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Maj Sjöwall & Per Wahlöö - Terroristi


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

Terroristi

Terroristerna, 1975

serie Martin Beck

# 10

 

Sellerio, 2011

 

«Il tuo problema, Martin, è che fai il lavoro sbagliato. Nel momento sbagliato. Dalla parte sbagliata del mondo. Nel sistema sbagliato» è la frase finale di quest’ultimo romanzo che conclude la saga poliziesca di Martin Beck e della sua squadra di investigatori sulle strade di Stoccolma. E, detta dall’amico leale Kollberg che si è ritirato disgustato dalla polizia, suona simile a un’epigrafe generale di tutte le loro avventure. I dieci «romanzi su un crimine» della coppia Sjöwall e Wahlöö intendevano, infatti, mostrare come vanno le vere indagini di polizia nella società impastata di ingiustizia: quando il successo del poliziotto migliore, che svela le circostanze e le cause reali, coincide sempre, inevitabile, con il suo stesso fallimento morale. In "Terroristi" tutti questi motivi diversi – l’avventura, la denuncia sociale, l’inquietudine morale, una certa satira di costume dei potenti – risaltano in esplicito rilievo. Giunto all’apice della carriera, Martin Beck deve affrontare, di fatto contemporaneamente, più casi insieme. L’omicidio di un regista pornografico e imprenditore del vizio. Una strana rapina commessa, a detta dello sbrigativo procuratore, da una ragazza madre fuoriuscita da un mondo incantato. E infine, vicenda principale, l’attentato terroristico progettato contro un potente senatore americano in visita. Come negli altri romanzi della serie, la vicenda inquadra, uno o due protagonisti principali accanto al capo Martin Beck. La ribalta è di Gunvald Larsson, un gigante biondo di due metri, dai modi liberi e arroganti del rampollo di famiglia privilegiata, il quale vuol farsi perdonare le sue origini socialmente dorate. Lo ispira un desiderio di giustizia di specie quasi angelica. Su di lui si catalizza lo stress della caccia al killer e al ticchettio della sua bomba. Una corsa contro il tempo ad altissima tensione, accentuata dal contrasto, sullo sfondo, con il ritmo placido dell’ordinaria ingiustizia che mastica innocenti colpevoli.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - Un assassino di troppo


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

Un assassino di troppo

Polismördaren, 1974

serie Martin Beck

# 9

 

Sellerio, 2005

 

In un paese della Scania, la regione meridionale della Svezia, caratteristica per i villaggi di pescatori convertiti in graziose stazioni balneari, una donna scompare, e viene poi ritrovata uccisa. Era un tipo del tutto normale, nell’aspetto come nella vita, e l’omicidio presenta tutti i particolari del delitto a sfondo sessuale, per di più compiuto da qualcuno che la conosceva bene. Martin Beck, commissario capo della squadra omicidi di Stoccolma, indaga, nella provincia sonnolenta. Lo coadiuvano il suo vecchio amico Kollberg, e uno strano poliziotto locale, dalla simpatia contagiosa e dal sereno anticonformismo. Tutto indica banalmente la colpevolezza di un uomo, solitario e introverso, già condannato per un altro caso simile, risolto anni prima dallo stesso Beck. Nel frattempo, nel corso di una sparatoria avvenuta nella stessa regione, un poliziotto trova la morte. E le due inchieste, sull’omicidio e sulla sparatoria, si intrecciano, più che altro per lo sfondo in cui si incontrano (una stampa scandalistica scatenata nella caccia ai colpevoli, gli alti comandi interessati soprattutto alle soluzioni politicamente più comode, l’indifferenza della gente intorno, pigra e disperata). E per l’influenza che esercitano sullo scetticismo consumato dei tre detective, privi oramai di qualsiasi fiducia nella polizia e nei suoi scopi sociali. I coniugi Maj Sjöwall e Per Wahlöö, i più famosi giallisti nordici, scrissero la serie di Martin Beck, a cavallo tra i Sessanta e i Settanta (la prima inchiesta di questo commissario senza fretta, "Roseanna", è stata pubblicata in questa collana e di "Un assassino di troppo" costituisce l’antecedente). Accanto allo svolgersi dell’indagine, seguita con particolare realismo, e con sensibilità verso i caratteri e le vicende personali dei protagonisti, i due autori miravano a uno scopo dichiarato di critica ossia a denudare il carattere paranoico dei metodi polizieschi, la pervasiva presenza in una società, autodefinitasi del benessere, che invece, con questo retorico pretesto, finiva col fondarsi sulla normalizzazione e il controllo diffuso. Un contesto in cui la polizia giocava un ruolo prezioso, più che di tutori dell’ordine, di gestori del disordine.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - La camera chiusa


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

La camera chiusa

Det slutna rummet, 1972

serie Martin Beck

# 1

 

Sellerio, 2016

 

È una giornata assolata a Stoccolma e in una banca del centro riesce una rapina solitaria. Autore, sembra, una donna giovane. Questa, in fuga con il ricco bottino, ha fulminato con un colpo di pistola il solito che cercava di fare l’eroe. «Bulldozer» Olsson, entusiasta ed accanito procuratore, è sicuro che il colpo sia parte di un elaborato piano criminoso. Dietro questa ipotesi sguinzaglia la squadra speciale. Lo stesso giorno, Martin Beck, appena uscito da una lunga convalescenza e moralmente a pezzi come il suo matrimonio, da solo, senza i suoi, inizia a indagare su uno strano fatto. Un cadavere è stato rinvenuto in un monolocale: un anziano indigente, una pallottola gli ha spaccato il cuore. La camera è internamente chiusa, e il caso si avvia ad essere frettolosamente archiviato come suicidio; ma allora, dov’è l’arma? Metodico, implacabile e triste, mentre gli altri elaborano trappole clamorose, Martin affronta l’enigma da camera chiusa. Nessuno crederebbe che la rapina e il cadavere misterioso siano le due facce dello stesso imbroglio. Solo lui e forse perché si sente anch’egli dentro una camera chiusa. Per chi volesse conoscere cosa sia davvero «il poliziesco procedurale» e perché Sjöwall e Wahlöö ne sono considerati il re e la regina, questo nuovo romanzo della serie è la lettura adatta. C’è il coro rumoroso dei poliziotti, con le loro capricciose personalità; c’è la galleria variegata dei personaggi; e c’è la razionalità di un’indagine dalla logica metodica. Ma dominano soprattutto le combinazioni impreviste prodotte dal fattore umano e la capacità del commissario di entrare nel cuore di esistenze quotidiane. E tra le righe, la frusta, sempre ironica e pietosa, della denuncia sociale di questi celebrati fondatori di un genere, convinti in modo conseguente che, insomma, svaligiare una banca sia un crimine meno grave che fondarla.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - L'uomo sul tetto


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

L'uomo sul tetto

Den vedervärdige mannen från Säffle, 1971

serie Martin Beck

# 7

 

Sellerio, 2010

 

Una delle caratteristiche del ciclo di Martin Beck, con cui gli scandinavi Maj Sjöwall e Per Wahlöö hanno iniziato il poliziesco procedurale, è che gli attori di questa commedia umana in chiave criminale invecchiano in tempo reale. Per esempio, in questo romanzo, la figlia del commissario, che abbiamo conosciuto bambina alcuni romanzi prima, adesso, è una giovane capace di dare influenti consigli al padre. È questo uno degli effetti con cui gli autori intendevano conferire più oggettività alla loro creazione, per uno scopo dichiarato: «Molte persone forse credono che i nostri libri siano dei cosiddetti gialli. Quello a cui in realtà stiamo lavorando è una seria indagine sociologica sulle relazioni dei poliziotti con i loro compagni di società. E lo facciamo insieme perché la materia è tanto vasta e perché non possiamo produrre uno studio corretto se non lo affrontiamo da diversi punti di vista. In questo caso quello dell’uomo e della donna». Eppure a leggere oggi questi «romanzi su un crimine» (così il sottotitolo ricorrente), un senso di pessimismo domina sulla sociologia, un profondo scetticismo sulle ragioni del cosiddetto «ordine pubblico». Sjöwall e Wahlöö danno corpo narrativo a una generale riflessione sulla funzione della violenza sociale, sui cambiamenti che essa induce in chi vi è esposto, come poliziotto, come criminale o come vittima; una riflessione capace di insistere, oltre che sulle circostanze sociali, sui sottili meccanismi psicologici. Ed è questo che ha fatto del ciclo di Martin Beck un riferimento classico dell’attuale romanzo criminale, riconosciuto da tutti. "L’uomo sul tetto" è l’inchiesta sull’omicidio, avvenuto tramite un colpo di baionetta mentre era ricoverato in ospedale, di un alto papavero della polizia, uomo crudele e violento, le cui malefatte si vanno scoprendo più efferate ed intricate del previsto; si conclude con una vendetta di sangue, piena di caos e simbolismo, contro il corpo di polizia: una vetta di realismo, di suspense e di pietà insieme, da parte di chi sapeva bene come le città capitalistiche di cui parlavano siano dei perfetti teatri naturali per il crimine.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - Omicidio al Savoy


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

Omicidio al Savoy

Polis, polis, potatismos!, 1970

serie Martin Beck

# 6

 

Sellerio, 2008

 

Alle origini del poliziesco cosiddetto procedurale, che ha avuto un lungo seguito di epigoni e grandi prosecutori, sono riconosciuti i dieci romanzi del commissario della polizia criminale di Stoccolma Martin Beck, una serie ideata nella seconda metà degli anni Sessanta da una coppia di coniugi svedesi. I polizieschi procedurali raccontano l’inchiesta da dietro le spalle degli agenti che la conducono, ma i romanzi di Sjöwall e Wahlöö offrono una originalità: i poliziotti, con le loro diverse idee, con le loro diverse storie esperienze e frustrazioni, sono il tramite per una critica spietata della società neocapitalistica (che i due autori, socialisti di sinistra, non amavano affatto). Il risultato narrativo è un realismo molto mosso e di notevole freschezza, che ha reso maestri celebrati i due autori, e i loro romanzi un modello da seguire: non c’è personaggio – è stato detto dai critici – che non sembri vivere di vita autonoma. I poliziotti che formano la squadra, vero protagonista collettivo oltre lo stesso Martin Beck, hanno forti opinioni e caratteri, invecchiano e cambiano nel corso degli anni, rendendosi ciascuno familiare al lettore. In "Omicidio al Savoy", Viktor Palmgren viene ucciso, durante un brindisi nel lussuoso ristorante di un grande albergo, da un individuo che riesce a restare irriconoscibile e confuso a tutti i presenti, nonostante la spettacolarità del delitto. La vittima era, in vita, un magnate, proprietario di svariate aziende e speculatore finanziario. Su di lui giravano voci poco edificanti, di prosperi affari con governi carogna che non potevano piacere ai giovani contestatori. Da cui la pista del delitto politico esemplare da parte di estremisti, che Martin è invitato a seguire, con ogni raccomandazione di prudenza, dai massimi gradi del comando poliziesco e governativo. Il detective, con l’aiuto del solito Kollberg, lo scettico poliziotto che odia i metodi della polizia, e degli altri nuovi e vecchi della squadra, scopre un’altra traccia, che lo proietta verso una verità più modesta e triste.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - L'autopompa fantasma


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

L'autopompa fantasma

Brandbilen som försvann, 1969

serie Martin Beck

# 5

 

Sellerio, 2008

 

Henning Mankell, il grande giallista scandinavo, dei suoi riconosciuti maestri, ha scritto: «Il decalogo sul commissario svedese Martin Beck, creato da Maj Sjöwall e Per Wahlöö negli anni Sessanta e Settanta, è ormai un classico del poliziesco. Gli autori hanno cambiato il genere. E chi scrive polizieschi dopo questi romanzi si ispira a loro in un modo o nell’altro». E quanto sia appropriato questo giudizio, si riconosce nell’esame sullo scenario del delitto su cui si apre questo romanzo. È un incendio, che infiamma come uno zolfanello un’intera palazzina, già posta sotto osservazione dalla polizia, in cui periscono assieme innocenti e sospettati, nonostante l’eroico sforzo di un agente. Su questo teatro del crimine, nei tempi lunghi di un vera indagine poliziesca, passa il setaccio dell’esame scientifico dei reperti e intanto cala la rete delle ipotesi investigative. E il tutto si dipana in una tensione narrativa davvero classica, rispetto ai ritmi ansiosi cui ci ha abituato oggi il genere dei polizieschi di indagine: perché la logica medico legale è parte preminente ma non ossessiva di un insieme in cui si aggregano il realismo dei caratteri degli investigatori e degli scenari sociali, l’interesse umano per i personaggi, anche quelli periferici e secondari, ciascuno scolpito nei suoi lineamenti psicologici e somatici proprio come farebbe un professionista. È scartata l’ipotesi dell’incidente, e l’indagine si avvia seguendo la traccia di un’autopompa attesa e mai sopraggiunta, della strana telefonata che ha depistato – volontariamente, involontariamente? – i soccorsi, fino a scoprire che l’incendio copre tre morti ciascuna da decifrare. Il caso dell’autopompa fantasma, il quinto dei dieci romanzi con Martin Beck, è particolareggiato e complesso, come gli altri della serie, analitico e non sintetico, con schegge e segmenti di indagine che si accumulano o si sperdono, con una squadra di singoli investigatori che collaborano o si ostacolano o che competono, in una vicenda che sembra non riuscire a finire finché tutto si sistema rapidamente, un po’ per la tenacia, un po’ per il caso, un po’ per il metodo. Visto che scopo dichiarato dei classici Sjöwall e Wahlöö non era eccitare la fantasia per il sensazionale, ma mostrare un pezzo della sfaccettata realtà.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - L'uomo al balcone


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

L'uomo al balcone

Mannen på balkongen, 1967

serie Martin Beck

# 3

 

Sellerio, 2006

 

Stoccolma è sconvolta da una serie di omicidi a sfondo sessuale. Le vittime sono delle bambine innocenti, adescate mentre giocano nei parchi della città. I pochi testimoni le hanno viste intrattenersi amichevolmente con un uomo. Evidentemente l’assassino riesce a guadagnare la loro fiducia. Il commissario capo della polizia di Stoccolma Martin Beck coordina la squadra degli investigatori tra intuizioni e problemi personali dei suoi uomini, e le incertezze e i ricordi suoi propri. Beck, come diceva Maigret di se stesso, «non pensa mai»; segue tenace e pesante le tracce che il lavoro gli porge: il lavoro di strada, sui testimoni fortuiti e distratti, sugli ambienti che si riesce a circoscrivere. E aspetta che qualcosa succeda nell’inchiesta: ed è questo, aspettare, la sua abilità principale; insieme alla memoria. Magari qualcosa a cui nessuno aveva badato all’inizio che si connette a un nuovo indizio. Questa terza inchiesta di Martin Beck, dopo i casi narrati in Roseanna e Un assassino di troppo, fu scritta nel 1967. Siamo dunque all’origine del noir scandinavo, con la sua storia iniziata proprio dalla coppia Sjöwall-Wahlöö negli anni Sessanta, sicuri capostipiti del successo, oggi, di Mankell. Un sottogenere a suo modo autonomo, la cui riconoscibilità deriva verosimilmente dal contrasto che lo anima. Abbiamo una società ordinata e pulita, dentro cui il crimine taglia profondamente come la lama che affonda nel burro. Delitti gelidi e solitari, del tutto superflui, compiuti da killer confusi nell’anonimato di una vita in apparenza irreprensibile e uguale alle altre, che sollevano perciò domande angosciose e poco pratiche. In cui il difficile non è tanto trovare il disegno di una logica psicotica o maligna, quanto riuscire a intravedere quella differenza, quella crepa in una superficie sociale omogenea che riesca ad avviare la pista. E i detective sono antieroi, che non vedono l’ora della pensione; e cercano come si cerca la polvere sotto i tappeti di una casa ossessivamente pulita con la frustrazione di essere i soli a conoscerne la presenza. Navigatori di un malessere opaco e diffuso.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - L'uomo che andò in fumo


 



Maj Sjöwall & Per Wahlöö

L'uomo che andò in fumo

Mannen som gick upp i rök, 1966

serie Martin Beck

# 2

 

Sellerio, 2009

 

Martin Beck – il commissario della polizia di Stoccolma, della serie, creata dalla coppia Sjöwall-Wahlöö, che gli storici del giallo pongono all’origine dell’attuale poliziesco di genere procedurale – è chiamato a indagare sulla scomparsa di un uomo. Alf Matsson è sparito senza lasciare tracce. È, o era, un giornalista di successo: brutto personaggio, alcolista e attaccabrighe, nessuno rimpiangerebbe la sua presenza o si meraviglierebbe che stesse smaltendo la sbornia in qualche tana. Ma il direttore del giornale dove lavora minaccia un caso internazionale perché l’ultima volta è stato localizzato a Budapest, oltrecortina, ed è lì che Matsson sembra essere svanito. Perciò Beck è convocato in via riservata proprio mentre è in procinto di partire per le vacanze estive, per raggiungere moglie e figli. Il commissario, che rifiuta per metodo ogni ipotesi preconcetta e ogni partito preso, segue due piste diverse e successive, serpeggianti dentro il sottomondo frequentato dal giornalista (un gruppo di colleghi compagni di bevute e fracassoni, e un terzetto equivoco di trafficanti), prima a Budapest e poi di ritorno in Svezia. Si lascia prendere dalla solita routine del suo metodico lavoro di squadra, con un poliziotto ungherese, Vilmos Szluka, con cui scatta una silenziosa simpatia, e con il collega e amico fraterno Kollberg, intelligente ipercritico e lamentoso. Alla fine è la cura dei dettagli, il passare e ripassare i particolari, a farlo inciampare nell’indizio che smentisce tutti gli altri e guida a una soluzione, sul caso dell’uomo in fumo, come sempre, tutt’altro che romantica o clamorosa. In questo paziente procedere, attraverso piccole rivelazioni che si allineano in fila regolare fino alla rivelazione finale, i due autori lo seguono passo passo, nel loro stile che ha fatto scuola, costituito da un’attenzione politicamente orientata per la vita sociale dei criminali e da una curiosità archivistica per le biografie personali dei poliziotti. Uno stile che i lettori che già conoscono la serie di Beck sanno diretto da due scopi narrativi: rappresentare in modo molto realistico come si svolge un’indagine di polizia, e scavare nelle vere cause sociali di quella particolare forma di infelicità che si chiama delitto.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - Il poliziotto che ride


 

Vincitore

1971

Maj Sjöwall & Per Wahlöö

Il poliziotto che ride

Den skrattande polisen

serie Martin Beck

# 4

 

Sellerio, 2007

 

Secondo il parere del maestro del giallo nordico Henning Mankell: «Chi scrive polizieschi dopo questi romanzi, si ispira a loro, in un modo o nell’altro». «Loro» sono Maj Sjöwall e Per Wahlöö che in dieci anni, dal 1965 al 1975, hanno composto il «Decalogo dell’Ispettore Martin Beck», ovvero i dieci romanzi, uno per anno, con le inchieste della squadra omicidi di Stoccolma. Ponendoli tra i capostipiti, Mankell probabilmente mette in rilievo quanto sia riduttivo considerarli solo massimi esponenti di una giallistica inevitabilmente provinciale come quella scandinava o, ancor di più, qualificarli come i creatori del «Maigret svedese». In Beck c’è assai poco della maniera maigrettiana, o di qualunque maniera, e del metodo-non metodico (il celebre annusare) del commissario di Simenon. E non perché Beck non abbia una personalità, o perché il lettore non sia portato a simpatizzare con lui; ma perché al contrario possiede una personalità variegata, cangiante col tempo, fatta di io diversi, come lo sono le personalità vere. Ed è interessante che il capo e la sua squadra facciano carriera e cambino, desideri prospettive e situazioni individuali, nei dieci anni in cui si svolge il «decalogo». Essi non sono simboli o miti, sono personaggi: poliziotti che indagano, ciascuno con le sue ordinarie e perciò uniche qualità, su individui che anche se dicono solo una parola sono sempre ingegnosamente personificati ma mai inumani. Per questo Mankell considera i due svedesi come coloro che «hanno creato un genere», come «un classico del poliziesco». Quel genere poliziesco attuale, che rispetta la procedura investigativa quotidiana, racconta un’inchiesta come una cronaca che contemporaneamente rappresenta la società. Per Beck, per il disilluso Kollberg, per il semplice Rönn, e per tutti gli altri poliziotti della squadra un caso non è mai un enigma: è complesso, risolverlo significa riuscire a mettere tutti i tasselli a posto, trasformando intuizioni in indizi e gli indizi in prove. "Il poliziotto che ride" è il quarto romanzo del «decalogo»: un massacro su un autobus che sembra, oggi diremmo, terrorismo, con dentro un giovane poliziotto ucciso. Chi è stato ucciso veramente? Un delitto, pare a sfondo sessuale, mette sulle tracce che il giovane agente seguiva.

 


Maj Sjöwall & Per Wahlöö - Martin Beck