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Manlio Cancogni - Il mister


Manlio Cancogni

Il mister

Finalista narrativa italiana 2001

Fazi, 2000


Roma, quartiere Savoia, autunno del 1932, anno X dell'era fascista. Una domenica mattina Ugo, un ragazzino come tanti, alle prese con problemi scolastici e familiari, assiste casualmente a un incontro di calcio tra due squadre rionali. Una di esse, il Malafronte, schiera nelle vesti di allenatore-giocatore lo slavo Ivo Zoran, enigmatico e affascinante personaggio di cui Ugo diventerà sostenitore appassionato. Ma è tutto un quartiere, il Savoia appunto, a riconoscersi in Zoran, come figura per un riscatto collettivo. Almeno fino a quando, ormai prossimi alla vittoria del torneo cittadino dell'ULIC, i giocatori del Malafronte si ritrovano senza il loro leader Zoran, scomparso in misteriose circostanze...

 

Manlio Cancogni - Il genio e niente


Manlio Cancogni

Il genio e niente

Finalista narrativa italiana 1988

Longanesi, 1987


Protagonista del romanzo di Manlio Cancogni è Guido Reni, pittore, che ci è descritto nel suo viaggio andata e ritorno tra Bologna e Roma. Temi principali sono, invece, l’insoddisfazione degli artisti, la rivalità tra gli stessi e il cosiddetto rapporto arte – vita. La vicenda è ambientata nel 1601, anno nel corso del quale Reni ebbe modo di andare a Roma, laddove gli fu anche commissionata “La Crocifissione di San Pietro”, peraltro eseguita, in quegli stessi anni, anche dall’astro nascente dell’epoca, cioè Michelangelo Merisi, il Caravaggio. Trattandosi di un romanzo e non di una ricostruzione storica, è evidente che i dialoghi immaginati dall’autore sono funzionali alla narrazione e non fedeli riproduzioni della realtà storica. Ciò non toglie nulla al valore del libro, che offre, a prescindere dalla vicenda di Reni, diversi spunti di riflessione. Con un continuo utilizzo di salti temporali, l’autore ci evidenzia la differenza tra le speranze che Guido (nell’opera sempre chiamato solo con il nome) nutre nel viaggio di andata, compiuto assieme all’amico Gino e all’altro pittore Francesco Albani, e la disillusione feroce che caratterizza il ritorno a Bologna. A Roma, infatti, Guido, che pure ha riscosso successo, ha avuto modo di conoscere l’opera del Caravaggio, e se in un primo momento ciò non l’ha scosso, in seguito, grazie anche allo stimolo dell’amico Gino, in lui è cresciuto il disagio causato dal confronto tra la sua “Crocifissione” e quella di Caravaggio. L’amico Gino, ex-aspirante pittore e ormai dedito più alla caccia alle gonnelle che all’arte, gli sbatte in faccia verità che altri, magari in maniera ipocrita, non hanno avuto modo di svelargli, sia in rapporto alla sua maniera di concepire e realizzare le opere artistiche sia per quanto riguarda il suo rapporto con l’esistenza e in particolare con le donne. Nella mente di Guido, così, scattano meccanismi perversi che lo portano a sminuire le sue capacità, a essere perennemente insoddisfatto, a dubitare che quell’ideale di bellezza incontaminata alla quale si atteneva possa davvero essere il suo modo di lavorare. Il raffronto con lo stile carnale e vivido dell’opera di Caravaggio gli appare, quindi, crudele, e solo il pensiero di riabbracciare la sua Bologna e sua madre valgono a lenire quel disagio che l’amico Gino sembra sadicamente voler sottolineare. Tornato a Bologna, infine, troverà l’improvvisa quanto insperata forza di riprendere a dipingere. Nell’epilogo, che fa capitolo a parte, Cancogni, citando per la prima volta Reni in maniera esplicita, fa riferimento all’opera “La carità”, alla cui realizzazione egli si è ispirato per questo romanzo che non è una biografia di Guido Reni, ma che prende come spunto il viaggio dell’artista a Roma per analizzare, anche attraverso i dialoghi tra Guido e Gino, diversi aspetti che possono benissimo essere trasposti anche, ad esempio, al rapporto “scrivere-vivere”, al centro di così tanti romanzi.

 

Manlio Cancogni - Quella strana felicità


Manlio Cancogni

Quella strana felicità

Vincitore narrativa 1985

Rizzoli, 1985

 

Questo romanzo, composto da cinque lunghi capitoli, ognuno dei quali potrebbe stare a sé, è certamente il libro più significativo fra i tanti scritti da Manlio Cancogni. È la storia di una vita, la vita di Silvio. Cancogni segue il suo personaggio sin dal suo primo ingresso nel mondo (quando la mamma lo consegna a una balia che per un anno lo terrà con sé, lontano dalla famiglia) fino al giorno terribile in cui, nei panni di un giovanissimo ufficiale, raggiunge la linea del fuoco al fronte greco-albanese. Nella vita di Silvio non ci sono eventi di grande rilievo: forse il suo amore più forte e più vero, certamente il più fatale, è quello per Ademia, la balia, la cara, dolce, amorosa Ademia. Ma proprio per questo, ogni segmento temporale diviene carico di significato, importantissimo. II tempo assume così il ruolo di protagonista. II bambino, estraneo alla propria famiglia, si trasforma in un ragazzo duro, ostile, solitario (un egoista, dicono di lui in casa; Radetsky, lo chiamano i compagni a sottolineare con l’istinto sicuro dei ragazzi, la sua estraneità); e infine in un giovane chiamato, anzi tempo, a misurarsi con l’esperienza definitiva della morte. II tempo del romanzo di Cancogni è anche un tempo storico. Coincide infatti con gli anni del fascismo, di cui Silvio vede l’esordio (la marcia su Roma, descritta in poche righe incisive) e il principio della fine, con l’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale. Il destino di Silvio è certamente individuale ma la sua solitudine, la sua affettività stravolta, sono anche una condizione esistenziale specifica del nostro tempo. Per questo crediamo che sia un personaggio esemplare

 


Manlio Cancogni - La linea del Tomori


Manlio Cancogni

La linea del Tomori

Vincitore 1966

Mondadori, 1965

 

Nella prima parte l'Io narrante ricorda episodi della sua infanzia, le vacanze al mare con i genitori nell'Italia pre-bellica degli anni Trenta e i giochi a villa Borghese. Nella seconda parte l'autore, sempre in prima persona, racconta un periodo della sua vita militare, quando come tenente arriva al 52º Cacciatori e fino all'arrivo in prima linea sul fronte albanese.

 

Manlio Cancogni - Il ritorno



Manlio Cancogni

Il ritorno

finalista 1971

Rizzoli, 1974

 

In Bosnia, al momento dell'armistizio dell'8 settembre. Un battaglione italiano, incapace di qualsiasi patteggiamento con nazisti, ustascia e partigiani, compie una marcia di cinquecento chilometri per raggiungere i confini della Macedonia e salvarsi. Al momento d'aver toccato la salvezza e «il mare, il mare!» come i greci nel leggendario racconto di Senofonte, il battaglione viene sterminato. «Sono l'unico superstite», ecco le prime parole scritte dal narratore: narratore, testimone e attore d'una simile, tragica ed esaltante, avventura. «Il ritorno» di Manlio Cancogni è romanzo d'azione e di memoria. La fuga attraverso le impervie valli bosniache, di questi generosi eroi quotidiani, è un susseguirsi ininterrotto di colpi di scena. Ma l'azione sollecita nel protagonista il ricordo: il presente diventa l'imprescindibile specchio del passato, e l'epopea si intride dei lirici trasalimenti dell'elegia.

 

Manlio Cancogni - La linea del Tomori





Manlio Cancogni

La linea del Tomori

Candidato 1965

(Edizione Mondadori, 1965)

 

Nella prima parte l'Io narrante ricorda episodi della sua infanzia, le vacanze al mare con i genitori nell'Italia pre-bellica degli anni Trenta e i giochi a villa Borghese. Nella seconda parte l'autore, sempre in prima persona, racconta un periodo della sua vita militare, quando come tenente arriva al 52º Cacciatori e fino all'arrivo in prima linea sul fronte albanese.

 

 



Manlio Cancogni - Allegri, gioventù




Manlio Cancogni

Allegri, gioventù

Vincitore 1973

(Edizione Rizzoli, 1973)

 

Una valle senza nome, quasi dimenticata dagli uomini. Alla Magnolia vivono Inesita e Oscar; alle Mimose, Peggy e Nicola; su in alto, solo, Gildo; giù in basso, in una casetta da bambole, Marianna e Firmato. Tutto è tranquillo, da tempo non accade nulla. Ma all’improvviso scoppia un temporale d’inaudita violenza, da fine del mondo; e l’indomani arriva uno strano ospite, Carlo. Basta perché le acque si muovano, ribollano, straripino e perché tutto vada sottosopra. Oscar insegue Peggy e si scontra con Marianna; Inesita vuole Carlo e finisce con Nicola; Gildo vuole Peggy e ritrova Inesita; Nicola vuol vendicarsi di Carlo e s’accapiglia con Gildo; Firmato dà la caccia a Nicola e spara a Carlo. Infine cade la prima neve d’inverno e tutto si placa: il quadro si ricompone come un mosaico le cui tessere sono state gettate in aria da una mano bizzarra. Ma l’ordine è diverso. In questa giornata amorosa di breve durata non ci sono piani, calcoli, riserve, pentimenti, malinconie e problemi. Tutto è lasciato all’estro, alla fantasia, al momento, al caso. Nella valle solitaria e fuori dal mondo non c’è una società, non ci sono adulti esperti della vita che vigilano e controllano. I protagonisti sono soli.