si apre con il primo articolo da lei scritto per "The New Yorker", nel 1954, dove racconta come è diventata una giovane scrittrice in un paese razzista. Da questa esperienza deriva la sua personalità artistica, politica e civile, nonché la coraggiosa presa di posizione a favore di Nelson Mandela e di altri membri dell'African National Congress negli anni della loro prigionia. 


La misura delle nostre vite - Toni Morrison


 

Salomone

Parole di Toni Morrison

 

 

 

 

Frassinelli

2020

Prima pubblicazione

2020

 

Agli autori che amiamo, ai quali siamo affezionati per le loro idee, per i loro libri, per la loro umanità fuori dal comune, spesso dedichiamo un tempo particolare. Quello di sottolineare e raccogliere quelle frasi tratte dai loro testi che ci colpiscono in modo particolare, perché rappresentano con poche parole il pensiero e l'arte di chi scrive, il pensiero e il cuore di chi legge. Per chi la conosce, dunque, questo libro rappresenta un memento: una raccolta di brani che esprimono tutta Toni Morrison, attraverso i suoi libri, da Amatissima fino a L'importanza di ogni parola. Per chi ne ha sentito parlare e non la conosce ancora, è un modo per avvicinarsi allo stile, alla potenza e ai temi - le diseguaglianze di genere, di razza, di ricchezza - che ne hanno fatto un punto di riferimento della cultura internazionale negli ultimi quarant'anni. A raccontare bene chi era, in una prefazione rivelatoria, affettuosa e commovente, è Zadie Smith, una delle scrittrici che hanno saputo meglio raccoglierne l'eredità. Compresa l'idea che qualunque essere umano ha infinite possibilità. 


L'importanza di ogni parola - Toni Morrison


 

L'importanza di ogni parola

 

 

 

 

Frassinelli

2019

Prima pubblicazione

2019

 

In un'epoca in cui il pensiero complesso è ridotto a slogan e tweet, "L'importanza di ogni parola" è il lascito di una delle più grandi scrittrici della storia americana, un'autrice che ha sempre messo al centro del proprio lavoro la ricchezza del linguaggio e la ricerca della verità. Così, i diversi testi di questa raccolta hanno alla fine un unico filo conduttore, lo smantellamento delle apparenze (l'essere bianchi, l'essere neri, innanzitutto), con la loro natura ingannevole e strumentale. Ignorare quelle etichette, quei pregiudizi, dice Morrison, significa vedere e quindi vivere responsabilmente la nostra comune umanità. Divisi in tre sezioni, gli scritti di Morrison trattano perciò la questione dei diritti umani, e in particolare la figura dello straniero, l'emancipazione femminile, la libertà di stampa, il potere discriminante del denaro, il razzismo. Approfondiscono poi gli aspetti cruciali della cultura: il potere stesso del linguaggio, il ruolo dell'artista nella società, l'immaginazione letteraria, la presenza di una letteratura specificamente afroamericana. Infine spaziano tra i profili di personalità prominenti nel mondo dell'arte. Introdotte da tre testi di grande potenza espressiva - la preghiera per i morti dell'11 settembre, una riflessione su Martin Luther King e l'elogio funebre per James Baldwin - le tre parti sono accomunate dallo stile di una donna che ha fatto della vita la sua opera più esemplare. 


Giochi al buio - Toni Morrison


 

Giochi al buio

Il bianco e il nero nella letteratura americana

 

 

 

 

Frassinelli

1994

Prima pubblicazione

1994

 

Un'illuminate raccolta di conferenze tenute da Toni Morrison all'Università di Harvard, in cui l'autrice di colore espone una personale, acuta indagine sul significato e sulle implicazioni della presenza dei neri nella letteratura americana del diciannovesimo e ventesimo secolo. La Morrison, magistrale artefice di intensi quadri della realtà afroamericana, analizza il peso determinante di tale componente etnica nei romanzi di svariati scrittori di razza bianca - Poe, Hawthorne, Hemingway, Melville, Twain, per citarne alcuni - individuando in essa una precisa funzione simbolica. Con una prosa efficace e argomentazioni affascinanti, questo libro spiega il personaggio nero come un mezzo forgiato dai bianchi per estrinsecare ed esorcizzare pulsioni, eventi, forme di decadenza sociale, divisioni economiche, nonché timori e desideri senza doverli riconoscere come propri. Le paure, in particolare, sono quelle antiche, ereditate dagli originari coloni, sbarcati nel Nuovo Mondo con il loro fardello di sogni e speranze ma terrorizzati dall'idea di non riuscire, di trasformarsi in falliti e reietti, sconfitti da una natura indomabile, in un paese selvaggio e sconosciuto. Inoltre, aggiunge la Morrison, certe caratteristiche peculiari della letteratura americana - l'individualismo, la virilità, il contrasto tra innocente candore e rappresentazione del male - sono dovute a una costante e oscura influenza africana che si rivela quindi cruciale per l'essenza di tale produzione. Best-seller negli Stati Uniti, un'opera che introduce un'audace prospettiva nella critica letteraria, invitando a una rilettura e a un approfondimento di molti capolavori. 

 


Letture facoltative - Wisława Szymborska


 

Letture facoltative



Adelphi, 2016 (Prima pubblicazione: 2006)

 
 
Nei lontani anni Sessanta W. Szymborska, incuriosita dal divario fra l’attenzione che i recensori riservano ai libri ‘nobili’ (narrativa, saggistica storico-politica, classici), destinati tuttavia a restare in buona parte sugli scaffali delle librerie, e il vasto successo riscosso da libri di tutt’altro genere (quelli di banale divulgazione scientifica, manuali del fai da te, almanacchi), decise che valeva la pena di dedicare proprio a questi ultimi qualche considerazione. Non da critico professionista, certo, ma da amateur, usando il libro come pretesto per divagazioni in punta della sua caustica penna: «In ultima analisi mi sono resa conto di essere e voler restare una lettrice amatoriale, su cui non gravi l’imperativo di un’incessante valutazione. Per me, talvolta, il libro può costituire l’argomento centrale, talaltra solamente il pretesto per abbandonarmi a fuggevoli associazioni di idee». Da allora questa eccentrica opera di scavo non si è mai interrotta, e continua a produrre anche nel nuovo secolo i suoi frutti sapidi di humour: da un malizioso commento sull’incontro tra Andersen e Dickens agli inconvenienti del vivere quotidiano a corte nella sfolgorante Polonia settecentesca; dalle improbe fatiche cui medium e occultisti devono sobbarcarsi in privato per esercitare al meglio le loro arti alle insospettate possibilità espressive dell’alfabeto cinese; dall’esilarante cronaca di una serie di non-incontri con Czeslaw Milosz al ritratto ammirato di Alfred Hitchcock – un personaggio che, per il gusto dei particolari con alone di suspense e le chiuse fulminanti, in fondo le assomiglia.


L'ultimo Quaderno - José Saramago


 

L'ultimo Quaderno



Feltrinelli, 2010 (Prima pubblicazione: 2010)

 
 

Oltre a essere uno dei più grandi scrittori del nostro tempo, José Saramago è stato anche un acuto osservatore della realtà. Iscrittosi clandestinamente al Partito comunista nel 1969, nel periodo in cui il Portogallo era retto dal regime dittatoriale di Salazar, non ha mai abbandonato l’impegno politico, considerando la propria condizione di scrittore inscindibile dalla coscienza di cittadino. È noto anche per le sue posizioni marcatamente anticlericali, che lo hanno posto al centro di aspre polemiche in patria, soprattutto dopo l’uscita del Vangelo secondo Gesù Cristo, tanto da indurlo a trasferirsi alle Canarie. Sempre attento alle novità e interessato al confronto e al dialogo con il suo pubblico, non si è fatto cogliere impreparato dall’avvento del digitale e a quasi novant’anni ha aperto un blog, su cui scriveva di tutto. Si spazia dalle riflessioni sul futuro del pianeta ai propositi per il nuovo millennio, da temi "globali" come la questione degli indios al panico da pandemia per la cosiddetta influenza "suina", dal Chiapas a Israele, dal razzismo nella Francia di Sarkozy alla tragedia dell’Aquila, dai centri commerciali quali nuove cattedrali del consumismo al laicismo come unica arma nei confronti delle ingerenze della chiesa cattolica nel nostro vivere quotidiano. Tratta di ciò che lo indigna, ma anche di ciò che ama e rispetta. Parla di poesia, di libri, di arti, di valori, e lascia spazio anche a ricordi e riflessioni più personali. Non può mancare poi Berlusconi, una questione che viene affrontata come una vera deriva sociale e politica del nostro paese. Saramago esalta le nostre grandezze passate, il genio italico, l’arte, la Storia per poi, riprendendo Cicerone, mettere il primo ministro italiano nei panni di Catilina, chiosando: “Fino a quando, o Berlusconi, abuserai della nostra pazienza?”. Questo è l’ultimo quaderno che Saramago ha potuto scrivere, prima di morire, e di lasciare così un vuoto incolmabile nel panorama culturale europeo e mondiale...




Il Quaderno - José Saramago


 

Il Quaderno



Bollati Boringhieri, 2015 (Prima pubblicazione: 2009)

 
 
Il Quaderno raccoglie interventi che Saramago ha scritto dalla sua residenza di Lanzarote tra il settembre 2008 e la fine di marzo 2009. Non un romanzo, non un’opera teatrale né una raccolta di poesie: genere, quest’ultimo, che Saramago stesso dice di aver frequentato poco. Eppure, a chi si appresta a leggere queste pagine il dubbio sorgerà: perché di poesia – tra quelle righe fulminee e taglienti, capaci di stilare una spietata cartella diagnostica del nostro presente – ce n’è, eccome. Se a scandire il tempo e a dettare l’urgenza di queste cronache sono gli accadimenti del mondo (dagli ultimi atti della presidenza di George W. Bush alle intemperanze del nostro presidente del consiglio, dalla crisi finanziaria che ha sconvolto i mercati occidentali alle polemiche su Guantánamo, dalla libertà limitata di Roberto Saviano ai recenti bombardamenti sulla Striscia di Gaza), sono nondimeno momenti di vera poesia e di straordinaria bellezza quelli contenuti nelle pagine sulla notte in cui Obama ha vinto le elezioni americane, il ricordo dedicato a Fernando Pessoa, l’omaggio alla città di Lisbona, o l’episodio del ritorno alla Torre di Belém della statua dell’elefante che dà il titolo al suo ultimo romanzo (Il viaggio dell’elefante, Einaudi, Torino 2009). E il tono, come il cielo su Lanzarote, cambia di conseguenza, indomito e imprevedibile: dalla sapiente grammatica della prosa lirica, dove ogni parola è ponderata, adagiata al posto giusto, a tenere il ritmo della meditazione, all’irrompere violento dello sdegno nelle invettive contro i recenti attacchi alla democrazia, alla libertà religiosa e ai diritti umani, cui abbiamo assistito e assistiamo in Europa e oltreoceano, ma soprattutto contro la minaccia alla libertà di espressione, che il Nobel portoghese difende col furore dello scrittore che sotto Salazar ha conosciuto le durezze della censura. «Un libro di vita», lo definisce Pilar del Rio, sua traduttrice spagnola e compagna di vita da oltre quindici anni. E un’esortazione a non confondere le utopie con più pallide speranze.


Di come il personaggio fu maestro e l'autore suo apprendista - José Saramago


 

Di come il personaggio fu maestro e l'autore suo apprendista

Discorsi di Stoccolma, 7 e 10 dicembre 1998



(Prima pubblicazione: 1999)

 
 
Interessante autolettura della sua opera da parte di Saramago, in occasione della premiazione con il Nobel (e del successivo pranzo di gala). Buona generalmente la traduzione, anche se non manca qua e là qualche svista o durezza.


La ragion d'essere della letteratura - Gao Xingjian


 

Gao Xingjian

La ragion d'essere della letteratura



Rizzoli, 2001 (Prima pubblicazione: 2001)

 
 

Gao Xingjian è cinese, ma è anche cittadino francese. Gao Xingjian è un pittore. È un regista. È uno scrittore. Per Gao Xingjian la letteratura è un occhio attento alle generali difficoltà dell’umano esistere, considerate senza alcun tabù. Gao Xingjian ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 2000 (per un’opera di portata universale segnata da un’amara presa di coscienza e da un’ingegnosità linguistica che ha aperto nuove vie all’arte del romanzo e del teatro cinesi). La montagna dell’anima (romanzo cominciato nel 1982 e concluso a Parigi nel 1988. In Italia edito da Rizzoli), considerato il suo capolavoro, è il racconto, in parte autobiografico, di un lungo viaggio tra le montagne e i villaggi del sud-ovest della Cina, compiuto da uno scrittore perseguitato dal regime e al quale, per errore, è stato diagnosticato un male incurabile. Nel 2001 Rizzoli ha iniziato la traduzione integrale delle sue opere e per celebrare questo grande evento culturale, ha offerto, per la prima volta in versione integrale in italiano, la lezione magistrale tenuta dallo scrittore a Stoccolma il 7 dicembre 2000, nel corso delle cerimonie per la consegna del premio Nobel. Si intitola La ragion d’essere della letteratura.


Scrittori di uno scrittore. Modi di guardare e di sentire - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Scrittori di uno scrittore

Modi di guardare e di sentire



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2010)

 
 
«Il mio intento in questo libro non è la critica letteraria né la biografia ... Voglio soltanto, e in maniera del tutto personale, passare in rassegna i tipi di scrittura che mi hanno influenzato nel corso della mia evoluzione. Ho detto scrittura, ma intendo più precisamente visione, modo di guardare e di sentire». È dunque un viaggio quello che Naipaul ci propone, il suo viaggio: dalla natia Trinidad («un puntino sul mappamondo») agli ambienti letterari della Londra anni Cinquanta, dall’India alla Cartagine di Polibio e di Flaubert, e alla Roma di Cicerone e di Virgilio. Così la scrittura, che è sempre «prodotto di una specifica visione storica e culturale», permette di esplorare il tempo oltre che lo spazio – e di affiancare Derek Walcott a un materassaio analfabeta, Nirad Chaudhuri e Anthony Powell a un politicante con velleità letterarie («lo Stalin di Trinidad»), Gandhi a Giulio Cesare. E nel corso del viaggio ogni incontro si rivela decisivo: per una inesausta ricerca di precisione, per il nitore dell’espressione, e soprattutto per una percezione originale del mondo.


Leggere e scrivere - V.S. Naipaul


 

V.S. Naipaul

Leggere e scrivere



Adelphi, 2017 (Prima pubblicazione: 2002)

 
 
Più volte nel corso della sua esistenza Naipaul è tornato con la memoria a quando, ancora bambino a Trinidad, sognava di diventare un grande scrittore. Ma non ci aveva mai raccontato come si accostò alla scrittura e, prima ancora, alla lettura; come riuscì a crearsi, in una colonia alla periferia dell'impero britannico, un mondo soltanto suo, affatto estraneo alla letteratura della madrepatria sulla quale si era formato. Né ci aveva mai confessato in che misura il legame con l'India abbia agito in profondità nella sua vita. A poco a poco, Naipaul si è reso conto che compito della sua opera letteraria sarebbe stata una tenace esplorazione di quelle "aree di tenebra" che gli erano apparse sin dall'infanzia.


Lo spettatore - Imre Kertész


 

Imre Kertész

Lo spettatore



Bompiani, 2018 (Prima pubblicazione: 2018)

 
 
I diari di Imre Kertész racchiudono mezzo secolo di una vita straordinaria e offrono un intimo resoconto dell’evoluzione del pensiero e della scrittura del grande autore ungherese. A Diario dalla galera, testimonianza di trent’anni di isolamento nell’Ungheria socialista tra il 1961 e il 1991, è seguito L’ultimo rifugio, che copre gli anni tra il 2001 e il 2009; Lo spettatore compone la trilogia, raccogliendo note e appunti scritti tra il 1991 e il 2001. Sono qui contenute riflessioni lucidissime sulla transizione a una nuova epoca, sul senso di una catastrofe inevitabile per l’Ungheria, sul ruolo di intellettuale pubblico imposto a Kertész dalla fama crescente, così come alcuni passaggi commoventi dedicati alla compagna di una vita, Albina, morta di cancro nel 1995.


Doppiare il capo - J. M. Coetzee


 

J. M. Coetzee

Doppiare il capo

Saggi e interviste



Einaudi, 2011 (Prima pubblicazione: 2011)

 
 
Doppiare il capo", come ogni espressione nella scrittura di J. M. Coetzee, possiede molteplici significad. Di certo ha a che fare con l'idea di un passaggio, una svolta nella continuità: la possibilità, volgendo lo sguardo al cammino compiuto, di riflettere su se stessi. I saggi raccolti in "Doppiare il capo" affrontano argomenti molto diversi: letterari (Rousseau, Tolstoj e Dostoevskij, Beckett...) e non solo (da Capitan America al rugby, dalla pubblicità alla censura), restituendo la varietà degli interessi intellettuali e politici del premio Nobel sudafricano. Ma tutti, a ben vedere, sono tentativi di affrontare il medesimo tormentato problema: come dire la verità (anche su se stessi) quando quella verità potrebbe non essere nel nostro interesse. Ammesso poi che tale verità esista: "Tutto ciò che scrivi, incluso critica e narrativa, ti scrive mentre lo scrivi. La domanda allora è: questa massiccia impresa autobiografica che riempie una vita, questa imponente opera di costruzione di sé, produce solo finzioni? Oppure tra le varie finzioni, ce ne sono alcune più vere di altre? Come faccio a sapere che dico la verità su me stesso?".